Legami di Solidarietà chiude. Non ha più il becco di un quattrino il fondo di aiuto economico ai disoccupati, cassintegrati, licenziati e precari voluto nel 2015 dall’attuale esponente di punta della Cgil, Maurizio Landini, all’epoca segretario generale della Fiom anti Marchionne. Un fondo battezzato anche da Libera di don Ciotti e da colui che la stampa nazionale definisce il padre spirituale di Luigi Di Maio, il “prete operaio”, don Peppino Gambardella. Ma Legami di Solidarietà, il cui sportello aveva sede nella parrocchia della chiesa madre di Pomigliano, san Felice in Pincis, ha sempre dovuto fare i conti con disponibilità davvero minime. Nonostante tutto il fondo è stato capace di aiutare 250 persone in poco più di tre anni. In ogni caso don Peppino è molto amareggiato. E non intende risparmiare critiche molto dure anche a Landini e al figliol non più tanto prodigo Luigi Di Maio. << Siamo stati abbandonati da tutti – dichiara senza mezzi termini – per cui dovremo scuotere Maurizio e Luigi: forse non hanno capito che cosa significhi veramente la fame. Loro fanno discorsi “aerei” quando invece dovrebbero sentire il dramma di chi non può dare da mangiare ai figli. Lo ripeto: loro non sanno che significhi il bisogno >>. Non c’è che dire: la stoccata è servita. << Guardi qui – aggiunge il sacerdote – ora è venuto un signore che sta perdendo l’occhio: gli ho pagato io i medicinali. Forse a Landini e a Di Maio sfugge tutto questo? Chiedo loro: siete impegnati in queste cose ? >>. Parole che fustigano il pezzo grosso della Cgil e il vicepremier con delega al Lavoro, nonché pomiglianese doc, la cui abitazione si trova proprio a pochi metri dallo sportello appena chiuso per mancanza di danaro. Ma di quest’amara storia don Peppino vuole ricordare anche gli esempi positivi. Come quello dell’ex deputato di SEL, Giovanni Barozzino, operaio “ribelle” licenziato dalla Fiat di Melfi, poi reintegrato dal giudice del Lavoro e nel 2013 eletto parlamentare di SEL. << Lui per noi è stato uno dei pochi grandi uomini – sostiene don Peppino – Giovanni il giorno dopo che ha smesso di essere deputato è tornato in fabbrica, a Melfi, a lavorare. Ha dato al fondo più di 5mila euro >>. L’altro ieri, ultimo giorno di attività dello sportello di aiuto, gli operatori, tutti volontari, erano in lacrime. Francesco Viscione, impiegato dell’Avio, Maria Luongo, operaia dell’Armena, l’azienda di servizi, e Giovanni Albarano, operaio licenziato dall’Adler, si sono abbracciati e tenuti per mano. << Si, abbiamo pianto – conferma Francesco – del resto non poteva essere diversamente. Qui abbiamo pagato le bollette e comprato medicine per tante persone disperate. Ieri però ci sono rimasti solo 104 euro e abbiamo chiuso il conto, ma non senza prima offrire gli ultimi scampoli di aiuto >>. Evidentemente qualcosa non ha proprio funzionato nella macchina della beneficenza ideata dalla Fiom tre anni fa in risposta alle “invise” politiche del duo Renzi- Marchionne. << Bisognava entrare nelle fabbriche – spiega Francesco – ma questo non è stato fatto. Noi della base ce l’abbiamo messa tutta ma chi doveva decidere di penetrare con Legami tra le maestranze dei grandi stabilimenti è rimasto a guardare >>. Era il 7 ottobre del 2015 quando davanti a centinaia di persone, nel palazzo dell’Orologio di Pomigliano, fu presentato il fondo immaginato sull’esempio delle società di mutuo soccorso protosindacali. In sala, oltre a Landini e gli esponenti di Libera c’era appunto don Peppino. Lui e l’ex segretario generale Fiom consegnarono a un operaio cassintegrato della Fiat di Pomigliano il primo assegno preso dal fondo. << Al modello Pomigliano di Marchionne – le parole del sacerdote – dobbiamo contrapporre il modello Pomigliano della solidarietà >>. Per il fondo di “mutuo soccorso” scese in campo anche il mondo dello spettacolo. Il 31 ottobre 2015 a Pomigliano si esibì il grande attore Toni Servillo – << un altro dei grandi uomini che ci hanno aiutato >>, sottolinea don Peppino – con un monologo formidabile sugli autori in lingua napoletana del passato e del presente. Nel teatro, seduti in prima fila, c’erano anche Valeria Ciarambino e Luigi De Magistris. Intanto non tutto sembra perduto. L’attività di osservazione da parte dello sportello continua. La speranza è che qualche buon samaritano si accorga che a Pomigliano c’è una struttura pronta ad accogliere a sua volta qualsiasi forma di aiuto per lottare contro la povertà.






