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Somma Vesuviana, la reale Cappella di Santa Lucia tra storia e documentazione

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La Cappella reale di Santa Lucia ha costituito per secoli il principale luogo di culto e custode della memoria storica e politica della città e dell’intero regno. Voluta da Re Carlo I d’Angiò, ha accolto figure religiose di spicco e cappellani di corte nominati direttamente dai sovrani e dai papi.

 

 

Disegno di Raffaele D’Avino

L’intitolazione a Santa Lucia della chiesetta trovò riscontro nella forte predilezione che la famiglia reale d’Angiò nutriva per la martire siracusana, tantoché all’epoca furono edificate in suo onore numerose cappelle nell’intero regno. Santa Lucia – oltre ad essere una delle sante più venerate e facilmente riconoscibili grazie all’attributo oculare che reca – incarnava gli ideali di forza, di combattente contro l’infedele e di martirio, come afferma lo studioso Francesco Calò (Dalla Sicilia alla Puglia: Santa Lucia e gli Angiò. L’iconografia luciana tra culto e propaganda, invece,(secoli XIII-XV), in Arte Cristiana, 911 marzo/aprile 2019pp. 122-12). La venerazione luciana, inoltre, che si sviluppò precocemente in Sicilia, già all’epoca di Ruggiero I d’Altavilla, non solo si diffuse rapidamente in Campania, ma fu portatrice di precisi significati politici e dinastici nel Medioevo, attraverso le numerose testimonianze monumentali, realizzate dalle due case reali concorrenti: gli angioini e gli aragonesi. Riporta l’abate Domenico Maione, primo storico di Somma, nella sua opera del 1703 dal titolo Breve Descrizione della Regia Città di Somma a pagg. 12- 13: …vi era la real Chiesa edificata da Re Carlo I d’Angiò di S. Lucia, della quale oggi appena ve ne sono alcune reliquie (resti) nel Monte d’essa nelle pertinenze della Chiesa di S. Maria a Castello, della quale Chiesa di S. Lucia D. Nicolò d’Albasio nella memoria Orsina car.40, leggendosi di essa, e del suo Reg(io) Cappellano, quale ottenne la sua provisione sopra la Bagliva, & esazzione delle decime, ne Registri della Zecca del 1269 C. car.127 presso detto Albasio dette car.40 del 1275 D. car. 31. del 1277. F. car. 30 del 1280. B. car. 162, e leggesi Bartolomeo Caracciolo detto Carafa di Napoli Rettore della Chiesa di S. Lucia di Somma nel registro del 1345. 1346. D. car. 47., e legonsi Carlo, e Luigi di Rosa di Napoli aver la concessione della Cappellania di detta Chiesa di S. Lucia di Somma nel fasc. con coverta di Re Ladislao, e Giovanna car.24.,& oggi è il suo beneficiato il signor D. Antonio Mormile fratello del Signor Duca di Campochiaro.

Attesta, invece, Gianstefano Remondini nel tomo III della sua opera del 1757 dal titolo Della nolana ecclesiastica storia a pagina 304, che fu già sul monte […] un’ anticchissima cappella, di cui oggi appena se ne veggon le vestigia, edificata ad onore di S. Lucia da re Carlo I d’ Angiò, che assegnolle un Cappellano, come può vedersi nel registro della Zecca del MCCLXIX e come si legge nell’Archivio della real giurisdizione del Cioccarelli (Bartolomeo Chioccarello) al Tomo V delle Chiese, e Benefizj. A riguardo, numerosi sono i documenti angioini citati dall’avv. Francesco Migliaccio nelle sue Inedite Notizie Ecclesiastiche che vanno dal 1268 al 1885 – 1939.

 

 

Lo storico Candido Greco a pagina 68 del suo libro I Fasti di Somma afferma che dopo la rivolta contro Manfredi del 26 febbraio 1266, il castello di Somma aveva subito numerosi danni. Re Carlo affidò all’architetto francese Pierre de Chaule l’incarico di progettare le necessarie riparazioni, e su desiderio della regina Margherita (di Borgogna) riedificò o restaurò inizialmente la sola vecchia cappella regia, adattandola al nuovo stile gotico. Secondo il Greco, quindi, una regia cappella con benefici diversi già esisteva precedentemente alla venuta degli angioini. Resta il fatto che la nuova cappella fu affidata nel 1269 a Theobaldo de Sancto Maurizio, cappellano della regina, canonico di Squillace, le cui prime notizie si hanno tra il 1269 e il 1270 [R. Filangieri, I registri della Cancelleria angoina, vol. III, pag. 213]. Il cappellano, insieme alla nomina, ebbe anche l’autorizzazione a riscuotere le decime, provisio pro decimis baiulationis Summe. Filangieri ci conferma, ancora, che già a partire dal 1269 il re ordinò alla Bagliva di Somma di rispettare la sua volontà ut exhibeant decimas Rectori ecclesie S. Lucie de castro Summe. Nel 1279 la cappella passò ad Hugonus de Perota, de Petrona, de Perone, canonico di Artois, prothocappellanus, consigliere e familiare di re Carlo I, per la morte di Teobaldo, che chiese immediatamente che gli fossero dovute le decime stabilite. Nel 1298, la cappella fu conferita a Giacomo di Capua, figlio del giurista Bartolomeo di Capua (1248 – 1328), divenuto, nel 1307, protonotario apostolico. Nel 1331, ancora, un di Capua, stavolta Riccardo, risulta rettore della cappella. Nel 1345, un altro documento riporta 1343, la regina Giovanna I nominò Bartolomeo Carafa, rettore della real chiesa di Santa Lucia, fino alla nomina di arcivescovo di Bari, avvenuta il 23 maggio del 1347, sostituito da d. Giovanni Pietro de Luca. Con un salto passiamo al XVI secolo: il 28 aprile del 1504, data fornita dal Remondini, la detta cappella venne conferita al clerico D. Felice Viola dalla regina Giovanna III per rinunzia fatta nelle sue mani da D. Andrea della Cavallona.

 

 

Nella Santa Visita del 1561, invece, si legge: Accesserunt etiam ad cappellam Sancte Lucie intus castellum vetus extra terram Summe que capella est penitus diruta, et ibi comparens donnus Dominicus Viola Sancte Anastasie dixit (es)se Rectore et produxit bullam institutionis in carta pergamena dove era scritto che la cappella di Santa Lucia del Castello era vacante e occupata, per libera rinuncia fatta da don Felice Viola, dallo stesso don Domenico Viola, come risulta chiaramente scritto nella suddetta bolla, emessa con sigillo impresso dal reverendo d. Felice de Mastrillis, vicario di Nola per l’anno millecinquecentoventinove, ultimo di aprile, seconda indizione, sotto il pontificato di Clemente VII, anno sesto. Interrogato don Domenico Viola ad que onera teneturrespondit che quando è lo dì (giorno) di Santa Lucia ce fa celebrare la messa cantata per devotione et obbligatione, et fra l’anno per devotione fa celebrare alcune messe a Santa Maria della Nova de Santo Anastaso per rispetto che detta cappella è diruta […] et per devotione paga con le poche entrate della detta capella alle preti che dicono dette messe. Nella Santa Visita del 1580 si presentò come rettore don Lorenzo Averaimo, che risultò essere il sostituto di don Rainaldo Viola, e che affermò di celebrare una messa ogni settimana. Nel 1586, dopo la morte di Averaimo, il rettore era Persio Caccavari (o Caccabari), nominato con bolla di papa Gregiorio XIII, inviata dal cardinale Filippo Spinola [S.Visita, 1586]. Nella Santa Visita del 1630 il rettore era l’abate Bartolomeo Capograsso, nominato dalla Santa Sede il 30 novembre del 1614 coll’obbligo di una messa nel giorno di S(ant)a Lucia. Certamente l’eruzione tremenda del 1631 dovette distruggere la cappella quasi completamente, in quanto già nel 1703 vi erano solo pochi resti come attestato dal sopracitato storico Domenico Maione e vi era già un beneficiato. Sicuramente, il beneficio ecclesiastico transitò nella vicina chiesetta di S. M. di Castello o de lo Castro, poichè nel 1662 non solo è attestato un altare dedicato al beato Gaetano, ma anche uno a Santa Lucia [cit. F. Micliaccio, Notizie inedite]. Il diritto canonico prevedeva che se una cappella fosse stata distrutta o resa non praticabile ai divini offici, il beneficio ecclesiastico ad essa legato non si estingueva immediatamente. Il beneficiato rimaneva tale e continuava a godere dei frutti o delle rendite economiche (la dote). Per beneficiato, dal latino medievale beneficiatus, inoltre, si intendeva anche l’ecclesiastico, come un sacerdote o un canonico, che era titolare di quel determinato beneficio. Dopo la morte di Bartolomeo Capograsso nel 1651, quindi, inziò l’epoca dei beneficiati con Don Tommaso de Magistris, come afferma lo storico Migliaccio; con Don Michele Cimmino nel 1665; con Don Antonio Mormile, attestato nel 1703; con il canonico Don Pietro Riccio nel 1744; e, infine, con Don Michele d’ Arienzo nel 1780. Nel 1928, così scrive il dott. Alberto Angrisani nella sua opera Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla città di Somma Vesuviana a pagina 25: Sono oggi completamente distrutte le mura absidali della R. Cappella di Santa Lucia, viste nella mia infanzia or sono circa trentacinque anni addietro, e delle quali conservo preciso il ricordo perché dalla disposizione di quelle rovine aveva intuito che vi doveva essere una piccola abside circolare con una stretta finestra nel centro: probabilmente una monofora archiacuta. Il dott. Alberto Angrisani nacque nel 1878, quindi vide sicuramente i resti di quella cappella quando aveva circa 15 anni. Certamente, quella piccola chiesetta reale non era stata soltanto un gioiello architettonico e sacro, ma custode silenziosa dell’antica memoria collettiva.

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