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Gallotti Argentino: il carabiniere toscano morto suicida nel convento di S. Maria del Pozzo di Somma Vesuviana

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All’alba del 1° novembre 1910 in una cella dell’ex convento di Santa Maria del Pozzo si suicidò il giovane ventottenne Argentino Gallotti fu Egidio, carabiniere di origine umbra in servizio presso la caserma di Somma Vesuviana.

All’alba del 1° novembre 1910 si diffuse una notizia agghiacciante tra la popolazione del centro abitato di Somma Vesuviana e della vasta frazione agricola di Santa Maria del Pozzo: un giovane carabiniere si era suicidato in una delle antiche celle del cinquecentesco convento francescano. All’epoca il Comune di Somma Vesuviana vantava il diritto di proprietà sull’intero edificio conventuale e relativa chiesa, a seguito delle leggi eversive dell’asse ecclesiastico del 1866: l’Amministrazione del Fondo Culto, infatti, con atto dell’aprile 1868, cedeva e consegnava alla Municipalità di Somma il fabbricato dell’ex convento, chiesa e orto appartenuti ai Padri Riformati di San Francesco. Per la tutela e la salvaguardia dei numerosi oggetti artistici, biblioteca e paramenti sacri di valore storico, il Regio Commissario (attuale Commissario prefettizio) Sebastiano Pignatelli, dispose un accurato servizio di pubblica sicurezza, affinché si garantisse la non manomissione e sottrazione degli oggetti in questione. La preoccupazione del nostro valente Commissario regio nasceva dal fatto che il Fondo Culto avanzava la pretesa di aver diritto sulle preziose mattonelle aragonesi, mentre la Confraternita dell’Immacolata Concezione reclamava l’esclusivo ed assoluto possesso dell’ipogeo come sede storica. Cosicché fu deciso di inviare sul posto, a guardia della chiesa, carabinieri della stazione di Somma e alcuni di rinforzo provenienti da altre località. In mancanza della benemerita toccava il compito alle guardie municipali Brunelli, Gaetano Cerciello e Formicucci. Il 31 ottobre del 1910 toccò il compito di guardia al carabiniere Gallotti Argentino, come riferisce il nostro compianto studioso Giorgio Cocozza.
Il quotidiano Il Mattino del 2 novembre 1910 così raccontò il luttuoso evento che avvenne in città: Ieri a Somma Vesuviana si suicida con un colpo di moschetto caricato a mitraglia il carabiniere Gallotti Argentino di anni 28. Questi della stazione di Monterchi, in provincia di Arezzo, era stato trasferito da oltre un mese a Somma Vesuviana in rinforzo del servizio di pubblica sicurezza. Di carattere serio, attaccato al servizio, egli non tardò a farsi amare dai nuovi superiori. Da più giorni però era di umore nero e manifestava tristi propositi. E l’altra notte fu mandato a prestare servizio presso l’edificio ex conventuale di Santa Maria del Pozzo, ove pernottò con un commilitone. Ieri mattina, approfittando del momento in cui il compagno era andato ad aprire il portone dell’ex-convento, diede esecuzione al triste proposito. Poggiata la testa al muro, lasciò partire il colpo dal suo moschetto, che aveva appositamente caricato a mitraglia anziché a pallottola. Il proiettile entrò dalla gola ed uscì dalla fronte. La morte dovette essere istantanea. Accorsero prontamente il Regio Commissario Pignatielli di Montecarlo, ed il giudice e avv. Cioffi con il solerte cancelliere Pantaleo. Lo spettacolo era dei più terribili. Il cadavere giaceva in una cella dell’ex convento, col corpo riverso terribilmente sfracellato, in una pozza di sangue. Sul pavimento e sulla porta vi erano tracce di materia cerebrale. Dalle lettere lasciate dal povero carabiniere parrebbe assodato che egli avesse nutrito propositi suicidi per il rimorso di aver venduto una casetta nel suo paese in Toscana per la quale vendita la madre (Sabrina Nardelli) era rimasta priva di abitazione. Le lettere sarebbero state scritte nella notte precedente al suicidio. Il quotidiano Il Mattino dichiarava che la casetta del suo paese era in Toscana, ma il luogo natio era la piccola frazione di Gioiella del Comune di Castiglione del Lago in Provincia di Perugia e ai confini con la Toscana.
Su un altro giornale dell’epoca, ancora, si leggevano le seguenti parole: Galotti Argentino cessava di vivere il 1° novembre 1910. Sul posto si recarono il Tenente dei Reali Carabinieri e il Capitano Comandante della Compagnia. Il Commissario Pignatielli, per riconoscenza verso il disgraziato milite e per rispetto della benemerita Arma dei Carabinieri, ha opportunamente disposto il trasporto funebre a spese del Municipio e di quant’altro poteva occorrere per la sepoltura del cadavere.
Il feretro fu accompagnato dalle Autorità, dai Sacerdoti, dai confratelli delle congreghe con ceri e dalla banda musicale cittadina. Castaldo Raffaele, Castaldo Vincenzo e Mercogliano Francesco compirono la pietosa opera di lavare e vestire il cadavere e ricomporlo nella bara costruita dal falegname Alfonso Bianco. La popolazione sommese manifestò il suo cordoglio e la sua solidarietà seguendo commossa la bara. L’intero servizio costò al Comune la somma di Lire 171,30; in essa era compresa la spesa di Lire 50 occorsa per risarcire la signora Bacio per i danni subiti dai lettini, materassi e relativa biancheria di sua proprietà imbrattata da sangue.
Le forze dell’ordine vivevano, e vivono ancora oggi, situazioni sempre al limite. Il problema diventa quando hai un’arma a portata di mano. A tal riguardo occorrono – come riferisce la psicologa Maria Grazia Santucci – molte più visite, molti più controlli, cercando di prevenire, aiutare e ascoltare.

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