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Ex pastificio Russo, tutto da rifare: il Comune di Pomigliano annulla il centro commerciale

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Revocati dall’ufficio tecnico comunale tutti i permessi a costruire rilasciati tra il 2019 e il 2020 all’imprenditore della fabbrica alimentare chiusa per fallimento oltre dieci anni fa 

 

“L’autorizzazione del Comune per un centro commerciale al posto dell’ex pastificio Russo ha consentito di far eludere tasse per quasi 800mila euro e di aggirare l’ostacolo dei permessi di competenza della Regione Campania”. Con questi due principali presupposti l’attuale dirigenza dell’ufficio tecnico del Comune di Pomigliano ha annullato tutti i permessi a costruire concessi alla immobiliare Russo Real Estate dalla stessa municipalità, permessi rilasciati dall’ente locale fino a pochi giorni prima delle elezioni amministrative del 2020. Il cantiere del centro commerciale che l’immobiliare vuole realizzare si trova in via nazionale delle Puglie, nell’area della fabbrica alimentare chiusa per sempre a seguito di un fallimento, oltre dieci anni fa. Un cantiere che è stato sequestrato due volte dalla polizia municipale, l’anno scorso. Una prima volta a causa di una contestazione legata a violazioni di natura ambientale. La seconda proprio per gli stessi motivi che hanno spinto la dirigente dell’ufficio tecnico, l’architetto Lucia Casalvieri, ad annullare, il 21 gennaio scorso, le pratiche e i permessi rilasciati dal Comune sotto l’amministrazione retta dall’ex sindaco Raffaele Russo. Entrambi i sequestri erano stati convalidati dal tribunale di Nola. Poi però il tribunale del Riesame ha dissequestrato il cantiere. Ma l’architetto Casalvieri ha lo stesso annullato i permessi a costruire. Dunque, tutto da rifare per la Russo Real Estate. A ogni modo l’azienda può rivolgersi alla magistratura amministrativa nel tentativo di far annullare, a sua volta, il provvedimento appena formato dall’ufficio tecnico del Comune di Pomigliano. Un provvedimento che è stato notificato per conoscenza anche alla progettista del centro commerciale. Secondo quanto emerso dalle carte dell’annullamento dei permessi il pastificio Russo era stato “frazionato” in due unità catastali, ciascuna delle quali è stata definita nel progetto “una media struttura di vendita”. Le due unità catastali hanno quindi ricevuto dal Comune, tra il 2019 e il settembre del 2020, due licenze edilizie distinte. Ma adesso il Comune definisce questo frazionamento catastale “un espediente irregolare che ha avuto come conseguenza l’apertura di un cantiere per la realizzazione non di due medie strutture di vendita ma di un unico, grande, parco commerciale”. “Una trasformazione edilizia dell’area oggetto di intervento – scrive l’architetto Casalvieri – avvenuta in violazione degli standard urbanistici”. Un espediente che ha comportato anche “l’aggravio del carico urbanistico cittadino da parte del parco commerciale”. A proposito di quest’ultimo aspetto della vicenda l’ufficio tecnico fa notare che “il parco commerciale in costruzione”, proprio a causa delle dimensioni che stava per assumere grazie alle autorizzazioni comunai ritenute non a norma di legge, avrebbe dovuto subire “una procedura abilitativa ben più gravosa e complessa, che tra l’altro doveva prevedere l’istituzione di una conferenza dei servizi presso la Regione Campania e non certo la procedura, più semplice, prevista per la realizzazione di strutture commerciali di medie dimensioni”. “Il frazionamento del pastificio – scrivono i tecnici municipali – non è stato autorizzato né poteva essere autorizzato in quanto l’edificio industriale essendo destinato a un’unica attività industriale non poteva essere frazionato in unità autonomamente utilizzabile per uso industriale o altro uso compatibile (commerciale) con la destinazione urbanistica, senza la previsione di opere di ristrutturazione edilizia necessarie al frazionamento stesso”. “Dulcis” in fundo c’è la faccenda delle tasse di costruzione da versare al Comune. “Oltre 800mila euro di oneri – si specifica nella relazione del Comune – non sono stati versati al Comune per questo progetto. Ma bisogna specificare che non sono stati nemmeno chiesti dal Comune al momento del rilascio dei permessi”.
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