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Castellamare di Stabia: una serata dedicata a rettili e anfibi

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Un incontro speciale per conoscere gli anfibi e i rettili della Campania e del territorio vesuviano per imparare a proteggerli

 

Tartarughe, rane, lucertole, gechi, salamandre e tritoni. Saranno loro le specie omaggiate nell’evento “Rettili e Anfibi della Campania”, a cura dell’Associazione ARDEA per la Ricerca la Divulgazione e l’Educazione Ambientale e il Club Alpino Italiano (CAI) di Castellamare di Stabia, tenuto dal naturalista ed erpetologo Marco Basile. L’incontro, che si terrà oggi venerdì 20 novembre alle 19.30 presso il circolo del CAI di Castellamare di Stabia vuole fare il punto sulla situazione campana e vesuviana di questa fauna minore, spesso trascurata, e che vive spesso a stretto contatto con l’uomo.

 

Ardea ha infatti chiamato a raccolta i cittadini, che a titolo volontario per collaborare alla difesa della natura hanno fotografato le specie incontrate e inviato i dati all’Associazione, per aderire al progetto di citizen science. “In poco più di un anno, siamo riusciti a raccogliere una quantità di dati tale che oggi, per ogni singola specie, abbiamo il 20% dei dati in più rispetto al passato e conosciamo molto meglio la loro distribuzione” spiega Basile.

C’è da ricordare che gli anfibi e i rettili presenti in Italia sono tutti protetti da normative comunitarie ed internazionali, in primis dalla Convenzione di Berna del 1979.  Delle oltre cento specie presenti nello stivale, in Campania ce ne sono 12 di anfibi e 20 di rettili. “In particolare, nel vesuviano abbiamo 15 specie di rettili e 10 di anfibi, sebbene la tartaruga Testudo hermanni, la salamandra e la salamandrina andrebbero riconfermate, poiché le ultime segnalazioni sono molto vecchie: precedenti al 1984” continua Basile. “Il Vesuvio ha un ruolo storico molto importante per questa fauna minore: è da qui che proviene l’Olotipo di salamandrina, cioè il primo esemplare mai descritto. E ad avere quest’onore fu lo zoologo Lacépède. La chiamò Salamandrina troi-digits o ter-digitata, ovvero con tre dita. In realtà ne ha quattro, si pensa quindi abbia sbagliato a contare”. Ma l’area vesuviana continua a regalare sorprese anche oggi. “L’anno scorso ad esempio, nel Parco Gussone di Portici Francesco Nugnes ha ritrovato i gongili, piccoli sauri diventati endemici nel parco da oltre un secolo, anche se introdotti nella metà del ‘700, e che da anni non si vedevano più” racconta Basile.

In Campania sono presenti numerosi endemismi italiani, cioè specie esclusive della nostra penisola: il saettone occhirossi Zamenis lineatus, il tritone italico Lissotriton italicus, l’ululone appenninico Bombina pachypus, e la raganella Hyla intermedia. E, soprattutto, insieme alla Puglia, la Campania è l’unica regione in cui sono presenti entrambe le salamandrine ed una delle poche in cui ancora nidifica la tartaruga marina Caretta caretta. Ma come purtroppo accade spesso, la convivenza con l’uomo non è sempre semplice per queste specie.  “Tra le specie più a rischio” spiega Basile “ci sono tutte quelle legate per la riproduzione a siti artificiali, come gli ululoni, i tritoni ed talvolta anche le salamandrine. Infatti, le pratiche tradizionali di manutenzione e costruzione di pozzi, abbeveratoi e fontanili stanno scomparendo a favore di metodi moderni di solito più invasivi, come la pulizia tramite raschiatura o erbicidi e l’imposizione di grate. Tutti metodi che impediscono e ostacolano la riproduzione di queste specie”. Altre volte, invece, il problema sono le specie cosiddette invasive: rilasciate in natura dall’uomo accidentalmente o volontariamente, che hanno iniziato a competere con le specie endemiche per l’alimentazione o per l’habitat. “Basti pensare alle tartarughine di acqua dolce che molti hanno a casa, le Trachemys. Spesso in passato sono state rilasciate in natura da chi magari non poteva più occuparsene, e si sono diffuse a macchia d’olio: in pratica, oggi, sono presenti in ogni stagno, lago o specchio d’acqua vicino a aree urbane importanti. E rappresentano una grossa minaccia per la fauna locale e soprattutto per le Emys, le tartarughe nostrane, sulle quali è avvantaggiata per la competizione sui siti di basking, cioè tutti quei posti dove le vediamo immobili riscaldarsi al sole. Per le rane invece l’unica specie invasiva segnalata in passato, ma non riconfermata, è Lithobates catesbeianus. La sua presenza però può essere molto dannosa poiché preda altre rane ed è avvantaggiata nella competizione, oltre a poter essere vettore di chitridio, un pericoloso fungo che blocca gli scambi gassosi sull’epidermide degli anfibi provocandone la morte”. Proprio per questo capire la distribuzione di queste specie, e il loro stato di salute a livello di popolazione è fondamentale per non perdere il nostro patrimonio più grande: la biodiversità.

 

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