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“Gomorra 3” a Ottaviano: la meravigliosa storia di un Monastero, gli schiavi turchi, le chiacchiere, il sale  e il sorriso da baccalà

Il sindaco di Ottaviano ha risposto con durezza a chi ritiene che non sia stata cosa saggia fare dell’edificio che fu il  monastero “Ave gratia plena”  il set per alcune scene di “Gomorra 3”.  Nei fatti, la notizia, da sola, ha “innescato” sui giornali citazioni e memorie del passato, non ancora remoto, della città.

 

Nel 1615 il clero napoletano sollecitò le autorità di Ottajano ad affrontare il problema delle “donzelle” che la povertà spingeva verso la perdizione. Gli amministratori deliberarono di fondare un Conservatorio per le giovani che, non avendo la dote necessaria per contrarre matrimonio, decidevano di sposarsi con Gesù, di “rendersi oblate”. Ma il venticinquennio  terribile 1631/ 1656 – eruzione, Masaniello e peste – bloccò il progetto. Nel 1664 Diana  Caracciolo, madre del principe Giuseppe I, tornò alla carica, sollecitando gli amministratori ottajanesi a fondare, finalmente, il monastero di clausura per “le donne monache francescane”, e per sottrarre ai pericoli del vizio e all’oltraggio dell’umiliazione “ le 12 figliole povere senza entrata nessuna che da molti anni vivevano miseramente di elemosine e con le loro fatighe, con grande devotione et esempio de tutti”. Anche i  “Padri spirituali” che dopo ogni eruzione conducevano missioni  nel territorio ricordarono agli amministratori che se le monache fossero state costrette ad andar via, “Ottajano non avrebbe avuto altro riparo contro l’Inferno e il  Monte Vesuvio, che ogni dì ci minaccia con fuoco e ceneri”. Il sindaco Giuseppe Del Giudice, preoccupato,  chiese al Consiglio Collaterale il permesso di avviare i lavori, e per risparmiare tempo, dichiararò – fu la prima e l’ultima volta nella nostra storia -che  Ottajano “per gratia de Dio sta opulenta”: non ha debiti e le casse sono colme di danaro.

Queste cose le scrissi nel 2004: ora aggiungo che nei primi anni  la custodia del monastero venne affidata da Diana Caracciolo a tre turchi che erano entrati al servizio dei Medici come “schiavi” e poi, avendo ricevuto il battesimo, vi erano rimasti come “servi”: l’atto di battesimo è registrato nel “libro” che ancora si conserva nell’archivio della Chiesa di San Michele. Dopo l’eruzione del 1906 gli eredi dei Medici donarono alla città l’edificio contiguo al monastero: avrebbe ospitato l’orfanotrofio a cui il governo della Germania destinava la sua offerta, circa 20000 lire.  Ma nella traduzione della lettera dei Tedeschi invece che “orfanotrofio” venne scritto “asilo”: il console tedesco Hartmann,  sul quale i molti anni  trascorsi a Napoli avevano lasciato il segno, prese per buona la scusa dell’errore e consegnò la somma: se “asilo” deve essere, “asilo” sia.

L’ amministrazione comunale di Ottaviano ha permesso che in questo edificio, che oggi ha il nome di “ Ave gratia plena”, venissero girate alcune scene di “Gomorra 3”, la nuova puntata della nota serie televisiva che si ispira alle opere di Roberto Saviano. Ad alcuni ottavianesi la cosa non è piaciuta: pensavano e pensano che l’accostamento possa riportare sotto i riflettori della cronaca storie di un passato non remoto, di un passato che le vicende quotidiane della delinquenza organizzata campana, le pubblicazioni e un “film –verità” trasmesso da Sky già ravvivano con abbondanza talvolta eccessiva di tinte, di colori e di belletti. Il sindaco ha risposto con durezza alle critiche: “la regia e la produzione sono rimasti affascinati dal complesso “del convento, così come da tutta Ottaviano, che prenderanno in considerazione anche per altri film.”. Nel suo “post” il sindaco ha fatto notare che “anche così cresce un territorio, anche così si può creare un ritorno economico: fino a giovedì, tanto per fare un esempio, ci saranno 50 persone che dormono mangiano e stazionano a Ottaviano”. Ha garantito, il Primo Cittadino, che “non ci saranno scene che riguardano Ottaviano o che richiamano Ottaviano, non ci saranno riferimenti alla camorra vesuviana semplicemente perché non ci sarà Ottaviano.” E infine il severo monito della elegante conclusione: “Informatevi prima di tirare fuori stupidaggini e, se proprio dovete strumentalizzare perché è l’ultima cosa che vi è rimasta da fare, tirate fuori argomenti più credibili”.

Anche a Napoli le riprese di “Gomorra 3” hanno creato agitazione, e il cardinale Sepe non è stato tenero nei suoi giudizi: a me la serie non è piaciuta fin dal primo momento, perché credo che il tessuto delle storie di camorra non resista al bagno nelle tinte esasperate del “gotico”. Ma non è questo il punto. Non so a cosa si riferisca il sindaco quando parla di “crescita” del territorio: forse alla promessa che Ottaviano sarà presa in considerazione per altri film. “Gomorra” non porta turisti: e non serve garantire che Ottaviano non verrà citata in nessuna scena. Ottaviano è già stata citata: non c’è giornale che, nel dare la notizia delle scene che si girano nel monastero, non abbia fatto un riferimento alla Nuova Camorra Organizzata e al suo capo. Non faccio peccato mortale, se sospetto che la produzione e la regia mirino proprio a questo: il “rumore” è l’anima della pubblicità, nella cinematografia certamente, e talvolta anche in politica. La discussione non finisce qui: solo quando vedremo su Sky  “Gomorra3”, capiremo se le preoccupazioni di alcuni ottavianesi sono “stupide”, o, al contrario, sono fondate su una lucida logica.

Commentando il “post” del sindaco, ho scritto che egli è un inossidabile ottimista, se pensa che ai suoi avversari sia rimasta solo la possibilità di strumentalizzare. Il sindaco mi ha risposto che l’ottimismo è il sale della vita. E forse ha ragione. La mia è stata una battuta francamente insipida: questa insipidezza è il riflesso metaforico della paura del “salato” di cui soffro da quando lessi in un “giallo” norvegese che l’uso eccessivo di sale non raffinato convenientemente può provocare il così detto “sorriso da baccalà”. Che è un sorriso brutto assai, come cercherò di spiegare prossimamente: non mancheranno le occasioni.

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