Si è concluso con venti condanne il procedimento nei confronti di presunti affiliati e fiancheggiatori del clan Mazzarella, attivi tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e detenzione abusiva di armi. Lo riferisce Il Corriere del Mezzogiorno.
La pena più alta è stata inflitta a Rosario De Bernardo, ritenuto dagli investigatori figura di riferimento del gruppo Anastasio-De Bernardo collegato al clan Mazzarella: per lui il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Napoli ha disposto una condanna a diciannove anni di carcere. Pesanti anche le pene decise nei confronti di Salvatore Di Caprio, condannato a diciotto anni e sei mesi, Carmela Miranda a diciotto anni e quattro mesi, Fabio Annunziata a diciotto anni e Clemente Correale a quindici anni e quattro mesi.
Secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta, il gruppo avrebbe gestito attività legate allo spaccio di droga e alle estorsioni nell’area vesuviana, mantenendo rapporti diretti con il clan Mazzarella di Napoli. Tra gli imputati compare anche Raffaele Anastasio, raggiunto da una condanna a nove anni di reclusione.
Nel procedimento è stato coinvolto anche Michele Mazzarella, per il quale il gup ha disposto una pena di sei anni in continuazione con una precedente sentenza già passata in giudicato.
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia Giuseppe Visone e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, avrebbe ricostruito il sistema di gestione delle piazze di spaccio nell’area tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia. Secondo l’accusa, Michele Mazzarella avrebbe autorizzato direttamente dal carcere l’attività dei punti di vendita della droga, controllando i canali di approvvigionamento e la raccolta dei proventi destinati al sostegno economico del clan e dei detenuti.
Tra le principali piazze di spaccio finite sotto la lente degli investigatori ci sarebbe stata quella del Parco Fiordaliso, in via San Sossio a Somma Vesuviana, indicata dagli inquirenti come uno dei centri più attivi per la distribuzione di cocaina, crack, hashish, marijuana e kobret.







