A cinque mesi di distanza, malgrado la bocciatura da parte della Corte Costituzionale, sembra rimasto immutato il sistema di walfare nazionale.
Attraverso la sentenza n. 296/2012 del 19 dicembre scorso, la Corte Costituzionale, massimo organo giudiziario, aveva ridisegnato l’intero assetto del welfare nazionale. Ci si aspettava, quindi, che la disciplina sulle spese sostenute per le prestazioni sociali agevolate avrebbero subito un netto arresto, o quantomeno un passo indietro rispetto alle richieste avanzate dalle associazioni di persone con disabilità.
Precedentemente, la Corte aveva posto il suo giudizio di incostituzionalità su di una norma della Regione Toscana che prendeva in esame le spese sostenute per i ricoveri di anziani non autosufficienti. La Regione, infatti, prendeva in considerazione, oltre alla condizione economica della persona allettata, anche quella del coniuge e dei suoi parenti di primo grado. Era forte, pertanto, il pericolo che sulla scia di questo pronunciamento si andasse ad incidere sull’intricato argomento che tocca le spese mediche per i soggetti disabili o non autosufficienti. Trascorsi cinque mesi dalla sentenza, però, appare evidente che nulla sia cambiato nel panorama legislativo italiano e che questo non accadrà nemmeno in futuro.
Va chiarito, per una completa informazione, che la decisione della Corte Costituzionale è da valutarsi come una sentenza di rigetto, che non ha alcuna efficacia nei confronti di tutti. Per questa ragione, le attente valutazioni sulla norma statale della Regione Toscana hanno valore soltanto per il caso specifico, e non può considerarsi obbligante per ogni altra ipotesi. Entrando nel merito, possiamo dire che la Corte non ha preso in considerazione il vincolo che il legislatore, anche regionale, deve rispettare in tema di disabilità: la ben nota Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Questa, infatti, come ogni obbligo internazionale, limita la legislazione interna al nostro Stato.
Da qui, nasce il vincolo di incostituzionalità. Violando la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, l’Italia correrebbe il rischio di vedersi censurata a livello internazionale. Analizzate con scrupolosità tutte quante le suddette considerazioni e precisazioni, possiamo evidenziare, senza eccessive incertezze, che ogni ipotesi di compartecipazione necessita una soggettiva analisi, così da evitare dannose generalizzazioni in un senso o nell’altro.
(Fonte foto: Rete Internet)
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