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Aggrediti dai fans di Bassolino. La risposta dei licenziati Fiat: “Se avete qualche problema ammazzateci !”

Mascherati da Pulcinella sono andati a contestare l’ex sindaco ed ex presidente di Regione: parapiglia davanti all’Augusteo. Il profilo di Mimmo Mignano.

E’ da tempo che prende di mira il Pd di oggi e i Ds di una volta il comitato dei cassintegrati e licenziati Fiat Pomigliano, gruppetto di operai della provincia di Napoli fatti fuori dall’azienda. Lavoratori ultra licenziati, che si ispirano a Oreste Scalzone, storico fondatore di Potere Operaio e punto di riferimento di un tempo delle Brigate Rosse. Ebbene, ieri mattina questi militanti politico-sindacali ( attualmente aderenti al sindacato autonomo di base Si Cobas ) sono andati davanti all’Augusteo a inscenare una manifestazione in maschera contro il debutto pubblico “in solitaria” di Antonio Bassolino alle prossime comunali di , Napoli. “Dici palle da una vita e ancora vuoi farle credere”, hanno gridato Mimmo Mignano, 51 anni, di Sant’Anastasia, leader del comitato, e i suoi: Marco Cusano da San Nicola La Strada, Antonio Montella da Torre del Greco e Massimo Napolitano da Acerra. Tutta gente licenziata in blocco dalla Fiat quasi due anni fa per aver manifestato contro Marchionne in modo parecchio forte: un manichino con la faccia dell’ad impiccato a un patibolo. La provocazione era stata messa a segno contro i suicidi e i tentati suicidi di alcuni operai di Pomigliano e dell’annesso reparto logistico di Nola. Ma è costata cara agli attivisti del comitato licenziati e cassintegrati. Poi ieri s’è aggiunta la provocazione contro Bassolino. Apriti cielo: alcuni fans dell’ex governatore si sono scagliati fisicamente contro Mignano e i suoi. Ne ha fatto le spese anche qualche giornalista, travolto dagli spintoni degli aficionados dell’ex governatore. “Se avete qualche problema ammazzateci”, ha gridato Marco Cusano agli aggressori, in piena via Roma. Il tutto è stato a ogni modo complessivamente controllato dalla polizia. Nessun ferito. Più che altro solo urla. Intanto, per tentare di capire qualcosa in più, ecco il profilo sommario di Mignano. Mimmo Mignano ha 51 anni, è sposato, ha una bambina e vive in una casa di Somma Vesuviana per la quale aveva contratto un mutuo quando era operaio della Fiat di Pomigliano. Ma nel frattempo Mignano è stato licenziato dall’azienda: quattro volte. La prima quando, da attivista dello Slai Cobas, il sindacato degli “autorganizzati”, lancia uova e bulloni, era il 2006, contro i segretari dei sindacati confederali, durante un’assemblea nello stabilimento automobilistico. Poco dopo Mimmo il “pasionario” viene reintegrato dal giudice ma poi licenziato di nuovo, per lo stesso motivo. E poi, in appello, ancora una volta reintegrato. Il terzo licenziamento arriva nel 2008. Mignano e i suoi irrompono nella filiale Fiat del corso Meridionale, a Napoli: striscioni, urla, slogan contro l’azienda. Anche in questo caso l’operaio viene reintegrato dal tribunale, operaio che stavolta milita sotto le insegne dei Cobas, dopo la rottura politica con il leader locale dello Slai, Vittorio Granillo, causata dal fatto che nel frattempo Mignano ha deciso di costruire all’interno della fabbrica un “movimento per il potere operaio”. Bisognerà attendere cinque anni prima del quarto licenziamento. Tra febbraio e maggio del 2014 si suicidano due operai cassintegrati del reparto logistico Fiat di Nola. Altri due cassintegrati tentano il suicidio. Mignano e quattro militanti Cobas del neo costituto Comitato di Lotta Cassintegrati e Licenziati Fiat Pomigliano e Nola sono protagonisti di una protesta clamorosa: montano un patibolo con tanto di corda davanti al reparto logistico e vi appendono un manichino raffigurante la faccia di Marchionne. Secondo i Cobas si tratta di una “satira” molto forte per denunciare i suicidi. Ma per il giudice del lavoro di Nola non è così: Il magistrato conferma il licenziamento. L’anno scorso Mignano prende di mira sul serio il Pd. Alle primarie del Partito Democratico di Pomigliano lui e io suoi compagni licenziati, nel bel mezzo delle operazioni di voto, occupano il seggio principale, la Casa del Popolo. Motivo: “le politiche liberiste e filo aziendali dei democrat”. Bersaglio dell’iniziativa è Michele Caiazzo, bassoliniano della prima ora, ex sindaco di Pomigliano e in quel momento candidato a sindaco nelle primarie. E prima del blitz con la maschera di Pulcinella Mignano, l’altro giorno, si presenta in tuta da guerra batteriologica per ripulire gli svincoli della Fiat zeppi di rifiuti.

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