L’Arte Oltre la Tela: la tecnologia ridisegna la creatività

Benvenuti al diciottesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Se portassimo Monet nella nostra epoca, non rimarrebbe stupito dagli smartphone, ma da come gli artisti li usano. Come il tubetto di vernice precolorata permise agli Impressionisti di inventare la pittura en plein air, oggi la tecnologia sta ridisegnando i confini stessi del fare arte. Non siamo di fronte a semplici strumenti inediti, ma a un totale cambio di paradigma.     Il Rinascimento digitale si muove su due binari: l’Intelligenza Artificiale e la Blockchain. Con la prima, gli artisti collaborano con gli algoritmi, diventando registi di processi concettuali piuttosto che esecutori materiali. Con la seconda, l’introduzione degli NFT ha risolto il dilemma della riproducibilità digitale, permettendo a pixel e animazioni 3D di avere un’autenticità certificata e di entrare stabilmente nelle gallerie più prestigiose del mondo. La rivoluzione più grande riguarda però il pubblico, che si trasforma da osservatore passivo a esploratore attivo. Le tecnologie di Realtà Virtuale (VR) e Aumentata (AR) hanno abbattuto la barriera della cornice: oggi si cammina letteralmente dentro le pennellate di un quadro. Nelle installazioni interattive, inoltre, sensori di movimento e dati biometrici modificano l’opera in tempo reale. L’opera d’arte non è più statica, ma si rigenera grazie a chi la vive. Ma se una macchina può generare immagini, che fine fa l’elemento umano? La tecnologia eccelle nel combinare dati, ma manca di vissuto, urgenza interiore e ironia. L’artista del futuro non scompare, si evolve: diventa un ponte tra la precisione del codice e la complessità delle emozioni. Dalla nascita della fotografia a oggi, ogni innovazione ha fatto gridare alla “morte dell’arte”. Eppure, la creatività ha sempre assimilato i nuovi media per esplorare territori inediti. L’innovazione non serve a sostituire l’emozione, ma a moltiplicarla. Che sia fatta di olio su tela o di righe di codice, la vera arte continuerà a fare ciò che fa da millenni: farci guardare il mondo con occhi diversi. Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire sempre di più questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

San Giuseppe Vesuviano: sorpreso a cedere droga, arrestato dalla Polizia

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Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 29enne per detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, gli agenti del Commissariato di San Giuseppe Vesuviano, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Scudieri, hanno notato il 29enne che, con fare guardingo, consegnava qualcosa a un altro soggetto. Tuttavia, i due, accortisi della presenza dei poliziotti, hanno interrotto l’azione criminosa, allontanandosi in direzioni opposte. Gli operatori, prontamente intervenuti, hanno raggiunto e bloccato il prevenuto, trovandolo in possesso di 18 involucri di cocaina del peso di circa 6 grammi, e di 220 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio; l’acquirente, invece, è stato trovato in possesso di un involucro di cocaina. Pertanto, essendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, i poliziotti hanno controllato l’abitazione in uso al prevenuto, dove hanno rinvenuto 113 involucri di cocaina del peso complessivo di circa 34 grammi, 2 bilancini di precisione, diverso materiale per il confezionamento della droga e 185 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio. Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante, mentre l’acquirente è stato sanzionato amministrativamente per detenzione illecita di sostanza stupefacente per uso personale.

Acerra abbraccia Papa Leone XIV: “Qui troppi innocenti uccisi dall’inquinamento”

  Una carezza alle famiglie distrutte dai tumori, un monito alle istituzioni e un’accusa durissima contro chi ha avvelenato una terra intera per profitto. La visita di Papa Leone XIV ad Acerra si trasforma in una delle giornate più intense e simboliche del suo pontificato. Fin dalle prime ore del mattino migliaia di persone hanno riempito piazza Calipari e le strade della città. Quando l’elicottero papale è atterrato al campo sportivo Arcoleo, un lungo applauso ha accompagnato l’arrivo del Pontefice. In tanti hanno seguito le immagini dai maxischermi, mentre cori e bandiere scandivano il nome del Santo Padre. La prima tappa è stata la Cattedrale di Acerra, dove il Papa ha incontrato le famiglie delle vittime della Terra dei Fuochi. Molti hanno portato fotografie di figli, mariti e sorelle morti a causa di tumori. Altri hanno mostrato al Pontefice i segni di una malattia ancora in corso. “Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care”, ha detto Leone XIV. “Qui il grido della creazione e dei poveri è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune”. Il Papa ha parlato apertamente di responsabilità morali e sociali, chiedendo un cambiamento profondo: “Sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra”. Durante l’incontro non sono mancati momenti di fortissima commozione. Angela, madre di una bambina morta a soli 18 mesi e vedova di un uomo ucciso da un tumore al colon, ha raccontato al Pontefice la sua tragedia familiare: “Dopo la morte di mio marito e di mia figlia abbiamo vissuto con la paura che toccasse anche a noi. Siamo stanchi”. Anche Angelo Venturato, padre di Maria, morta a 25 anni poco prima del matrimonio, ha affidato al Papa il suo dolore: “La voce del Pontefice ha un’importanza internazionale. Speriamo che ora non ci si fermi”. Nel suo intervento, il vescovo Antonio Di Donna ha ricostruito la storia della Terra dei Fuochi, ricordando come dagli anni Ottanta siano arrivati nel territorio enormi quantitativi di rifiuti tossici. “Convertitevi, cambiate strada, perché il vostro non è soltanto un reato ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”, ha detto rivolgendosi a chi ha devastato l’ambiente. Accanto alle famiglie anche le associazioni ambientaliste e Maurizio Patriciello, da anni simbolo della lotta contro gli sversamenti illegali. “Il tempo delle menzogne è finito”, ha dichiarato il sacerdote. “Non si può continuare ad avvelenare questa terra”. Dopo il momento in Cattedrale, il Papa ha raggiunto in papamobile piazza Calipari, accarezzando bambini e salutando i fedeli lungo il percorso. Davanti a una folla di oltre 15mila persone ha lanciato il suo messaggio più forte: “Questa terra ha pagato un tributo altissimo, ma qui la vita c’è e contrasta la morte”. Il Pontefice ha invitato tutti a diventare “sentinelle del creato”, ringraziando i pionieri delle battaglie ambientaliste che “hanno avuto il coraggio di denunciare i mali di questa terra”. Infine l’appello alla speranza: “Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di memoria operosa e di azione etica”. Poco dopo mezzogiorno l’elicottero papale ha lasciato Acerra. Ma le parole pronunciate dal Pontefice restano come un messaggio destinato a segnare una svolta morale e civile per tutta la Campania.

Il Papa è arrivato ad Acerra: ad attenderlo oltre 12mila fedeli

L’elicottero è atterrato nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra. Papa Leone è stato accolto da mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra; Roberto Fico, presidente della Regione Campania; Michele Di Bari, Prefetto di Napoli; e Tito d’Errico, sindaco di Acerra. Successivamente, Papa Leone XIV si trasferirà in auto alla Cattedrale di Santa Maria Assunta di Acerra, dove incontrerà i vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale.     Sono circa 12mila, al momento, i fedeli nelle strade di Acerra che attendono l’arrivo del Papa. E’ quanto si apprende da fonti della diocesi. Il Pontefice non è ancora arrivato ed è verosimile che il numero delle persone crescerà nella mattinata. “Stamattina Acerra diventa il centro. Abbiamo sofferto questa maledizione che va sotto il nome di Terra dei fuochi. E’ solo una cosa di cui si deve dire: ‘mai più, mai più’. Dalla nostra sofferenza devono imparare tutti gli altri”. Così don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e prete simbolo delle lotte per l’ambiente, raggiungendo la cattedrale di Acerra dove è atteso Papa Leone XIV per la sua visita nella Terra dei fuochi alla vigilia dell’anniversario della pubblicazione dell’enciclica “Laudato sì”. Don Patriciello, da anni vicino alle famiglie delle vittime della Terra dei fuochi, ha sottolineato che “non si può continuare ad inquinare la Terra”. “Non ho ancora parlato con il Santo Padre – ha proseguito – ma il vescovo di Acerra sicuramente gli spiegherà la situazione”. Il prelato inoltre ha affermato che bisogna fermare lo “scempio”. “Gli industriali – ha aggiunto – non possono continuare a produrre e poi per risparmiare sui costi vanno a inquinare le terre e ad ammazzare le persone: questo non lo possono fare. Basta. È vero, c’è stato chi ha negato la Terra dei fuochi, e se lo ha fatto per interessi economici si deve solo vergognare e chiedere perdono. Per chi lo ha fatto per ignoranza apriamo le braccia, ma nessuno di noi è un maestro. Io ho imparato tutto piano piano, giorno per giorno perché c’era veramente il grido di un popolo che piangeva che gridava, ma erano chiuse tutte le porte. E pensate che una legge sui reati ambientali l’abbiamo avuta nel 2015, perché l’Italia non aveva neanche una legge per punire questi eco delinquenti, questi eco camorristi”. Don Maurizio, infine, ha ricordato il suo incontro con il pentito Schiavone: “Lui mi disse che erano stati loro, gli industriali del nord a cercare la camorra – ha concluso – e che gli avevano detto che trafficando con la droga rischiavano, mentre con la ‘munnezza’, interrando i rifiuti tossici, si guadagnava tanto senza rischi”.  

Acerra, Inquinamento, Auriemma (deputata m5s): “i dati confermano l’emergenza sanitaria, ora interventi immediati”

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“I dati pubblicati sull’incidenza tumorale nei distretti ASL della Campania confermano ciò che denunciamo da tempo: Acerra vive una gravissima emergenza ambientale e sanitaria che non può più essere ignorata”.
Lo dichiara l’On. Carmela Auriemma, vicepresidente vicaria del gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati e coordinatrice della provincia di Napoli.
“Già nel settembre 2024, con una conferenza stampa alla Camera, avevamo chiesto trasparenza e la pubblicazione dei dati territoriali per fare finalmente chiarezza sulla situazione sanitaria dell’area. Oggi quei numeri certificano un quadro allarmante e impongono risposte immediate. Per anni i cittadini hanno convissuto con roghi, emissioni inquinanti e sversamenti, pagando un prezzo altissimo in termini di salute. Adesso servono controlli straordinari, bonifiche reali, monitoraggi continui e un piano concreto di prevenzione sanitaria”.
“Depositerò nelle prossime ore un’interrogazione urgente e scriverò di nuovo ai Ministri competenti chiedendo interventi rapidi e concreti. Non è più tempo di divisioni, serve responsabilità. Governo, Regione ed enti locali devono collaborare per tutelare il diritto alla salute dei cittadini. Dietro questi dati ci sono famiglie, giovani e bambini. Nessuno deve sentirsi condannato a vivere in un territorio dove la salute è costantemente a rischio”, così conclude Carmela Auriemma.

Un famoso sarto napoletano del ‘600 sosteneva che i colori “parlano” e ne svelò i “messaggi”

Ippolito Viola, degno erede di una famiglia di grandi sarti napoletani, pubblicò nel 1652 l’opera “La nobile e antica arte de’ sartori”. Egli riteneva che la forma e i colori dell’abbigliamento comunicassero non solo la posizione sociale, il potere e la ricchezza delle persone, ma anche i sentimenti e i pensieri. Nelle corti del ‘600 e del ‘700 “le quotazioni dei cortigiani dipendevano in gran parte dalla loro capacità di “apparire”” (Sonia Scognamiglio Cestaro). Correda l’articolo l’immagine del quadro di Tiziano “Bacco e Arianna”.   Sonia Scognamiglio Cestaro, nell’articolo dedicato all’opera di Ippolito Viola e pubblicato, nel 2006, nell’ “Archivio Storico delle Province Napoletane”, scrive che la tela “Bacco e Arianna” di Tiziano, soprattutto dopo il restauro, “è considerata il catalogo di quasi tutti i pigmenti conosciuti a quel tempo. La tavolozza dei sarti napoletani sembra attingere ai colori forti e agli accostamenti inconsueti di Tiziano”. Ippolito Viola scrive che il sarto del suo tempo disponeva di 13 tinte fondamentali: il bianco, il giallolino (combinazione del bianco e del rosso), il giallo, il verde, il rosso, la porpora, il viola, l’azzurro, il turchino, il perso (una complessa combinazione di nero e di rosso), il berrettino – una variante del grigio – e l’incarnato, che era in sostanza un rosa pallido.   Ogni colore poteva avere sfumature diverse e un diverso significato: di entrambi i temi il sarto- scrittore stilò un’accurata tabella, e a quella sul significato di tutti i colori dedicheremo un articolo a parte. Mi limito a riferire che secondo il Viola, il colore giallo usato dagli uomini indicava “godimento e ricchezza”, nelle donne significava “gelosia” e nei “bambini” “pazzia fanciullesca”. La combinazione “bianco e giallo” diceva che uomini e donne sono “contenti e incontrano gioia nelle cose d’amore”. Il sarto napoletano e i pittori italiani dell’epoca sembra che ignorassero il “marrone” e il “blu intenso”: furono i pittori olandesi del ‘600 a dimostrare quanto fossero importanti nella pittura le varie sfumature di “marrone”. Complesso è il “messaggio” del colore “nero”. Per le antiche civiltà, dalla egiziana alle mesopotamiche, dall’etrusca all’ italica, il nero rappresentava un sistema ampio di significati: la fertilità, la vita, ma anche la morte, e anche la resurrezione.   Nero fu nel Medio Evo l’abito dei monaci dell’abbazia di Cluny: la combinazione del colore e della seta era preziosa e costosa, e dunque venne considerata simbolo di lusso e di potere. Tra i secoli XIV e XV il nero divenne il colore di base dell’abito talare, e nel sec. XVI “rappresentò” “la dignità e il prestigio della magistratura. Viola analizzò anche il rapporto tra l’uso del colore e la funzione sociale delle persone. Così il nero divenne anche simbolo della lealtà e della correttezza e quindi fu il colore degli abiti indossati dai ricchi mercanti e dai rappresentanti dell’alta finanza, che desideravano apparire sinceri e affidabili, “il porpora invece era riservato al sovrano, ma poteva essere indossato dalla nobiltà di spada, dalla nobiltà di toga e dagli alti prelati. La magistratura, oltre alla “porpora” che era sinonimo di giurisdizione e supremazia sin dall’antichità latina, poteva indossare abiti bianchi o neri. Questi colori rappresentavano, infatti, le qualità principali di un magistrato, l’equità e la rettitudine” (S. Scognamiglio Cestaro).   Complessa è la storia del colore “bianco”, frequentemente collegato alla luce: nel sec. XV Leon Battista Alberti riuscì a convincere i pittori sull’utilità di mescolare i colori con “gocce” di “bianco”, che li avrebbero resi più luminosi. Il “bianco” significava purezza e pulizia e perciò divenne un colore dominante nel sec. XVII, quando “i ricchi”, atterriti dalle ondate della peste, pensarono che fosse possibile controllare il contagio indossando indumenti intimi – “la biancheria” – continuamente puliti. Nel 2006, in un articolo pubblicato su “Genesis”, S. Musella Guida e S. Scognamiglio Cestaro esaminarono un argomento interessante, “la genesi, il consumo e la produzione della biancheria” a Napoli, nei secoli XVI – XVII. L’aumento del consumo di “biancheria” intima favorì la nascita di nuovi mestieri: molti artigiani si specializzarono nello “sbiancamento” dei tessuti di tela di lino e di cotone e nella confezione, con questi tessuti, di camicie, colletti, polsini, maniche e sottogonne. Nel sec. XVIII un ruolo importante in questa “industria” del “bianco” svolsero i sarti e i camiciai di San Giorgio a Cremano. L’aveva detto Tommaso Campanella: “…poi venne il bianco a tempo di Gesù Dio, e tutti i battezzati prendevano la veste bianca, e da quella per vari colori siamo ora arrivati al nero. Dunque torneremo al bianco, secondo la ruota fatale.”.    

“Il Somma Vesuvio: racconti”, il fantastico spettacolo degli alunni del Primo Circolo “Arfè”

Riceviamo e pubblichiamo

Grande successo e intensa partecipazione emotiva hanno accompagnato, il 21 maggio scorso, lo spettacolo teatrale “Il Somma Vesuvio: racconti”, andato in scena presso l’Auditorium “Vincenzo Sorrentino” di Saviano.

 

Protagonisti assoluti della serata sono stati gli alunni delle classi quinte del Primo Circolo Didattico “Raffaele Arfè” di Somma Vesuviana che hanno saputo emozionare il pubblico con una performance coinvolgente, autentica e ricca di significato culturale.

L’evento ha rappresentato il momento conclusivo del progetto didattico “Il Somma Vesuvio: racconti”, nato da un progetto musicale inedito del cantautore Michele Buonocore e realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Vesù APS.

Nel corso dell’intero anno scolastico, gli alunni hanno vissuto un intenso percorso laboratoriale attraverso attività di musica, teatro, danza e approfondimento delle tradizioni popolari vesuviane. Guidati con competenza e passione dagli esperti Michele Buonocore e Debora Sacco, i bambini hanno avuto l’opportunità di conoscere e reinterpretare, attraverso il linguaggio artistico, la memoria storica e culturale del territorio.

Fondamentale è stato anche il contributo dei docenti delle classi quinte, che hanno accompagnato costantemente il percorso educativo, favorendo una proficua sinergia tra scuola, esperti e famiglie.

Lo spettacolo finale ha restituito al pubblico il valore di un lavoro corale costruito con cura, sensibilità e dedizione. I giovani interpreti, con sorprendente sicurezza scenica e straordinaria partecipazione emotiva, hanno dato vita a personaggi, racconti e atmosfere della tradizione vesuviana, trasformando la rappresentazione in un viaggio emozionante tra memoria, identità e appartenenza.

Particolarmente apprezzata la capacità dei due artisti di coinvolgere i bambini in un’esperienza educativa autentica, nella quale ogni alunno è stato protagonista attivo del processo creativo. La cura dei dettagli scenici, musicali e recitativi ha contribuito a rendere lo spettacolo un momento di grande valore artistico e umano.

Nel suo intervento conclusivo, la Dirigente Scolastica, Dott.ssa Maria Di Fiore, ha rivolto agli alunni e alle famiglie parole di profonda intensità, sottolineando il valore educativo del progetto e l’importanza della memoria culturale:

“Questa sera non abbiamo assistito soltanto a uno spettacolo. Abbiamo visto qualcosa di molto più prezioso: abbiamo visto una comunità che si racconta attraverso gli occhi dei suoi bambini.”

La Dirigente ha poi richiamato il significato più profondo dell’esperienza vissuta dagli alunni:

“È importante, oggi più che mai, insegnare ai ragazzi non solo a guardare il mondo, ma anche a riconoscere le proprie radici. Perché chi conosce la propria storia cammina nel futuro con maggiore forza, con maggiore consapevolezza, con maggiore umanità. Non dimenticate mai da dove venite. Non vergognatevi mai delle vostre tradizioni, delle vostre origini, della vostra terra. Dentro quelle radici c’è la vostra forza.”

Parole accolte con grande emozione dal pubblico presente, che ha accompagnato con lunghi applausi il momento conclusivo della serata.

“E allora stasera usciamo da questo teatro con il cuore pieno di orgoglio. Orgoglio per questi bambini, orgoglio per la nostra scuola, orgoglio per la bellezza autentica della nostra comunità di Somma Vesuviana”

L’intera comunità scolastica ha espresso profonda soddisfazione per il successo dell’iniziativa, riconoscendo nel progetto un’importante occasione di crescita culturale, espressiva e relazionale per gli alunni.

La serata si è conclusa tra commozione e applausi, a testimonianza della forza educativa dell’arte e del valore delle tradizioni popolari come patrimonio vivo da custodire e trasmettere alle nuove generazioni.

Addio a Carlo Petrini, padre di Slow Food

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“Hai seminato utopie e raccolto certezze”. Con questa bellissima frase un dirigente nazionale di Slow Food ha voluto salutare Carlo Petrini, scomparso solo poche ore fa nella sua casa di Bra. Una frase che racchiude perfettamente il senso della sua vita e della sua straordinaria attività culturale, sociale e umana.   Carlo Petrini — Carlin per gli amici — figlio di onesti lavoratori, ha vissuto e operato per molti decenni nelle Langhe, terre fertilissime incastonate in panorami incomparabili. Tanti sono i meriti di quest’uomo, che probabilmente avrebbe meritato un Nobel per la Pace. Si è sempre impegnato per un’agricoltura sostenibile e rispettosa della dignità dei popoli. Con il progetto “Terra Madre” ha portato all’attenzione delle cronache internazionali i problemi anche dei più piccoli e lontani agricoltori del mondo e si è battuto con forza contro la fame e lo spreco alimentare. Ha inventato e valorizzato il movimento del turismo lento e, con il progetto “Presìdi Slow Food”, ha salvato dall’estinzione tante piccole produzioni agricole e artigianali. Carlo Petrini ha ricevuto centinaia di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. È stato insignito di lauree honoris causa ed inserito dal quotidiano inglese The Guardian tra le cinquanta persone più influenti del pianeta. Con Dario Fo ha lanciato il progetto “Granaio della Memoria” e con Papa Francesco il movimento “Laudato Si’”. Insomma, una personalità di grande spessore che ha contribuito a promuovere iniziative per un mondo più giusto, un’agricoltura più sostenibile e una concreta difesa dei poveri e degli ultimi. Ho seguito Carlo Petrini fin da quando fondò l’Arci Gola e diverse volte ho partecipato alle “Cene del piacere”, organizzate dal suo movimento che nel 1989 sarebbe poi diventato Slow Food. Ci siamo incontrati in più occasioni. Nel 2006 firmò la prefazione del mio libro Il gusto viandante – Cibi di strada nel Lazio, presentato al Salone del Gusto di Torino. Ricordo anche una serata a Frascati. Dopo aver ricevuto un premio per la sua attività, andammo a cena insieme in un ristorante molto noto. In quell’occasione ebbi da ridire su alcune iniziative organizzate da Slow Food ai Castelli Romani, dove nelle iniziative conviviali si pretendevano tovaglie di Fiandra e bicchieri di cristallo. «Non credi che un movimento di sinistra dovrebbe uscire dai ristoranti alla moda e tornare nelle mense aziendali?», dissi tra il serio e il faceto. Una piccola provocazione per un uomo così grande. Carlo Petrini sorrise e annuì. Era un’osservazione pungente, certo, ma forse conteneva anche un pizzico di verità. Non tanto per ciò che aveva realizzato lui, quanto per gli atteggiamenti di alcuni suoi adepti. Petrini era anche un grande divulgatore. I suoi libri e gli articoli pubblicati su Repubblica suonano ancora oggi come veri e propri insegnamenti e rappresentano piccoli capolavori di letteratura civile. Ci mancherà Carlin, in questo mondo sempre più involgarito da una politica cafona, urlata e pasticciona. Mancherà la sua capacità di parlare di cibo come cultura, di agricoltura come giustizia sociale, di convivialità come strumento di pace. Buon viaggio, Carlin. Ti porteremo nel cuore. (fonte foto: rete internet)

Campagne elettorali tossiche e dove trovarle: ruba striscione del candidato sindaco avversario

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PORTICI – Avrebbe sottratto alcuni striscioni legati alla campagna elettorale in vista delle imminenti elezioni amministrative del Comune di Portici. Per questo motivo un uomo di 34 anni è stato denunciato dalla Polizia di Stato con l’accusa di furto aggravato al termine di un’attività investigativa scattata nelle scorse ore.

La vicenda è emersa dopo la denuncia presentata da un cittadino presso gli uffici di polizia. L’uomo avrebbe segnalato la scomparsa di alcuni materiali elettorali installati sul territorio cittadino nell’ambito della campagna per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Da quel momento sono partiti immediatamente gli accertamenti degli agenti, che hanno avviato una rapida attività investigativa per ricostruire quanto accaduto. Fondamentale, secondo quanto emerso, sarebbe stato il contributo delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona interessata dal furto.

I filmati hanno consentito ai poliziotti di individuare il presunto responsabile e di seguirne gli spostamenti fino al comune di Ercolano, dove il 34enne è stato rintracciato e identificato. Al termine delle verifiche, nei suoi confronti è scattata la denuncia per furto aggravato.

L’episodio arriva in giorni particolarmente delicati per la campagna elettorale nei comuni chiamati al voto. Proprio per questo le forze dell’ordine stanno mantenendo alta l’attenzione su eventuali episodi di danneggiamento, furto o rimozione abusiva di materiale propagandistico, considerati comportamenti capaci di alimentare tensioni nel confronto politico.

Sono ora in corso ulteriori approfondimenti investigativi per chiarire ogni dettaglio della vicenda e verificare eventuali altri episodi analoghi avvenuti negli ultimi giorni sul territorio.

Clima teso a Sant’Anastasia, ultima giornata di campagna tra fango e richiami al rispetto

SANT’ANASTASIA – Si chiude tra tensioni, accuse reciproche e appelli al voto una delle campagne elettorali più dure degli ultimi anni a Sant’Anastasia. I toni accesi, gli scontri politici e le polemiche che hanno accompagnato le ultime settimane hanno lasciato il segno in città, trasformando il confronto elettorale in una vera e propria “campagna dei veleni”.

Nell’ultima giornata utile prima del silenzio elettorale, i tre candidati sindaco hanno affidato ai social e agli incontri pubblici i loro messaggi finali ai cittadini, provando a riportare il dibattito sui temi del futuro della città ma senza nascondere il clima pesante vissuto durante la corsa elettorale.

Carmine Esposito ha scelto di puntare sul rapporto diretto con i cittadini e sull’entusiasmo raccolto nelle strade della città. “Passare queste giornate tra le strade della nostra Sant’Anastasia, guardandovi negli occhi e ascoltando le vostre storie, è la carica più grande che potessi ricevere”, ha scritto il candidato, definendo gli incontri “momenti di confronto autentico”. Esposito ha parlato di una città pronta a guardare avanti “con la forza dei fatti e la chiarezza degli obiettivi”, rilanciando il messaggio di fiducia verso il futuro.

Più duro il tono utilizzato da Mariano Caserta, che nel ringraziare candidati, volontari e sostenitori del suo progetto politico ha denunciato apertamente il clima vissuto negli ultimi giorni. “Ho assistito alle peggiori parole. Non più tardi di ieri sera in un cortile privato il fango è stato dei peggiori”, ha dichiarato. Caserta ha quindi lanciato un appello a “liberare Sant’Anastasia da questo fango, dal clima di odio e livore”, invocando una comunità “capace di rispettarsi”.

Sulla stessa linea, pur con toni differenti, anche Alessandro Pace, che ha rivendicato una campagna fondata su “coerenza, idee e rispetto delle persone”. Il candidato ha parlato di tentativi di screditare il lavoro della sua squadra attraverso “interpretazioni superficiali”, ribadendo però di voler proseguire “con determinazione, correttezza e coerenza”. Pace ha sottolineato la differenza del proprio progetto politico rispetto agli altri schieramenti, spiegando che “chi lavora con onestà non ha bisogno di screditare gli altri”.

Ora la parola passa agli elettori. Dopo settimane di scontri e polemiche, Sant’Anastasia si prepara al voto in un clima ancora carico di tensione politica.