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Volla. Il Pd punta il dito sul sindaco Guadagno

Il Partito democratico critica l’amministrazione locale attraverso una lettera inviata al primo cittadino.

E’ doveroso chiarire un punto del precedente articolo riguardante la crisi politica al Comune di Volla. Siamo stati fortemente criticati perché non avevamo menzionato l’epistola che il PD aveva scritto e inviato al Borgomastro.

In verità, noi avevamo chiesto al Partito Democratico di averne una copia, per esercitare il diritto di cronaca, pensando che l’argomento potesse riguardare anche i cittadini. Invece, i vertici del PD avevano risposto che si trattava di una “cosa privata”. Noi, ovviamente, nelle cose private non vogliamo entrarci. Pertanto, non avendo visto la famosa lettera, per noi era come se non esistesse e quindi, non potevamo scrivere di essa.

Scrivere di cose che non esistono, appartiene al genere “fantasy” e non ci sembra che questa sia la piattaforma adatta. Poi, colpo di scena. Evidentemente qualcuno si è “commosso” e così siamo venuti in possesso della famosa “epistola”, datata 3 marzo 2014, protocollata 5 marzo avente come titolo: “Documento di verifica politico-amministrativa”. In realtà, essa assomiglia più a un “racconto” (cinque pagine), che, per ovvie ragioni non è possibile, riportare fedelmente.

Per il famoso diritto di cronaca, ci limitiamo a segnalarne i punti più significativi: “In quel tempo – scrive il Pd – ad un anno e mezzo dall’inizio del mandato urge una svolta, è doverosa e necessaria una valutazione sull’andamento della compagine di governo, sull’efficacia amministrativa, sullo stato di attuazione del programma elettorale, sullo stato di salute dell’intera coalizione”. Ricorda, inoltre, che il suo gruppo “è formato da persone senza conflitti d’interesse, senza legami a fazioni, cordate o gruppi di potentato locale, tali da determinare particolari pretese che non siano nell’esclusivo interesse del paese”.

Aggiunge che “non ha espresso veti sulla scelta di due membri “tecnici” della giunta (Festa e Romano) e sull’attribuzione delle deleghe non è stato utilizzato il metodo Cencelli, né metodi di spartizione lottizzatoria, ma sono state valorizzate le competenze, le predisposizioni e le inclinazioni”. Testimonia che ha sempre “dimostrato al Sindaco senso di responsabilità e lealtà” lamentando che “tale atteggiamento non è stato contraccambiato in egual misura”, con prove alla mano “disagio dilagante sia di una parte del gruppo consiliare, sia del gruppo dirigente del partito. Quelli che seguono sono gli “errori del Borgomastro”, che “rendono ormai improcrastinabile e urgente un vero e proprio cambiamento di rotta, una vera e propria svolta”.

“Non coinvolgimento delle scelte, assenza di collegialità e di conoscenza, mancato confronto con i rappresentanti del partito in consiglio e in giunta, delegittimazione formale e sostanziale dei ruoli, anche agli occhi dei cittadini. Coinvolgimento forzato in situazioni di emergenza e di difficoltà, tale da rendere, in più delle volte, l’approccio alle questioni superficiale e non pienamente consapevole – si legge nella lettera – Assenza di momenti di discussione tra assessori, consiglieri e forze politiche tale da comportare la configurazione degli assessorati come compartimenti stagno e roccaforti … mancato contrasto di un atteggiamento finalizzato a dividere e non a unire i diversi pezzi della coalizione, che molto spesso ha alimentato dissapori, retro pensieri, veti incrociati e vendette trasversali”.

Gli esponenti del partito di maggioranza relativa “lodano la volontà del borgomastro di evitare il dissesto finanziario, ammirano l’azzeramento delle anticipazioni di cassa, ma riconoscono i limiti dell’amministrazione”. Scendono nei dettagli di alcuni argomenti del programma elettorale, parlando di “manifesta incapacità di riorganizzare gli uffici e i servizi comunali, atta a rimuovere o ridurre l’improduttività e il parassitismo nell’organico comunale, aumentare l’efficienza degli uffici, ridistribuire le competenze dei funzionari, ritardi nella gestione della vicenda Mercato Ortofrutticolo”.

Definiscono l’Urbanistica “il tallone di Achille dell’amministrazione, certamente non per loro demeriti (né assessori, né consiglieri), con assenza di coinvolgimento nelle scelte e di momenti chiarificatori in merito allo stravolgimento del piano strutturale del PUC”. Chiedono di chiarire il rapporto con il sindaco, riassettare gli ingranaggi della macchina politico-amministrativa e ricalibrare le priorità nel medio e nel lungo termine al fine di evitare il poco lungimirante "navigare a vista, ossia senza una via maestra, senza un’unica direttrice capace di fungere da solco comune per tutte le componenti dell’amministrazione”.

Esigono spiegazioni su “che cosa sia accaduto dopo la revoca dell’incarico all’assessore all’urbanistica, come sia possibile che alcune zone individuate come di massima espansione siano d’un tratto diventate agricole, come sia possibile che in alcune zone molto probabilmente saranno applicati il massimo degli indici quando si era stabilito, insieme al PD, che gli indici dovessero essere equamente distribuiti su tutto il territorio”.

Poi, si passa alle accuse al Borgomastro, che in alcuni casi ha fatto uso di “terrorismo psicologico, è dotato di scarsa autonomia di pensiero, si è racchiuso nella torre d’avorio circondato da cattivi consiglieri, adulanti cortigiani e infedeli ciambellani, ha delegato poco i suoi collaboratori, è andato poco per le strade, ha ascoltato poco le critiche della gente o gli apprezzamenti, ha rassicurato poco sulla valenza della propria attività amministrativa, è entrato a gamba tesa nel lavoro dei suoi collaboratori svilendone la credibilità, minandone l’autorevolezza e la dignità politica agli occhi della gente, o peggio ancora dei funzionali comunali”.

Quindi, dopo le pesanti critiche, le diverse proposte al Borgomastro per cambiare rotta perchè “il PD non può fungere da parafulmine o da capro espiatorio assumendosi la responsabilità di scelte non condivise o comunque non definite collegialmente sin dal proprio nascere”. Ecco la ricetta per la soluzione della crisi-verifica, secondo il nuovo metodo del “Fare” della politica “Renziana”: riannodare i fili che legano i soggetti politici della coalizione. Spiegare ai cittadini cosa di buono si è fatto e si sta facendo. Chiedere scusa per gli errori commessi in questi quasi due anni. Stabilire un metodo nuovo e propedeutico per consolidare il rapporto fiduciario tra il sindaco, gli assessori e i consiglieri.

Esprimere le opinioni dei singoli sulle questioni non più in solitudine, ma in presenza di tutti i membri dell’amministrazione. La realizzazione ed il perseguimento del bene comune, la dimostrazione del coraggio di essere liberi lo si ottiene se si ha la capacità di essere e di fare squadra anche a fronte delle difficoltà che si incontrano. Aprire una fase di verifica politico-amministrativa dove, innanzitutto il sindaco assegni le deleghe detenute ad interim sin da primo giorno (Personale, Viabilità, Sport, Lavori pubblici, Edilizia Scolastica) e ridiscuta i presupposti per continuare a detenere l’urbanistica, il PUC e il CAAN … Tracciare in maniera condivisa il profilo del nuovo assessore da nominare.

Effettuare una discussione sui risultati raggiunti dagli assessori rispetto alle risorse assegnate e al programma elettorale … Riassegnare e Ridistribuire equamente le deleghe ristabilendo le priorità a breve e lungo termine cercando di rifuggire dalla logica della gestione delle emergenze ormai diventata insostenibile”.

Questa la ricetta del Partito Democratico Vollese per superare la crisi. A parole sembra facile, sembra un piatto buono e digeribile. Ricordando che spesso le parole sono pietre scagliate contro, si può ripartire come se niente fosse accaduto? Come se le parole, impresse con l’inchiostro sulla carta potessero essere lavate dalla pioggia, cancellate dal vento, o strappate da mani concilianti o dal perdono di spiriti vaganti? Chi lo sa! In politica tutto è possibile.

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