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«Denunciate». È l’invito che Salvatore Cantone, rappresentante territoriale della Fai e presidente dell’associazione antiracket di Pomigliano d’Arco “Domenico Noviello”, rivolge agli imprenditori.

Nell’ultimo periodo sul territorio compreso tra Castello di Cisterna e Mariglianella diverse attività commerciali hanno subìto degli attacchi che stanno facendo temere per il racket. Una quindicina di giorni fa a Mariglianella è stata lanciata una bomba carta contro l’emporio di un commerciante cinese. Martedì notte a Castello di Cisterna è stato appiccato il fuoco in una concessionaria di auto di un 31enne di Brusciano. Due giorni fa un nuovo episodio incendiario: le fiamme hanno avvolto un furgone di un deposito di prodotti per parrucchieri a Brusciano, in via De Ruggiero.  Nel caso del negozio di Mariglianella, la pista dell’estorsione è stata quasi messa da parte nelle indagini a cui stanno lavorando i carabinieri. Accertamenti sono in corso sul rogo doloso ai danni del rivenditore di automobili. Mentre l’episodio di Brusciano potrebbe essere stato originato da cause accidentali: gli investigatori dell’Arma della compagnia di Castello di Cisterna stanno lavorando per appurarlo. I commercianti hanno negato di aver ricevuto minacce. Ma il susseguirsi degli eventi dannosi, nei confronti di esercizi commerciali concentrati nella stessa area, preoccupa: non fa sparire il pensiero che si possa trattare di azioni intimidatorie eseguite per spingere a pagare il “pizzo”. Salvatore Cantone, della Federazione antiracket italiana, esorta gli imprenditori a parlare: «Oggi denunciare conviene, prima di tutto perché non si sta soli. Noi diamo la piena disponibilità, garantendo l’anonimato».

Cantone, cosa ne pensa di questi episodi che si stanno registrando sul territorio?

«Se sono fenomeni di estorsione non lo posso dire, perché nessuno si è rivolto a noi, poi ci sono le indagini in corso. Però, da esperienza, nessuno ne parla ma il fenomeno delle estorsioni sul territorio c’è. Pure a Pomigliano. La notizia si ha che le imprese hanno pagato».

Lei dice che le imprese hanno pagato. Ci sono imprenditori che le hanno segnalato queste richieste estorsive?

«Io vorrei che venissero, ma non è successo».

E come fa a sapere che le imprese hanno pagato?

«Perché hanno fatto il giro. Ora c’è un processo per dei fatti successi a Casalnuovo».

Il riferimento è alle presunte richieste estorsive avanzate ad agosto scorso a Casalnuovo nei confronti della ditta che si occupa dei servizi cimiteriali e di una agenzia di onoranze funebri. Vicende per le quali l’8 marzo in udienza preliminare si deciderà se rinviare a giudizio gli indagati. Tre dei soggetti incriminati sono ritenuti affiliati al clan Gallucci di Casalnuovo, consorteria a cui gli inquirenti suppongono che sia legato anche il pregiudicato arrestato nei giorni scorsi ad Acerra con l’accusa di aver preteso dalla ditta edile che sta svolgendo dei lavori in città il 5% del valore con cui si era aggiudicato l’appalto.

Cantone, cosa fa la Fai sul territorio e cosa ha fatto fino ad oggi per prevenire e contrastare racket e usura in questa zona?

«Formazione e prevenzione, facendo vedere che stiamo sul territorio. Noi andiamo nelle scuole per comunicare cosa facciamo. Più di questo non possiamo, poi dipende dal commerciante o dall’imprenditore denunciare. Noi ci impegniamo per far sapere della nostra presenza sul territorio. Nelle scuole è l’ottavo anno che organizziamo gli incontri per la legalità».

Ma, concretamente, se viene un imprenditore presso la sua associazione e riferisce di essere vessato da estorsori o da usurai, cosa fate?

«L’associazione la prima cosa che fa è creare il punto di incontro tra l’imprenditore che decide di denunciare e le forze dell’ordine, per evitare che succeda qualcosa all’imprenditore. Insieme alle forze dell’ordine poi si trova il sistema per non fargli correre alcun pericolo».

Quindi accompagna l’imprenditore in questo percorso di incontro con le forze dell’ordine?

«No, lo accompagniamo dalla denuncia fino all’ultimo giorno della sua vita, perché entra in una famiglia, lo assistiamo fisicamente, moralmente, legalmente, e lui non rimane più solo».

A fronte dei diversi attacchi ad attività commerciali in questa parte della provincia di Napoli che iniziative avete intrapreso e a quali state pensando per il futuro?

«Noi prendiamo sempre delle iniziative sul territorio: incontriamo imprenditori, queste cose qui».