Il 18 luglio l’accampamento zeppo di rifiuti era stato raso al suolo da un disastroso incendio.
Ormai è chiaro: l’ex campo rom di contrada Mulino Vecchio è una costante bomba a orologeria. Una bomba che è esplosa in tutta la sua potenza la prima volta con l’incendio del 18 luglio, rogo tossico che oltre a radere al suolo il campo incenerendo migliaia di metri quadrati di spazi, baracche, rifiuti di ogni sorta, ha provocato un disastro ambientale visibile a occhio, a naso, a pelle, ma che non è stato visto dai “potenti” mezzi dell’Arpac, che alla fine ha detto che è tutto a posto. Intanto l’area carbonizzata brucia ancora. Ieri pomeriggio, poco dopo le cinque, le fumarole sopravvissute allo spegnimento della scorsa settimana hanno aggredito il perimetro della zona rasa al suolo. Hanno preso fuoco delle sterpaglie ma putroppo anche parecchi rifiuti. Di nuovo monnezza che brucia dunque. La colonna di fumo è stata avvistata nel vicino abitato di Casalnuovo scatenando la reazione inviperita della gente, che attraverso i social network hanno sfogato tutta la loro rabbia contro le istituzioni. A ogni modo il rogo è stato molto più contenuto di quello, devastante, della volta scorsa. Ma la bonifica non può farsi aspettare tanto. Ci sono molti rifiuti e molto amianto nel campo “vulcanico” di contrada Mulino Vecchio. Si trova ammassato accanto allo spazio incenerito.



