Ad Acerra, vigili urbani e Arpac hanno scavato nel terreno dei pastori Cannavacciuolo, in lotta contro l’ecomafia. Obiettivo: trovare carcasse di pecore uccise dalla diossina e sepolte illegalmente. Ma non è stato trovato niente.
Ad Acerra, spinti da una denuncia, vigili urbani e Arpac hanno scavato nel terreno dei pastori Cannavacciuolo, in lotta contro l’ecomafia. Obiettivo: trovare carcasse di pecore uccise dalla diossina e sepolte illegalmente. Ma non è stato trovato niente.
Ieri mattina una serie di squadre composte da agenti della polizia municipale e da tecnici e operai dell’Arpac hanno scavato per ore nel campo condotto da Mario Cannavacciuolo, padre del noto ambientalista locale Alessandro ed ex pastore le cui greggi furono abbattute anni fa perché risultate contaminate dalla diossina. L’obiettivo della municipale e dell’Agenzia regionale per l’ambiente era di scoprire se sotto quel terreno fossero state sepolte le pecore zeppe di diossina. Invece non è stato trovato niente: lo scavo si è rivelato un flop. La ruspa piazzata nel campo sospetto ha scavato fino ad una profondità di tre metri, vale a dire fino alla falda acquifera.
Ma non è stata trovata nemmeno l’ombra di un osso di pecora. Solo qualche osso di bovino, mangime utilizzato dai Cannavacciuolo per dar da mangiare ai cani pastore che sorvegliavano le pecore di loro proprietà, al pascolo in un suolo del consorzio Asi, di cui i Cannavacciuolo sono conduttori, uno spazio ubicato sotto il perimetro orientale della recinzione del grande stabilimento chimico Montefibre. Le operazioni di scavo sono state sorvegliate dai militari della locale stazione dei carabinieri, diretti dal maresciallo Vincenzo Vacchiano. A ogni modo il sondaggio non ha dato alcun esito. La polizia municipale ha dato il via a quest’operazione su mandato della procura di Nola, dopo che era giunto un esposto in cui era stata ipotizzata la presenza delle pecore morte seppellite nel campo di contrada Pagliarone condotto dai Cannavacciuolo.
Cannavacciuolo che persero tutte le greggi tra il 2003 e il 2008 a causa della contaminazione da diossina. Nel frattempo tutti i 3000 capi furono trasferiti alla Proteg di Caivano, dove furono cremati. La cremazione delle pecore terminò nel 2008. “Ci sono anche tutti i formulari della Regione Campania che lo dimostrano – commenta Alessandro Cannavacciuolo – per cui ciò che ci hanno fatto oggi è assurdo anche perché si è agito compiendo abusi”. Cannavacciuolo da tempo sta conducendo una battaglia ambientalista nel tentativo di far bonificare i terreni di Acerra. Nell’ultimo anno lui e i volontari delle Guardie Ambientali sono riusciti a portare le ruspe dell’Arpac in vari punti di questo territorio.
E ogni sondaggio sollecitato dai volontari ha portato alla triste scoperta di contaminazioni preoccupanti. “ Stamattina però l’indagato sono stato io – commenta con amarezza Alessandro – è una situazione davvero paradossale quanto inquietante ”.





