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San Giuseppe Vesuviano, è scontro tra Sepe e gli ex assessori: Carillo ed Ementato respingono le accuse

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Dopo la revoca degli incarichi si alzano i toni. I due ex componenti della Giunta contestano la versione del sindaco e rivendicano il lavoro svolto. Al centro dello scontro il rapporto con il Pd e il nuovo assetto politico dell’amministrazione.

 

 

SAN GIUSEPPE VESUVIANO – La frattura ormai è politica, prima ancora che amministrativa. Dopo la revoca degli incarichi a Nicola Carillo e Andrea Ementato, il confronto con il sindaco Michele Sepe esce definitivamente dalle stanze di Palazzo di Città e si trasferisce sul terreno delle dichiarazioni pubbliche.

I due ex assessori, espressione del Partito Democratico, hanno deciso di replicare alle parole utilizzate dal primo cittadino per spiegare la decisione di interrompere il rapporto con loro. E lo fanno contestando apertamente alcuni passaggi della ricostruzione fornita da Sepe. 

Il primo punto riguarda la scelta del vicesindaco. Carillo ed Ementato respingono l’idea che dietro le tensioni ci fosse la volontà del Pd di imporre un proprio nome. La loro versione è differente: dopo le dimissioni di Antonio Borriello, sostengono, il partito avrebbe rappresentato una propria posizione politica lasciando comunque al sindaco la libertà di individuare tra gli assessori democratici la persona ritenuta più adatta all’incarico. 

Ed è proprio su questo terreno che le due letture sembrano ormai difficilmente conciliabili.

Gli ex assessori: «Non eravamo interessati alle poltrone»

Ancora più netta è la replica all’accusa di essere stati maggiormente interessati agli incarichi che al prosieguo dell’azione amministrativa.

Carillo ed Ementato non ci stanno e affidano la propria difesa ai risultati che sostengono di aver prodotto durante il periodo trascorso in Giunta.

Richiamano, tra le iniziative, Taste of Vesuvio, il bando per l’affidamento del Palazzetto dello Sport e la candidatura di un progetto relativo ai percorsi turistici regionali realizzato insieme ad altri Comuni, con San Giuseppe Vesuviano capofila. E pongono una questione politica precisa: se il giudizio sul loro operato era negativo, si domandano, perché nei due anni precedenti non sarebbero arrivate contestazioni sul lavoro svolto? 

È probabilmente questo uno dei passaggi più delicati dello scontro.

Perché la discussione non riguarda più soltanto la revoca di due deleghe assessorili, prerogativa del sindaco, ma investe il giudizio complessivo su un’esperienza amministrativa che fino a poche settimane fa vedeva gli stessi protagonisti sedere dalla medesima parte del tavolo.

C’è poi un’altra contestazione avanzata dai due ex assessori: quella relativa al dialogo interno alla maggioranza. Secondo Carillo ed Ementato, dall’inizio di maggio sarebbero mancati momenti strutturati di confronto politico. Il Pd avrebbe chiesto più volte un incontro per conoscere il progetto che il sindaco intendeva portare avanti; confronto che, nella loro ricostruzione, sarebbe arrivato soltanto a ridosso del delicato passaggio consiliare sugli equilibri di bilancio.

Una lettura che si contrappone evidentemente a quella di Sepe, che ha motivato la revoca degli incarichi parlando di un rapporto fiduciario e politico ormai compromesso. La decisione del sindaco è arrivata dopo il durissimo confronto consumatosi anche pubblicamente in Consiglio comunale. 

E proprio qui occorre distinguere le rispettive responsabilità politiche dalle prerogative istituzionali: la scelta degli assessori e la permanenza del rapporto fiduciario con essi rientrano nella sfera del primo cittadino. Sul piano politico, invece, resta aperto il confronto sulle ragioni che hanno portato alla rottura.

Carillo ed Ementato spostano infine il confronto sul futuro. La domanda rivolta a Sepe riguarda il nuovo perimetro politico sul quale l’amministrazione sta costruendo la prosecuzione della consiliatura. I due ex assessori chiedono al sindaco di spiegare ai cittadini le ragioni dell’apertura verso consiglieri provenienti da schieramenti che nel 2024 si erano presentati alternativi alla coalizione vincente. 

È una contestazione politica, alla quale corrisponde però un dato altrettanto evidente: il sindaco ha scelto di verificare in Consiglio comunale l’esistenza delle condizioni per proseguire l’esperienza amministrativa e il recente voto sugli equilibri di bilancio ha dimostrato che, almeno numericamente, quelle condizioni esistono. 

Il punto diventa allora capire quale forma assumerà questa nuova fase. Se si tratterà di un sostegno limitato a singoli provvedimenti, di una collaborazione programmatica più strutturata oppure della nascita di un nuovo equilibrio politico lo diranno le prossime settimane.

Una cosa, invece, appare già chiara: tra Sepe e i due ex assessori la separazione politica è ormai consumata.

Carillo ed Ementato assicurano che continueranno a difendere il lavoro realizzato nei due anni trascorsi nell’esecutivo e il progetto politico con il quale erano stati chiamati ad amministrare la città. 

Sepe ha invece scelto di esercitare una propria prerogativa e di andare avanti con una squadra e un equilibrio politico differenti.

In mezzo resta San Giuseppe Vesuviano. Ed è forse proprio questo l’elemento che dovrà tornare rapidamente al centro del confronto. Perché una dialettica politica anche aspra appartiene alla vita democratica; ciò che i cittadini possono legittimamente attendersi, però, è che lo scontro non finisca per rallentare l’attività amministrativa.

Le posizioni sono ormai sul tavolo. Gli ex assessori hanno fornito la loro versione, il sindaco ha motivato le proprie decisioni. Adesso saranno gli atti amministrativi e i risultati della nuova fase a dire se il nuovo equilibrio costruito intorno a Sepe riuscirà a garantire alla città stabilità e continuità di governo.

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