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sabato, Novembre 27, 2021

Angela Rosauro presenta il suo libro “Lu cuntu de lu brigante Barone”

Il libro verrà presentato sabato 23 ottobre, a Pollena, nella Villa Cappelli, a partire dalle 18.30. Il coro “Gaetano Di Matteo” interpreterà canti coerenti con il tema del libro, e della particolare e significativa struttura del libro parlerà Carmine Cimmino. Il programma prevede anche un “assolo” su violino della prof.ssa Furnari. La “serata” verrà condotta  dal giornalista Paolo Perrotta

L’avventura di Vincenzo Barone e dei suoi briganti fu breve: durò cinque mesi, e non fu facile capire per gli abitanti di Sant’ Anastasia, di Pollena, di Somma se e in che misura la loro violenza avesse anche radici politiche. La storia di Barone finì nella notte tra il 27 e il 28 agosto 1861, nella casa dei “Palamolla” “a Trocchia”, dove il brigante aveva trovato rifugio. Ma i soldati “piemontesi” del 6° reggimento, “avvertiti” da alcuni informatori, irruppero nella casa e crivellarono di colpi un armadio e Barone che in quell’armadio si era nascosto. Come scrive Carmine Cimmino nel suo libro “I briganti del Vesuvio”, tra gli ufficiali dei “piemontesi” c’era il tenente Gaetano Negri che poi divenne sindaco di Milano. Il Negri rivelò, in una sua lettera, che era stata proprio Luisa Mollo, la compagna di Vincenzo Barone, a indicare ai soldati con lo sguardo l’armadio chiuso. Il cadavere di Barone venne esposto in pubblico, “come ammonimento”, in piazza Trivio, a Sant’ Anastasia, e vi restò tutta la giornata del 28: accanto al cadavere del capo venne esposto anche il cadavere di un altro brigante, Gennaro Maione, anche lui catturato in casa Palamolla e fucilato dai “piemontesi” all’alba del 28, a pochi metri dal luogo in cui il suo corpo venne poi esposto. Il libro di Angela Rosauro si divide in due parti: nella prima è la storica che racconta l’avventura di Vincenzo Barone; la seconda parte si sviluppa secondo lo schema dell’azione scenica, i cui temi essenziali sono il “tradimento” e la percezione del “fallimento”. In questa seconda parte Angela Rosauro dimostra di possedere in misura notevole le qualità della scrittrice di teatro: l’introspezione psicologica, l’uso sapiente dei “tempi” scenici, la capacità di cogliere e di rappresentare il dramma evitando le contaminazioni della retorica. Carmine Cimmino certamente illustrerà la complessa figura del brigante e parlerà del “ritratto” che ne fa la Rosauro. A me interessa, in questo momento, sottolineare l’importanza della decisione della Rosauro, Dirigente Scolastica, di interessarsi di un capitolo importante della storia non solo vesuviana, ma italiana, perché i contrastanti giudizi sull’attività e sul ruolo dei briganti occupano un posto centrale nel dibattito ancora in corso sui modi e sulle ragioni di quel complicato processo militare, politico, economico che portò all’Unità d’Italia. Gaetano Negri non nascose – lo scrive Carmine Cimmino – che proprio la sua partecipazione alla “guerra contro i briganti” gli permise di diventare sindaco di Milano, ma non nascose nemmeno di aver provato una grande amarezza davanti agli episodi di brutale violenza di cui si resero responsabili, durante quella guerra, i soldati “piemontesi”. Angela Rosauro ha voluto ricordare a tutti che lo studio della storia deve svolgere un ruolo fondamentale nei programmi della Scuola, nella preparazione e negli interessi culturali dei giovani, nel consolidamento di quei valori dell’identità civica che la pandemia ha offuscato e offusca in misura drammatica. Durante la “serata” che verrà condotta dal giornalista  Perrotta, alcuni canti legati al tema dei “briganti” verranno interpretati dal coro che porta il nome di “Gaetano Di Matteo”,  un Uomo che dedicò la sua vita all’amicizia, alla musica e alla cultura. Il coro è diretto dal Maestro Ciro Perna, talento anastasiano. E la prof.ssa Furnari ci confermerà, con il suo violino, che smisurata è la capacità della musica di cogliere e di svelare, a chi sa ascoltare, il senso profondo della vita, dei fatti, delle cose del mondo.

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