Home Generali Sant’Anastasia, mozioni sulla disabilità. Dopo un anno il nulla

Sant’Anastasia, mozioni sulla disabilità. Dopo un anno il nulla

A distanza di dodici mesi, da quando le tre mozioni sulla disabilità furono presentate in consiglio comunale e poi accettate, nessuna di quelle tre proposte è stata realizzata. I progetti, le idee che le accompagnavano, sono totalmente cadute nel vuoto.

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Portate dalla consigliera di Forza Italia Annarita De Simone all’attenzione di tutta quanta l’assise, le tre mozioni, che riguardano l’attivazione di un ingresso alternativo esistente nel palazzo che ospita il giudice di pace, l’adozione dei PEBA e l’apertura di uno sportello a sostegno dell’handicap, se attuate, avrebbero offerto vantaggi, praticamente a costo zero, ai cittadini anastasiani.

Dapprima brevemente discusse da maggioranza e opposizione, dopo attenta valutazione, le mozioni furono accettate in blocco incassando il consenso unanime delle due ali del consiglio comunale.

Nel frattempo, da quando la giunta Abete le accolse, è tutto rimasto chiuso, a triplice mandata, all’interno del solito cassetto. Quello delle faccende dimenticate.

In realtà, qualcuno potrebbe replicare, a questo articolo, sostenendo che in fondo, l’amministrazione Abete, dispone ancora di tre lunghi anni per concretizzarle. È vero. Potrebbe accadere. Eppure, c’è qualcosa che proprio non mi torna. Che stona. E parlo, nello specifico, dei PEBA, ovvero i piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche e del tempo ormai perso.

Come è facile notare da un mese a questa parte girando per il paese, su via Arco, arteria stradale che fa da corridoio principale al nostro paese, sono in corso i lavori di rifacimento dei marciapiedi. Un restyling, un tanto atteso ammodernamento che, in pratica, dovrebbero rendere accessibili i marciapiedi perfino a chi soffre di un handicap. Insomma, un bel tratto di strada che, a distanza di decenni, otterrà finalmente la giusta dignità.

Troppo bello per essere vero, si potrebbe dire. Infatti, ritornando al discorso dei PEBA, questi lavori, partiti grazie ad un sostanzioso finanziamento europeo, hanno avuto il via, e finiranno, senza nessuna particolare attenzione alle barriere architettoniche. Ovvero, senza alcun tavolo di confronto con una parte della società civile a contatto, per lavoro o per vissuto, con l’handicap. Uno scambio di vedute tra “esperti di vita” e tecnici qualificati. Una sinergia fondamentale atta ad applicare sui progetti quelle che sarebbero state le risultanze di importanti confronti.

Un’occasione persa. Sì, proprio così. Se i PEBA, se la commissione “mai” nata per occuparsene, fosse stata istituita nei tempi giusti, oggi, con tutta probabilità, i lavori che stanno interessando i marciapiedi su via Arco avrebbero seguito dei principi, condivisi e innovativi, sull’accessibilità.

Peccato!

Poi ci sarebbe lo sportello a sostegno dell’handicap e delle famiglie che lo accudiscono. Un servizio, questo, realizzabile con una spesa irrisoria. Un supporto in più che avrebbe fornito respiro e distensione ai servizi sociali comunali. Uffici dove il personale, fin troppo spesso insufficiente e sovraccarico di lavoro, non riesce a tenere il passo delle tante richieste.

Offrire nuovi punti di riferimento, voci e volti confortevoli, non potrebbe fare altro che bene a chi, quotidianamente, crede di essere solo e abbandonato.

Chiudiamo questo spiacevole promemoria con la mozione denominata “Giudice di Pace”. Un’entrata che, se resa funzionale, operativa, potrebbe agevolare l’accesso dei disabili in carrozzina (e non solo) alla casa comunale. Perché, come cantava qualcuno di famoso, “libertà è partecipazione”.

Nulla, e lo sottolineo quasi a sfondare il foglio, di tutto il mio descritto è stato attuato. Nemmeno l’un per cento. E dire che, a giorni alterni, quasi come fosse un mantra salvifico, si fa appello alla partecipazione dei cittadini. A quei contributi volontari utili a migliorare, a far progredire, la nostra comunità. Quando questo accade, ovvero quando qualcuno si fa avanti e tenta di mettersi a disposizione, ottiene come risposta la chiusura in un angolo. La sistemazione delle proprie proposte nella sezione: affari di poco conto.

Gianluca Di Matola

 

1 commento

  1. Nela foto, ben indicativa, il “palazzo” è chiuso. Come le menti di parecchi che lo frequentano!