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lunedì, Maggio 23, 2022

Alla scoperta del sottosuolo vesuviano

 

Quattro amici al bar alla riscoperta di quanto di più prezioso e recondito la nostra storia può offrire.

La nostra fragile e inestimabile ricchezza culturale può essere rappresentata in tanti modi, senz’altro con quanto vediamo o scopriamo quotidianamente alla luce del sole ma non sempre il patrimonio artistico ed infrastrutturale antico è pienamente rappresentato se non si considera anche quella punta dell’iceberg che costituisce il nostro sottosuolo, ricco di strutture antiche ed interessanti per l’analisi del nostro passato e talvolta anche del nostro presente.

Il Vesuviano è pieno di strutture idrauliche che fornivano acqua ad un territorio già in passato densamente popolato ma soprattutto attrezzato in modo da offrire comodità, lusso ed il bene essenziale dell’acqua a chi poteva. Oggi molte di queste strutture sono state riutilizzate dagli attuali fornitori idrici che servono la Campania ma altre giacciono in uno stato di abbandono ed oblio.

Per questo, per la riscoperta e l’eventuale valorizzazione di queste strutture, in prevalenza cunicoli, esiste un gruppo di persone ispirate dall’attivista Angelo Visone, che si impegna alla ricerca e ai sopralluoghi di questi anfratti, ai più sconosciuti o presenti solo nei ricordi dell’infanzia. Angelo è una persona molto impegnata nel sociale a Cercola ed ha coinvolto in questa sua passione altre persone appartenenti ad alcune associazioni locali e nazionali come Francesco Graziuso dell’associazione speleo-archeologica e culturale “La Macchina del Tempo”, il sottoscritto del Club Alpino Italiano ed altri amici con la passione del territorio e lo spirito d’avventura che continua a spingerci oltre quel divano che altrimenti ci fagociterebbe.

L’ultima esplorazione, coadiuvata dal Comune di Massa di Somma che ha dato i permessi per entrare ed ha fornito la collaborazione tecnica di un suo dipendente, è stata quella di un cunicolo dell’Acquedotto Campano; quasi 200 metri di stretta galleria ad una profondità di circa 15, il tutto tra San Sebastiano, Massa e Cercola, uno stretto corridoio con una volta in tufelli e che attraversa la frazione dei Catini, nei luoghi dove si fermò la lava del 1872.

Angelo e i suoi amici non sono nuovi a queste avventure, in precedenza hanno individuato un tunnel, di probabile epoca borbonica, ma sicuramente ristrutturato col tempo ed adibito a rifugio durante la seconda guerra mondiale. Questo tunnel, con buona probabilità collegava Masseria Rota a Cercola, ai cosiddetti Censi dell’Arco (detti così perché di proprietà dei domenicani del santuario di Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia) tra Cercola e Napoli. Purtroppo tale esplorazione non è stata portata a termine per il diniego dei proprietari dei terreni a valle, presso i “Censi” dove si sta costruendo un esteso centro sportivo. Si spera che un altro pezzo di storia non vada perduto o dimenticato definitivamente.

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