Non passa giorno senza che Vincenzo De Luca, da buon “osservatore disinteressato”, non faccia partire una delle sue consuete bordate all’indirizzo di Roberto Fico, l’ex presidente della Camera catapultato nella corsa a Palazzo Santa Lucia. Puntuale come un abbonamento Rai, il governatore uscente si collega in diretta social e scocca la frecciatina quotidiana. Stavolta l’argomento è il “codice etico”:
«Ho sentito parlare di introduzione di un codice etico. Su questo punto sono puntiglioso: chi viene in Campania il codice lo deve imparare, non insegnare. Noi abbiamo un modello di gestione rigorosa e spartana della cosa pubblica».
Tradotto: in Campania l’etica è già in saldo sugli scaffali, basta saperla riconoscere.
Fico, invece, fa la parte del monaco zen: non replica, non risponde, non si scompone. «Nessuna polemica con lui. Mai», ripete ai suoi, come se stesse recitando un mantra contro il malocchio.
De Luca, però, ci tiene a ricordare a tutti che lui di “etichette” se ne intende: «Chi vi sta parlando è il primo degli impresentabili, sono il numero uno», dice con orgoglio, come se fosse un titolo da sfoggiare al curriculum.
E siccome non gli basta, mette nel mirino anche il reddito di cittadinanza in salsa regionale: «Noi siamo all’avanguardia, anche in questo caso bisogna imparare non insegnare». Per non parlare della stoccata a Gaetano Manfredi, accusato di organizzare “compleanni, prime comunioni, anniversari e pippe varie” invece di governare Napoli.
Nel frattempo, mentre De Luca affina il suo repertorio, Fico si allena al silenzio olimpico, convinto che ignorare sia la miglior risposta. Al massimo, per stemperare, ci pensa Maurizio Crozza che trasforma il tutto in sketch televisivo, mettendo sul palco il finto Fico e il finto De Luca. Perché, a conti fatti, la campagna elettorale in Campania è già uno show comico involontario.



