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L’”estemporanea” di pittura del 6 luglio è stata organizzata nei luoghi di Ottaviano dal Comitato “Cifariello”, di cui è presidente l’avv. Marcello Fabbrocini, insieme con l’associazione napoletana “Noi vittime del consumo”. La dedica alla “Scuola di Posillipo”. I Maestri della scuola pittorica ottavianese, e la storia importante delle “estemporanee” degli anni ’60 e delle mostre del Circolo “A. Diaz”. La prestigiosa presenza del Maestro Claudio Scarano.

 

Il progetto è un passaggio importante nel programma del Comitato Civico “A. Cifariello” che mira alla tutela e alla promozione del patrimonio ottavianese dell’arte, della storia, delle tradizioni e dell’ambiente. E per avviare la realizzazione del progetto il Comitato presieduto dall’avv. Marcello Fabbrocini ha organizzato,il 6 luglio scorso, con l’associazione napoletana “Noi vittime del consumo”, una “estemporanea” di pittura, un nuovo capitolo di quella affascinante storia delle “estemporanee” che molti anni fa portarono nelle piazze e nelle strade di Ottaviano pittori e critici di grande nome. Raccontava Vincenzo Casinelli che, conclusa la storia delle “estemporanee”, il culto della pittura napoletana venne ereditato dal Circolo A. Diaz, che organizzò per anni mostre di grande rilievo artistico. La sera del 6 luglio, nel chiostro della Chiesa del Rosario, Carmine Cimmino ha sottolineato il valore del progetto del Comitato Civico e si è assunto l’impegno di ricordare, in una serie di “incontri”, gli scrittori e i pittori di Ottaviano. I pittori ottavianesi, in particolare Michele Arpaia, Aurelio Bifulco e Domenico Costagliola si può dire che costituiscano una “scuola”, perché, al di là della sostanziali differenze che la loro pittura presenta sotto molti aspetti, il tema del “paesaggio” ottavianese è fatale che essi lo percepiscano anche attraverso la memoria dei modi e delle forme in cui percepirono il “paesaggio” Vesuviano i grandi pittori napoletani dell’Ottocento. Non dimentichiamo che Gabriele Smargiassi, Filippo e Giuseppe Palizzi frequentarono Ottajano e vi lavorarono, e che non solo i Medici, ma anche i Bifulco, gli Scudieri, i Saggese e gli Ammirati possedevano quadrerie di grande valore. E Cimmino ha fatto notare che i paesaggi di Costagliola ricordano Pratella e Villani, che la tavolozza di Bifulco è luminosa come quella di Irolli e di Migliaro, e che la penna e la spatola di Michele Arpaia sono la testimonianza immediata della “passione” che egli nutriva per Luigi Crisconio, per Carlo Striccoli e per Alberto Chiancone. A questi Maestri ottavianesi Cimmino dedicherà non solo gli “incontri”, ma anche alcuni articoli sul nostro giornale. Infine, egli ha esortato gli organizzatori dell’ “estemporanea” a ricordare che la qualità dell’iniziativa non si misura dal numero dei partecipanti, ma dal valore delle opere: e i quadri dei napoletani Claudio Scarano e Bruno Improta, e dell’ottavianese Mario Romano (v. immagine in appendice) consentono di affermare che la prima edizione dell’ “estemporanea” è stata già un successo. Il prof. Biagio Simonetti, assessore del Comune di Ottaviano, ha esortato il Comitato a proseguire il cammino lungo la strada intrapresa, a stringere solidi rapporti di collaborazione con l’Amministrazione Comunale, a coinvolgere nel progetto anche le scuole cittadine, poiché matita e colori sono insostituibili strumenti di cultura e di percezione consapevole.

Claudio Scarano è pittore di fama: la perizia con cui “impagina” i suoi paesaggi – per esempio, quello che apre l’articolo -e varia i toni cromatici per rendere la suggestione della profondità sa di “accademia”, nel senso più alto del termine, e cioè di una sapiente e originale meditazione sui capolavori dei grandi paesaggisti napoletani. La sua pennellata, duttile e nervosa come quella dei Carelli, dà vita e movimento anche alle pietre dei muri e rende “leggere” anche quelle masse di verde che Siviero considerava la dannazione dei pittori. In certi passaggi, Claudio Scarano tratta i colori ad olio con quella “sensibilità tattile” che Casciaro metteva nei suoi pastelli. Scarano, ha detto Cimmino, ha il “dono” di Irolli e di Migliaro: “sente” il paesaggio come una “persona”, ne coglie umori e carattere, e li esprime con grande sicurezza.

Dunque, bisogna sviluppare il progetto delle “estemporanee” e delle mostre, anche perché i pittori ottavianesi e vesuviani non sono pochi, oggi: è importante trovare la formula che sappia sollecitare l’interesse di tutti. I pittori, si sa, sono artisti “difficili”. Come i musicisti.