ACERRA – La morte della piccola Giulia, la bambina di Acerra sbranata dal pitbull di famiglia, è ancora avvolta da dubbi e interrogativi. Il padre, impiegato come barista in un’area di servizio, è ora indagato per omicidio colposo. L’uomo avrebbe inizialmente dichiarato che la figlia era stata aggredita da un cane randagio, salvo poi cambiare versione, raccontando di averla trovata in una pozza di sangue al risveglio.
Un altro elemento che complica il quadro investigativo riguarda la pulizia dell’appartamento, avvenuta la mattina successiva alla tragedia. Secondo quanto riferito da “Repubblica”, i familiari della bambina avrebbero ripulito la stanza prima che venissero apposti i sigilli. Tuttavia, l’avvocato Luigi Montano ha chiarito che si trattava solo di un tentativo di recuperare una foto della piccola e che nessuno era consapevole del sequestro in corso.
Nel frattempo, le autorità stanno analizzando i due cani presenti in casa al momento del dramma, il pitbull Tyson e la meticcia Laika. Le prime risultanze dell’autopsia hanno evidenziato segni di morsi compatibili con un cane, mentre si attendono gli esiti delle analisi sulle feci per verificare ulteriori tracce organiche riconducibili alla vittima. Entrambi gli animali sono stati trasferiti in un canile specializzato, dove il pitbull verrà valutato da un esperto per comprendere il suo comportamento.
Un dettaglio importante riguarda l’assenza di sangue nella bocca del pitbull: gli esperti ipotizzano che l’animale possa aver bevuto, eliminando così eventuali tracce ematiche. Saranno dunque necessarie analisi più approfondite per chiarire con certezza l’accaduto.
L’indagine prosegue per ricostruire la dinamica dell’evento e accertare le responsabilità di chi avrebbe dovuto proteggere la piccola Giulia.





