I timori sono quelli dello sfruttamento di un territorio tanto bello quanto sensibile all’inquinamento. Ma sono anche quelli per una politica che va avanti senza tener conto del patrimonio che amministra e senza curarsi di chi lo vive e di chi lo visita.
Quando paventammo il rischio che il Parco Nazionale del Vesuvio divenisse un parco urbano non pensavamo che i successivi sviluppi della vicenda fossero tanto rapidi e andassero ben oltre la nostra immaginazione (ARTICOLO CORRELATO).
In effetti, come accennato in un precedente articolo (ARTICOLO CORRELATO), il riassetto di Quota 1000, immaginato dal comune di Ercolano e come sembra avallato anche dall’ente parco, ha poco a che vedere con la tutela del paesaggio e della riserva integrale che lo costituisce; infatti, come in precedenza dimostrato, lo stazionamento dei bus a quota 800, presso il bivio delle cosiddette Baracche della Forestale, non solo non decongestiona il piazzale a quota 1000 ma quadruplica il problema nel caso del passaggio dei bus granturismo e lo raddoppia ulteriormente nel caso dell’uso delle previste navette e questo a causa dei ripetuti passaggi nel tratto quota 800-1000.
Lo scorso 14 aprile, sovranamente come legge le permette (con delibera n°126), a un mese dall’ultima riunione con le parti in causa, l’amministrazione ercolanese decide che la sosta sugli stalli, creati e progettati lungo l’ormai ex provinciale sarà a pagamento. Ma il problema non è solo questo, infatti già prima che subentrasse l’abusivo di turno, a Quota 1000, questo comunque avveniva, ma il fatto che le tariffe saranno applicate lungo tutto il tratto compreso tra “il bivio di quota 800 e l’ex piazzale seggiovia” e soprattutto lungo quello compreso tra “il bivio di quota 800 e il bivio di quota 1000” complicherà non poco la situazione di chi vorrà visitare il Vesuvio.
La cosa che ci lascia perplessi è che, gli stalli, 30 per i pullman nel primo tratto e 50 per le autovetture nel secondo, restringeranno ulteriormente la carreggiata e questo in barba alle premesse dell’istruttoria proposta per la deliberazione di giunta, dove si accennava esplicitamente alla difficoltà di circolazione lungo i summenzionati tratti viari. Ma poi una cosa su tutte ci colpisce e colpirà chiunque voglia fruire di quell’area naturale e visitare il Gran Cono del Vesuvio: le tariffe!
Sì perché chi viene da fuori area Parco, non solo dovrà pagare i 10,00 € per l’accesso al Cratere ma anche 6,00 € per il parcheggio della propria autovettura o 3,00 € nel caso salisse con un ciclomotore o simili. Poi, costoro dovranno comunque raggiungere Quota 1000 e allora? Dovranno prendere la navetta o il bus per arrivare a destinazione! È ipotizzabile quindi che, per chi venisse in auto, l’esborso sia approssimativamente intorno ai 20,00 €, il doppio rispetto ad oggi. Risulta chiaro che in questo caso andrà meglio chi si affiderà al turismo organizzato, poiché il diritto di parcheggio delle differenti tipologie di bus andrà dai 10 ai 15 euro a mezzo, facilmente redistribuibili nella tariffa finale dei clienti.
Ancora una cosa va notata, nella delibera in questione,si parla stranamente di “bivio di quota 1000” e non piazzale di Quota 1000. In effetti, raggiunta quell’altezza, un bivio c’è ed è quello col sentiero n°5 del Parco, quello che parte dall’abbandonato rifugio Imbo’ e raggiunge per la via Matrone il Gran Cono. Perché allora è stato tenuto fuori dalla delibera lo spiazzale? Perché lì sono stati già disegnati altri 30 stalli per gli esercizi commerciali che ne avranno il futuro diritto. Sì perché, oltre quella di far cassa, l’intenzione del comune di Ercolano è quella di “incrementare l’economia locale” in vista delle prossime elezioni. Questo è il reale intento del decongestionamento, quello di creare una nuova area commerciale privilegiata.
Il panorama che ne consegue è senz’altro frustrante, dove la natura è mortificata e dove il turista è spremuto fino all’osso. La salvaguardia e il decongestionamento non verranno rispettati, perché come abbiamo già detto, sia ora con i granturismo, sia eventualmente poi con le navette da 25 posti, le emissioni nocive e incoerenti con un Parco Nazionale, non diminuiranno ma aumenteranno ma soprattutto la maggiore frequenza delle tratte creerà problemi e i nuovi stalli ridurranno ulteriormente il lume dell’ormai strada comunale del Vesuvio. Questo, a meno che non si vorranno creare delle rientranze nella riserva integrale che circonda l’asse viario complicando ulteriormente le competenze e la ragion d’essere del Parco Nazionale del Vesuvio.
Il turismo locale ne uscirà senz’altro male perché si privilegerà ancora una volta (e con questi prezzi a maggior ragione) il turismo mordi e fuggi, quello delle crociere e di quei pochi e fortunati gestori che si sono col tempo o con la clientela costruiti un posto strategico nei luoghi di maggior afflusso turistico. Il turista locale, il vesuviano, che pagherà solo (si fa per dire!) 8,00 € di biglietto, dovrà in genere far fronte ai 6,00 € di parcheggio; per cui, davanti a questo scenario non ci resta che constatare che il Vesuvio rimane più che un bene comune, più che riserva protetta, più che un bene dell’umanità una ricchezza per pochi.






