Giustino fa il cappotto al centrodestra: il campo largo si prende Afragola

Ad Afragola si profila una svolta politica destinata a lasciare il segno. Gennaro Giustino, sostenuto dalla coalizione di centrosinistra, è ha conquistato fascia tricolore dopo uno scrutinio che ha evidenziato un vantaggio sempre più netto sulla candidata del centrodestra Alessandra Iroso.

Con il passare delle ore, infatti, il distacco tra i due candidati si è consolidato fino a sfiorare i venti punti percentuali, un dato che fotografa una vera e propria débâcle per il centrodestra cittadino. Nonostante il sostegno di ben dieci liste e l’appoggio di esponenti storici dell’area moderata locale, la coalizione non è riuscita a contenere l’avanzata del cosiddetto campo largo guidato da Giustino.

I primi dati raccontano di una città che ha scelto di voltare pagina dopo anni di equilibri politici differenti. Il risultato rappresenta anche un duro colpo per i riferimenti politici del centrodestra afragolese e per la parlamentare Pina Castiello, da anni tra i volti principali dell’area conservatrice sul territorio.

Dalle proiezioni emergono già anche le prime indicazioni sulla composizione del futuro consiglio comunale. La lista più votata risulterebbe “A Testa Alta”, che avrebbe raccolto un consenso particolarmente significativo. Subito dietro si piazza il Partito Democratico, altro protagonista della vittoria della coalizione progressista.

In città il clima è quello delle grandi occasioni per i sostenitori di Giustino, mentre nel centrodestra si apre inevitabilmente una fase di riflessione dopo un risultato considerato da molti inatteso nelle proporzioni.

Adesso resta da attendere soltanto i dati ufficiali definitivi e la distribuzione dei seggi, ma ad Afragola il quadro politico appare già profondamente cambiato.

Il dottore si prende la rivincita: Raimo è il nuovo sindaco di San Vitaliano

PASQUALE RAIMO È IL NUOVO SINDACO DI SAN VITALIANO: RIBALTATO IL RISULTATO DEL 2023
 

«Ho visto un post su Instagram e ho deciso di provarci»: Fabio, 21 anni, dalla formazione ITS ACADEMY TEC MOS al lavoro con Alstom

A 21 anni lavora a Foggia con Alstom Service Italia nel deposito Trenitalia. «Non sapevo nemmeno cosa fosse uno schema elettrico, oggi ho due abilitazioni e una proposta di contratto a tempo indeterminato» Prosegue il viaggio tra le storie di chi ha trasformato la formazione tecnica in una strada concreta verso il lavoro. Dopo i racconti di Gennaro Berlingieri e Dalila Saetta, il percorso dentro ITS Academy TEC MOS incrocia questa volta la storia di Fabio Sergi, 21 anni, nato a Napoli, oggi impegnato a Foggia nel deposito ferroviario Trenitalia con Alstom Service Italia. È una storia che comincia in modo molto contemporaneo: non davanti a uno sportello, non con un manifesto attaccato a un muro, ma scorrendo Instagram. Fabio aveva da poco concluso il diploma in Relazioni internazionali per il marketing e, come molti ragazzi in quella fase sospesa tra “e adesso?” e “vediamo che succede”, cercava una direzione. Poi, tra un contenuto e l’altro, compare un post su un corso di formazione nell’ambito ferroviario. «Stavo girovagando su Instagram, come facciamo tutti oggi, quando mi uscì un post che parlava della possibilità di partecipare a un corso di formazione nel settore ferroviario. Erano passati pochi mesi dal diploma e decisi di provarci. Mi dissi: sicuramente non mi farà male», racconta Fabio. La scelta, però, non era scontata. Il suo percorso scolastico non aveva nulla di tecnico in senso stretto. Ragioneria, diritto internazionale, marketing: un mondo apparentemente lontano da elettrotecnica, rotabili, circuiti e manutenzione ferroviaria. E infatti il primo pensiero fu quello di molti: sarò all’altezza? «La mia preoccupazione era proprio questa. Venivo da una scuola di ragioneria e diritto internazionale e pensavo che avrei trovato parecchie difficoltà. Non sapevo neanche dell’esistenza di uno schema elettrico. Però a casa il fai da te non era così raro, quindi un minimo di manualità c’era. Mi sono detto: proviamo». A dicembre 2023 inizia il corso con ITS Academy TEC MOS a Maddaloni. La prima parte è dedicata alle materie scientifiche: elettrotecnica, matematica, fisica, informatica. Poi arrivano le lezioni più specifiche, teoriche e pratiche, sugli organi di sicurezza dei rotabili. È lì che le formule cominciano a perdere quell’aria minacciosa da interrogazione scolastica e diventano qualcosa di concreto. «All’inizio vedi numeri, formule, schemi e pensi: va bene, ma tutto questo a cosa serve? Poi, quando cominci a entrare nella parte pratica, capisci. Le lezioni erano tenute anche da ingegneri provenienti da diverse aziende: prima teoria con presentazioni e lavagna digitale, poi attività pratiche nei depositi. Da quel momento ho iniziato a capire davvero il senso di quello che stavo studiando». Nel racconto di Fabio c’è un passaggio che resta impresso: l’ingresso negli impianti aziendali. La formazione, nel modello ITS, non resta chiusa in aula. Si misura con luoghi veri, procedure vere, tecnici veri. Ed è proprio lì che qualcosa si accende. «Spoiler: da lì in poi ho iniziato a puntare ad Alstom. Se parteciperete al corso capirete il perché nel momento esatto in cui entrerete nel loro impianto. È spettacolare», dice con entusiasmo. Dopo le lezioni arriva il momento dello stage. Fabio sceglie una strada diversa rispetto agli altri compagni di corso: lascia la Campania e va a Foggia. Una decisione non banale, soprattutto a vent’anni, ma cercata con lucidità. «Sono stato l’unico del corso a decidere di andare fuori regione. L’ho fatto perché volevo uscire dalla mia comfort zone, volevo una sfida in più. Ho iniziato lo stage con Alstom Service Italia il 3 marzo 2025 nel deposito ferroviario Trenitalia di Foggia. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tantissimo». Lo stage dura circa sei mesi, 800 ore di formazione sul campo. Nel deposito Fabio entra in contatto con due tipologie di rotabili, ETR104 2.0 e DMU. All’inizio non può operare direttamente sui mezzi, perché nel settore ferroviario le abilitazioni sono un passaggio fondamentale. Ma osserva, affianca, aiuta, assorbe. E anche questo, nel suo percorso, diventa apprendimento. «Durante lo stage non potevo intervenire direttamente sul rotabile perché non avevo ancora le abilitazioni ferroviarie, una parola che sentirete spesso se farete questo percorso. Però aiutavo il team in tutto quello che potevo e soprattutto osservavo. Guardavo qualsiasi cosa facessero sul rotabile. È stato fondamentale». Poi arriva una data che Fabio ricorda con precisione: 17 luglio. Alstom Service Italia gli propone un contratto a tempo determinato di un anno con agenzia interinale, tramite Gi Group. Un primo traguardo vero, arrivato poco dopo l’esperienza formativa. «Il 17 luglio me lo ricordo ancora. Alstom mi ha proposto un contratto di un anno. Oggi ho due abilitazioni, porte e trazione-repulsione, e sto per studiare circuiti elettrici e impianto pneumatico-freno. Da poco ho ricevuto anche una proposta di contratto a tempo indeterminato con Gi Group per conto di Alstom Service». Oggi Fabio lavora con il suo team soprattutto su interventi di manutenzione correttiva e modifiche. Un mestiere tecnico, impegnativo, in cui la giornata non è mai uguale alla precedente. Ed è proprio questa variabilità, questa necessità continua di capire, intervenire, risolvere, a piacergli di più. «Ogni giorno è diverso, e adoro questo lavoro soprattutto per questo. Trovi ostacoli, certo. Ma il bello è trovare il modo di superarli. È così nel corso, è così nel lavoro, è così nella vita». A chi oggi sta valutando se iscriversi a un percorso con ITS Academy TEC MOS, Fabio manda un messaggio diretto, senza troppi giri di parole. «Ragazzi, provateci. Non fermatevi davanti a un ostacolo. Io mi sono messo in gioco in tutto e per tutto e grazie al corso, ma soprattutto alla voglia di fare, sono arrivato dove sono ora. E non ci sono arrivato a 30 o 40 anni, ma a 21. Ho conosciuto persone che mi hanno cambiato il modo di vedere le cose, e la cosa che mi elettrizza di più è sapere che continuerò a conoscerne di nuove. Servono impegno e dedizione, questo è chiaro. Ma se trovate un ostacolo, il bello è imparare a superarlo. Mettetevi in gioco».   Vedi anche   https://www.ilmediano.com/studiare-formarsi-lavorare-il-percorso-che-porta-alloccupazione-speciale-its-academy-tec-mos/   https://www.ilmediano.com/dalla-formazione-al-contratto-in-eav-il-viaggio-di-gennaro-con-its-academy-tec-mos/   https://www.ilmediano.com/cosi-ho-trasformato-la-formazione-in-lavoro-il-percorso-di-dalila-con-its-academy-tec-mos/

Marigliano, indagini sulle cappelle gentilizie: estumulazione e tre indagati nell’inchiesta

Dopo il dissequestro disposto sulle cappelle gentilizie del cimitero comunale di Marigliano, proseguono le indagini legate agli sfiati e alle condotte per i gas ritenute abusive. Gli accertamenti effettuati dall’ufficio tecnico comunale avrebbero confermato diverse irregolarità nella realizzazione delle tubazioni di aerazione installate all’interno delle strutture funerarie.

Secondo quanto emerso dalle verifiche, alcune condotte sarebbero state realizzate in violazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria e senza il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa vigente. Proprio per questo motivo il Comune starebbe predisponendo una serie di provvedimenti amministrativi e sanzioni considerate particolarmente pesanti nei confronti dei responsabili.

Il comando della polizia locale avrebbe già trasmesso una dettagliata informativa al sindaco e agli uffici tecnici competenti, chiedendo l’adozione di un’ordinanza finalizzata alla rimozione e all’abbattimento delle tubazioni giudicate irregolari. L’obiettivo dichiarato è quello di ripristinare le condizioni di sicurezza e legalità all’interno dell’area cimiteriale.

Ma l’inchiesta non si fermerebbe soltanto agli sfiati abusivi. Gli investigatori stanno infatti approfondendo anche la posizione di alcune nuove cappelle gentilizie e dei relativi permessi a costruire rilasciati negli ultimi anni, per verificare eventuali anomalie o autorizzazioni non conformi.

Nel frattempo, nella giornata di domani, è prevista anche l’estumulazione di una salma nell’ambito di un altro filone investigativo già sfociato in un sequestro convalidato dall’autorità giudiziaria. L’indagine, che al momento vedrebbe tre persone indagate, avrebbe acceso i riflettori sulle dinamiche legate alla gestione del cimitero comunale.

Massimo il riserbo da parte degli inquirenti, mentre la polizia locale continua il lavoro di controllo e verifica per riportare piena legalità nell’area cimiteriale di Marigliano.

Undici tessere elettorali nel sottosella: scatta denuncia per corruzione elettorale

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Un controllo dei Carabinieri nei pressi di un seggio elettorale di Mugnano di Napoli ha portato alla denuncia di un 49enne accusato di corruzione elettorale. L’uomo, un operatore ecologico già noto alle forze dell’ordine, sarebbe stato sorpreso dopo uno scambio ritenuto sospetto avvenuto all’esterno della struttura di voto di via Cristoforo Colombo.

Secondo quanto emerso, i militari della sezione operativa di Marano e della stazione di Mugnano stavano monitorando l’area quando hanno notato un uomo consegnare una tessera elettorale ad un’altra persona. Un gesto che ha immediatamente attirato l’attenzione dei Carabinieri, intervenuti poco dopo per bloccare il 49enne mentre tentava di allontanarsi a bordo del proprio scooter.

Durante la perquisizione del mezzo è stata fatta la scoperta: nel sottosella erano custodite undici tessere elettorali intestate a cittadini residenti a Mugnano. Insieme ai documenti sono stati trovati anche alcuni volantini riportanti il fac-simile della scheda elettorale con preferenze già espresse, materiale che gli investigatori ritengono possa essere stato utilizzato come indicazione di voto.

Tutto è stato sequestrato per gli accertamenti del caso mentre per il 49enne è scattata la denuncia all’autorità giudiziaria. Gli investigatori stanno ora cercando di chiarire il contesto della vicenda e verificare se vi siano altre persone coinvolte.

L’operazione rientra nei controlli predisposti dalle forze dell’ordine per garantire il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali e prevenire eventuali irregolarità nei pressi dei seggi. A Mugnano l’episodio ha subito fatto discutere, soprattutto per il numero di tessere rinvenute nel mezzo dell’uomo fermato.

“Cristo e la processione degli umili”: a Portici arte e fotografia dialogano sulla misericordia

Dal 30 maggio al 5 giugno la Cappella di Palazzo Pennese, ospiterà la mostra nata dalla collaborazione tra Giancarlo Brugnano ed Enrico Ventrosini. L’esposizione prende ispirazione da una riflessione del professor Massimo Recalcati sul Cristo “contro il sacrificio”, capace di anteporre la misericordia alla sofferenza rituale e al formalismo religioso. Da questa visione prende forma un percorso artistico che intreccia spiritualità, memoria e attenzione verso gli ultimi.
Le installazioni e i dipinti di Brugnano, dedicati ai momenti della Passione e della Resurrezione, si affiancano agli scatti fotografici di Ventrosini, che raccontano processioni, riti popolari, volti segnati dal tempo e figure ai margini della società. Le immagini dedicate alla Processione Bianca dell’Addolorata di Sorrento, ai riti settennali di Guardia Sanframondi e agli “invisibili” delle periferie urbane trasformano la fragilità umana in racconto collettivo. Opere come “La Derisione”, “La Flagellazione”, “La Crocifissione” e “La Resurrezione” propongono una lettura contemporanea del dolore e della redenzione, attraverso un linguaggio essenziale ma fortemente evocativo.
Anche il luogo scelto per la mostra assume un significato preciso. La Cappella di Palazzo Pennese non fa semplicemente da cornice all’esposizione, ma diventa parte integrante del messaggio artistico: uno spazio in cui arte, coscienza e spiritualità si incontrano, richiamando le parole evangeliche che, attraverso il profeta Osea, pongono la misericordia al centro dell’esperienza umana. Più che offrire risposte, la mostra invita il visitatore a interrogarsi sul senso del dolore, della compassione e della dignità degli ultimi in una società spesso distratta dalle fragilità umane.
L’inaugurazione è prevista il 30 maggio alle ore 18.00. La mostra sarà visitabile fino al 5 giugno presso la Cappella di Palazzo Pennese, in via Vittorio Emanuele a Portici, con apertura sia mattutina (9:30-13:00) che pomeridiana (16:30-19:30).
(fonte foto: rete internet)
 

Somma Vesuviana. Carlo Petrini, il Vesuvio e la battaglia per i prodotti della nostra terra

Bene ha fatto Il Mediano, attraverso la firma del caro Luigi Jovino, ad occuparsi della morte di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. Ma non posso far passare l’occasione della triste perdita di  Petrini, senza una testimonianza diretta dell’incidenza su Somma della sua grande opera rivoluzionaria. Da sostenitore Slow Food ne sento il dovere morale.     Pochi sanno infatti che due dei tre prodotti agricoli tipici del nostro territorio hanno avuto a che fare, ed ha ancora a che fare uno (l’albicocca vesuviana), con l’associazione internazionale. In primis il pomodorino del piennolo del Vesuvio. La relativa DOP è nata in casa Slow Food. Erano i tempi della nascita dell’Arca dei Presidi con cui Carlo Petrini cominciò la sua grande opera di tutela e valorizzazione delle piccole produzioni agricole di nicchia in fase di estinzione, in Italia ma poi in tutto il mondo. Aveva cominciato con l’ormai famosissimo lardo di Colonnata e le meno famose pesche insacchettate di Leonforte. Slow Food aveva già conosciuto i pomodorini del Vesuvio attraverso l’attivismo dell’assessore  provinciale Tommaso Sodano  che, nel 2000 pare, “costrinse” qualche produttore locale a partecipare al Salone del Gusto di Torino.   E quando la Condotta Vesuviana fu investita dagli input di provenienza piemontese i soci misero in cantiere i lavori per il pomodorino e le albicocche. I primissimi incontri si fecero all’agriturismo “Bel Vesuvio In” a San Sebastiano al Vesuvio con appena cinque presenze. Erano gli anni 2002/2004.  Per il pomodorino del Vesuvio le cose furono relativamente facili. Nessuno ci credeva e quindi fu comodo per i promotori arrivare al dunque ed addirittura  cominciare a lavorare sulla DOP che puntualmente fu approvata (2009).   Per le albicocche, invece, cominciati i primi incontri, sempre i soliti cinque scatenati e appassionati componenti, cominciarono anche le “interferenze” delle categorie professionali che  volevano l’esclusiva genitura, non capendo neppure i sacrosanti principi culturali e liberali di Slow Food. E credendo di riuscire in proprio nella valorizzazione di un prodotto di grande pregio commerciale, ma anche necessario di doveroso sostegno culturale, intrapresero in solitaria, lo sgangherato e disastroso percorso della IGP. Infatti, dopo grandi proclami e affollatissime assemblee, ebbe una sonora bocciatura dagli organismi preposti (italiani ed europei). Pare fosse l’anno 2010. Fortunatamente proprio l’ anno scorso,  su iniziativa dei sommesi Angrisani e pochissimi altri, ci si è rimessi all’opera per una tardiva, ma pur sempre utile IGP, che pare ormai in dirittura di positiva approvazione. Comunque Slow Food, in questi anni terribili, tra virus, malattie, clima e abbandoni, ha garantito una validissima e provvidenziale tutela e sostegno di presidio della impareggiabile drupacea vesuviana.   E chi erano i cinque “pazzi” promotori dei prodotti vesuviani? Alcuni neppure agricoltori, ma erano quasi tutti di militanza “petriniana”. E stessa origine avevano i sempre pazzi promotori (tra cui Marino e Mosca) del Catalanesca IGP Monte Somma, subendo anche in questo caso le interferenze negative della grande produzione settoriale. Ma stavolta le cose andarono meglio arrivando al traguardo con pochi danni collaterali.   Ad onore del vero mai Slow Food ha rivendicato l’esclusività del successo ma i fatti non possono smentire la realtà di decenni di presenza nel vesuviano e di centinaia di iscritti a tutt’oggi (tra cui tanti sommesi). E rimane il fatto che una piccola comunità di produttori agricoli vesuviani nel 2004 furono invitati da Carlin Petrini e ospitati in quel di Torino da Slow Food per partecipare alla prima edizione di Terra Madre. Tra questi ricordiamo Luigi Feola, Aniello Iovino (agriturismo), Luigi Beneduce (fattoria didattica), io stesso, ecc. Lì trovarono Giovanni Marino (Casa Barone), Libera Feola ecc. insieme a migliaia di altri contadini provenienti da tutto il mondo e insieme al principe Carlo d’Inghilterra (contadino), alla scrittrice indiana Wandana Shiva al regista Ermanno Olmi e tanti altri noti, e non, per dare voce a chi di agricoltura viveva, per discutere di biodiversità, sostenibilità, clima ecc.   Come sempre solo il futuro ci svelerà la grande opera di riscatto sociale e culturale che Carlo Petrini con le sue intuizioni ha prodotto nelle sue Langhe, in Piemonte, in Italia (e anche da noi), nel mondo. Tra la tanta bella gente di quell’epopea d’oro di movimentismo in agricoltura manca però il nome del compianto concittadino prof Peppe Nota. Fu il primo responsabile della Condotta del Vesuvio. Nonché  amico della prima ora di Carlin Petrini. E’ stata una generazione, ormai in estinzione, di persone cresciute  con l’intento di lavorare al bene comune mettendo a repentaglio qualche volta anche i  bilanci familiari pur di riuscirci. Ma la cui militanza ed abnegazione ha contribuito a portare reali benefici di grande utilità pratica.

Somma Vesuviana, ottanta anni fa il primo Consiglio Comunale democratico

L’11 dicembre del 1946 si riunì il primo Consiglio comunale dopo le elezioni amministrative precedenti del 24 novembre: furono le prime elezioni cittadine democratiche dopo il ventennio fascista.  L’avv. Michele Pellegrino venne eletto primo sindaco della città dopo la nascita della Repubblica Italiana.        
Prof. Francesco Capuano
Il 5 aprile del 1945 fu una data fondamentale e importantissima per la città di Somma Vesuviana: il Prefetto di Napoli, Francesco Selvaggi, incaricato dal Governo militare alleato, nominò il prof. Francesco Capuano sindaco di Somma Vesuviana, su segnalazione del Comitato provinciale di liberazione di Napoli. Il professore Capuano era nato l’11 gennaio del 1896 a Somma Vesuviana in largo san Giorgio dal falegname Antonio e da Angiola D’Alessandro. Laureato in matematica, fu tra i fondatori della sezione del PSI, diventandone segretario. Somma Vesuviana, precedentemente, aveva affrontato crisi devastanti con la ritirata strategica dei tedeschi e con tanti figli morti e dispersi in guerra. All’indomani, infatti, della Seconda Guerra Mondiale e della caduta del fascismo, gli italiani furono chiamati alle urne il 2 giugno del 1946 per esprimere la propria scelta istituzionale. Monarchia o Repubblica? Gli elettori sommesi per l’occasione furono 8.861, i votanti 7.124, i voti validi 6.455. Le donne votarono per la prima volta.   La monarchia ottenne a Somma l’84,26% dei consensi con 5.439 voti, mentre la Repubblica ben 1.016 voti. L’Italia, in generale, si spaccò geograficamente, in quanto la monarchia ottenne un vastissimo successo in quasi tutte le regioni meridionali, mentre il Nord votò in massa per la Repubblica, che alla fine vinse a livello nazionale con il 54,27% dei voti. La scelta a favore della monarchia – spiega il compianto prof. Luciano Esposito – dimostrò sia un attaccamento forte all’Istituzione monarchica, a prescindere dalla dinastia che la rappresentava e dalle responsabilità che essa aveva avuto durante il fascismo, sia la volontà di preservare la stabilità degli assetti economici e sociali contro ogni ipotesi teorica o effettiva di pericoloso sovvertimento dell’ordine costituito [Esposito Luciano, La Somma di voti ed ex voti, Ed. Stampress srl, Somma Vesuviana, 2008, 20]. Per tanti, inoltre, più che di effettiva affezione ai Savoia, si trattò di dare anche uno schiaffo alla classe politica settentrionalista che marginalizzava il Sud da ormai ottant’anni e di un’espressione di protesta contro un Nord guidato da Milano che influenzava le scelte e decideva le sorti dell’Italia.   Nelle prime elezioni comunali, comunque, del 24 novembre del 1946 a Somma Vesuviana, i votanti furono 6.680 su 8.919 elettori, ma i voti validi furono solo 5.616. Il corpo elettorale fu diviso in 16 sezioni [Di Mauro A., Il Teatro, Tip. Fusco, Salerno, luglio 2006, 83]. Bisogna ricordare agli attenti lettori che le elezioni a suffragio strettamente censitario, per i soli uomini, furono abolite il 16 dicembre del 1918 all’indomani della fine della Grande Guerra. Quelle del 1946 furono le prime consultazioni a suffragio universale in cui, finalmente, tutti i cittadini maggiorenni, stavolta anche le donne, ebbero il diritto di voto. I consiglieri eletti, comunque, furono trenta.     Il blocco di destra, formato in parte dai monarchici e nostalgici del regime fascista, avanzò con ben 2.829 voti e 16 seggi. Il blocco bianco, il cosiddetto Scudo Crociato, prese 1.197 voti e 6 seggi, mentre il blocco rosso delle sinistre ottenne 1.590 voti e 8 seggi. L’11 dicembre del 1946 si insediò ufficialmente nella sala delle solite adunanze nell’ex convento di san Domenico, a termine di legge, il primo Consiglio Comunale sotto la presidenza del prof. Francesco Capuano, che, da sindaco uscente, dopo aver esaminato l’elenco dei proclamati eletti a consiglieri, dichiarò insediato il nuovo Consiglio ed ammise il consigliere più votato, Ciro Aliperta, nell’Ufficio di Presidente del Consiglio [Archivio Storico Somma Vesuviana, Fondo Deliberazioni Consiliari, Volume 23, 1 dicembre 1946 – 28 dicembre 1948]. Eccoli i nomi:

Aliperta Ciro fu Vincenzo

Testa Eugenio fu Carlo

Pellegrino Michele fu Natale

D’Avino Giuseppe fu Luigi

Feola Domenico fu Luigi

Di Sarno Pasquale di Amalio

Beneduce Ernesto fu Mariano

Secondulfo Vincenzo fu Pietro

Giova Vincenzo fu Enrico

Iovino Ludovico fu Giuseppe

Mocerino Carmine di Salvatore

D’Avino Federico fu Baldassarre

Rippa Antonio fu Giuseppe

Aliperta Luigi fu Michele

Terracciano Domenico fu Ciro

Carrella Paolino di Pasquale

De Lucia Michele di Tommaso

Piccolo Ciro fu Felice

Piccolo Pasquale fu Felice

Di Sarno Luca fu Domenico

Restaino Paolo Emilio fu Canio

Eccitato Pasquale di Enrico

De Vita Luigi fu Francesco

Cioffi Silvio di Antonio

De Stefano Luigi fu Francesco

Del Giudice Enrico fu Sabato

Ciampa Fausto di Giovanni

Piccolo Felice di Salvatore

Piccolo Felice fu Luigi

Angrisani Gennaro fu Paolino

   
Aliperta Ciro, consigliere più votato
All’epoca, la legge prevedeva che gli elettori scegliessero i componenti del Consiglio comunale, votandoli sulla base di liste di partito o movimento. I consiglieri, una volta insediati, avrebbero scelto il nuovo sindaco e gli assessori, sulla base di accordi politici tra i partiti che avrebbero costituito la maggioranza. Il sindaco poteva poi dimettersi – per ragioni personali oppure politiche – o essere sfiduciato dalla sua stessa maggioranza: a quel punto, il Consiglio comunale ne nominava un altro in base agli accordi tra le forze politiche. Tali modalità restarono sostanzialmente le stesse fino al 1993, anno che vide l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco e della nuova figura del presidente del Consiglio comunale. Il primo sindaco repubblicano, comunque, fu l’avvocato Michele Pellegrino fu Natale, eletto con 21 voti favorevoli. La prima Giunta, invece, eletta nella seduta del 15 dicembre di quell’anno, fu così formata: Iovino Ludovico (22 voti), Mocerino Carmine (21 voti), Aliperta Ciro (16 voti) e Di Sarno Luca (15 voti), eletti membri effettivi; mentre Aliperta Luigi (16 voti) e Piccolo Pasquale (12 voti) furono nominati membri supplenti.    
Avv. Michele Pellegrino, primo sindaco
I primi problemi di contrapposizione del consiglio comunale cominciarono a diventare più forti con le prime mozioni di sfiducia, che già all’epoca minarono definitivamente la stabilità amministrativa e gli equilibri politici tra la maggioranza e i gruppi di opposizione a partire dal 20 luglio del 1947, quando il sindaco Pellegrino per poter ricondurre in una atmosfera di serenità il Consiglio comunale ed offrire la possibilità di una più ampia intesa rassegnò le dimissioni con la consapevolezza di aver agito sempre con rettitudine e di aver servito con tutte le sue forze il paese nativo, formulando l’augurio più schietto per il benessere e la tranquillità della città. Le dimissioni di Pellegrino, comunque, si concretizzarono definitivamente il 5 maggio del 1948, travolto ormai dall’opposizione del consigliere/notaio Paolo Emilio Restaino, che diventò sindaco con 16 voti il 9 giugno successivo. Due anni dopo le contrapposizioni tra opposizione e maggioranza si ampliarono ancora di più: il 28 maggio del 1950, cadde anche Restaino e, con 12 voti, fu eletto sindaco il dott. Eugenio Testa. Furono solo pochi mesi di attività, poiché l’11 novembre del 1951 si dimise anche il dottor Testa. Venti giorni dopo, il primo dicembre, arrivò il primo commissario prefettizio della storia repubblicana nella persona del dott. Emanuele Sessa e, il 31 dicembre dello stesso anno entrò in scena, per la prima volta, il notabile Francesco De Siervo, che, in qualità di commissario prefettizio, resse le sorti del Municipio fino al primo giugno del 1952. Ogni storia è storia contemporanea (Benedetto Croce).  
De Siervo Francesco
   

Somma Vesuviana. “In gruppo per crescere”, quando il calcio diventa inclusione

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Circa 20 anni fa, nel 2006, un gruppo di genitori della parrocchia Santa Croce di Santa Maria del Pozzo, a Somma Vesuviana, stava ideando una squadra oratoriale di calcio che accogliesse tutti i ragazzi desiderosi di giocare, ma che non potevano permettersi di iscriversi a una scuola calcio.

Nel 2012 nasce l’associazione “In Gruppo per Crescere”, iscritta al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. La squadra ha preso parte a numerose partite e, dopo diverse vittorie e alcune sconfitte, si è fatta promotrice del progetto “Alla base del calcio inclusivo”, ispirato innanzitutto a valori cristiani, ma anche etici e sociali. Lo scopo è quello di accogliere chiunque, compresi ragazzi con disturbo dello spettro autistico, per imparare le basi del calcio all’insegna della condivisione.

Sono infatti aperte le iscrizioni per i bambini dai 5 anni in su: gli allenamenti si tengono il martedì e il giovedì, dalle 18.30 alle 20.00, con lezioni di calcio gratuite.

Inoltre, quest’anno la categoria Over 18 ha vinto il campionato MAUED, che coinvolge decine di società e centinaia di giocatori non professionisti.

L’Arte Oltre la Tela: la tecnologia ridisegna la creatività

Benvenuti al diciottesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Se portassimo Monet nella nostra epoca, non rimarrebbe stupito dagli smartphone, ma da come gli artisti li usano. Come il tubetto di vernice precolorata permise agli Impressionisti di inventare la pittura en plein air, oggi la tecnologia sta ridisegnando i confini stessi del fare arte. Non siamo di fronte a semplici strumenti inediti, ma a un totale cambio di paradigma.     Il Rinascimento digitale si muove su due binari: l’Intelligenza Artificiale e la Blockchain. Con la prima, gli artisti collaborano con gli algoritmi, diventando registi di processi concettuali piuttosto che esecutori materiali. Con la seconda, l’introduzione degli NFT ha risolto il dilemma della riproducibilità digitale, permettendo a pixel e animazioni 3D di avere un’autenticità certificata e di entrare stabilmente nelle gallerie più prestigiose del mondo. La rivoluzione più grande riguarda però il pubblico, che si trasforma da osservatore passivo a esploratore attivo. Le tecnologie di Realtà Virtuale (VR) e Aumentata (AR) hanno abbattuto la barriera della cornice: oggi si cammina letteralmente dentro le pennellate di un quadro. Nelle installazioni interattive, inoltre, sensori di movimento e dati biometrici modificano l’opera in tempo reale. L’opera d’arte non è più statica, ma si rigenera grazie a chi la vive. Ma se una macchina può generare immagini, che fine fa l’elemento umano? La tecnologia eccelle nel combinare dati, ma manca di vissuto, urgenza interiore e ironia. L’artista del futuro non scompare, si evolve: diventa un ponte tra la precisione del codice e la complessità delle emozioni. Dalla nascita della fotografia a oggi, ogni innovazione ha fatto gridare alla “morte dell’arte”. Eppure, la creatività ha sempre assimilato i nuovi media per esplorare territori inediti. L’innovazione non serve a sostituire l’emozione, ma a moltiplicarla. Che sia fatta di olio su tela o di righe di codice, la vera arte continuerà a fare ciò che fa da millenni: farci guardare il mondo con occhi diversi. Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire sempre di più questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)