Tantissime persone sono accorse sabato sera al teatro Gloria per vedere l’opera di Mastriani messa in scena dal regista Di Marzo e dalla compagnia GTN
Il teatro dell’inclusione, il teatro aperto a tutti, è entrato in scena a Pomigliano grazie alla compagnia GTN (Gruppo Teatrale Nascente), formata da attori impegnati nel sociale e anche da giovani diversamente abili, tutti diretti dalla sapiente regia di Salvatore Di Marzo. Un teatro che sabato sera ha fatto il tutto esaurito nella cornice del Gloria, ormai punto di riferimento culturale per l’intero territorio delle grandi fabbriche. Cinquecento spettatori hanno voluto assistere all’evento, sin da quando si era sparsa la voce del lavoro pianificato dalla GTN. E’ stata come una magia questo successo, un’alchimia tra i cui ingredienti c’era La Medea di Porta Medina, l’opera dello scrittore napoletano, drammaturgo e giornalista Francesco Mastriani, vissuto tra il 1819 e il 1891. Un autore che già all’epoca, anche grazie a questo suo scritto, dimostrò un’incredibile modernità trasponendo la Medea di Euripide in un tragico racconto partenopeo tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto a Napoli, alla fine del ‘700: una mamma che tradita e delusa dal suo compagno uccise il frutto della loro relazione, la figlioletta appena nata, gettandola davanti al sagrato della chiesa in cui in quel momento lui si stava per sposare con un’altra. Una Medea napoletana dicevamo, una storia violentissima raccontata con crudo realismo da uno scrittore che più che d’altri tempi può senza dubbio essere invece definito una sorta di intellettuale neorealista dei nostri tempi. Caratteristiche uniche esaltate già agli inizi del ‘900 dalla fondatrice de Il Mattino, la giornalista e scrittrice Matilde Serao, che di Mastriani fu sincera ammiratrice.
Ecco intanto le impressioni tratte dal di dentro dell’evento pomiglianese di sabato, un commento della dottoressa Marina Rivellini, psichiatra e dirigente medico del Dipartimento di Salute Mentale di Pomigliano, nonché, per l’occasione, attrice del Gruppo Teatrale Nascente:
“Grande successo della Medea di Porta Medina, sabato sera, al Gloria, teatro di Pomigliano d’Arco. C’è stato il pubblico delle grandi occasioni, che ha riempito in ogni ordine di posti il teatro, pur nel rispetto delle norme anti-Covid. Un pubblico attento ed emozionato, sorpreso dalla forte intensità con cui la protagonista, Coletta Esposito, ha saputo rendere i temi della esasperata passione per l’amato Cipriano, uomo volubile e poco attento alle parole di disperazione e minaccia pronunciate più volte durante la rappresentazione, e portate alle estreme conseguenze con l’omicidio della loro figlia, uccisa nel corso del matrimonio dell’uomo con un’altra donna, Teresina. Un momento, questo, di grande pathos drammatico, che seppur non mostrato apertamente, ha coinvolto tutto il pubblico in sala e anche gli attori sul palco e nelle quinte. Già qualche ora prima del debutto, nel backstage, mentre tutti si preparavano ad andare in scena, si respirava la tensione emotiva che era nell’animo di ognuno. La si toccava con mano l’adrenalina, ma essa era sedata dall’unità con cui il gruppo si sosteneva a vicenda. Tutti i riti propiziatori erano usati per affrontare l’ansia, le paure del palcoscenico e del pubblico esigente. I componenti del gruppo ripetevano il motto dell’associazione GTN “insieme si può”, motto diretto l’uno verso l’altro a favorire chi per la prima volta saliva sul palcoscenico e si metteva in gioco. Un motto che non è solo una frase beneaugurante ma una intenzione reale del gruppo che con le braccia aperte include chiunque voglia condividere il valore sociale di comunità. Ogni attore ha avuto una sua motivazione nel mettersi in gioco recitando, ma quasi magia è stata la scelta del personaggio da interpretare per ognuno fatta dal regista che con semplicità ha affidato un ruolo quasi ritagliato ad hoc. La scelta del dramma, come ha dichiarato il regista Salvatore Di Marzo, nasce da un suo interesse per la figura magnetica della Medea di Euripide, una madre. Da questa attrazione era nata la rappresentazione di “Ritratti di Madre”, che egli aveva già fatto conoscere al pubblico proponendo una Medea tutta napoletana. Ma il suo interesse per queste figure femminili forti e controverse non si ferma qui e già pensa alla riduzione e trasposizione drammatica della Lupa di Giovanni Verga. Lo spettacolo era stato preparato da tempo, ma le costrizioni imposte dalla pandemia ne hanno ritardato più volte la messa in scena. Un lungo ed impegnativo lavoro di prove effettuate sia nei locali della Scuola elementare Catullo, sia nella sede EAV della Circumvesuviana. Il territorio con le sue strutture ancora una volta sostiene, accogliendo nei propri spazi, chi vuol fare cultura, come una compagnia amatoriale. Tutto è stato curato alla perfezione: i costumi, la scenografia lineare, per una rappresentazione forte, dove lo sguardo non doveva essere distratto dalla narrazione, le luci aiutavano nei cambi di scena con passaggi rapidi. Le musiche intense e passionali sottolineavano appropriatamente i momenti più salienti e drammatici, come l’amplesso amoroso tra i due giovani amanti, reso dalle leggere coreografie della New Dancing Room di Casalnuovo”.



