Ieri assemblea in strada degli abitanti del rione di via Venezia, costruito dalla ditta accusata di una colossale truffa 15 anni fa. L’appello: “No alla vendita all’asta degli alloggi”. Reso noto il contenuto di una denuncia alla procura di Nola.
Dopo vent’anni non si placano le polemiche sulla vicenda Soficoop, la società di costruzioni finita al centro di uno scandalo ancora impresso nella memoria di molte persone, una truffa ai danni di centinaia di acquirenti di altrettanti alloggi popolari culminata nel 1998 con una retata della guardia di finanza.
Intanto, anche se sono trascorsi quindici anni da quella storia, non c’è pace per i 60 acquirenti degli alloggi di Somma Vesuviana realizzati, ma mai completati, dalla Soficoop in regime di edilizia economica e popolare, vale a dire con i contributi regionali. Appartamenti per ognuno dei quali è stato pagato dai “promittenti-acquirenti” un preliminare di vendita di circa 80milioni di lire ma che ora rischiano di finire in mano alle banche, che stanno per chiudere una lunga procedura di pignoramento.
Ieri, per scongiurare la vendita all’asta delle case, i truffati hanno organizzato un’assemblea all’aperto, in mezzo agli alloggi che abitano da vent’anni e per i quali hanno speso molte centinaia di milioni delle vecchie lire, soprattutto per il completamento delle infrastrutture. Insieme ai condomini, dietro al banchetto piazzato sulla strada, asfaltata a loro spese, gli avvocati Vincenzo Aliperti e Gianluca Annicelli, che hanno presentato alla stampa una denuncia alla procura della Repubblica di Nola. Nell’esposto i due legali scrivono di “ gravi inadempienze perpetrate sin dall’inizio dalla società Soficoop” e di “gravi responsabilità del comune di Somma Vesuviana, tuttora esistenti, che non ha vigilato correttamente sul programma costruttivo e sull’esecuzione puntuale del programma espropriativo”.
I legali aggiungono “l’impossibilità da parte del venditore di trasferire la proprietà degli immobili in quanto non ha completato regolarmente il programma espropriativo”. “Nonostante ciò – spiega l’avvocato Aliperti – con una scrittura privata sono stati trasferiti i beni alla ex Soficoop, la società Città del Mare, un atto privo del requisito fondamentale e cioè dei titoli di proprietà delle case ma che ha fornito l’alibi alla banca per dare il via alla procedura esecutiva finalizzata alla vendita all’asta degli alloggi ”. I legali dei condomini di via Venezia aggiungono che “ la magistratura civile finora ha espresso pareri differenti tra loro in merito alle tante cause intentate dai condomini, cause che però avevano tutte lo stesso oggetto”.
Nella denuncia si insiste sulla descrizione di un clima persistentemente difficile nel municipio di Somma. A ogni modo le accuse lanciate dagli abitanti di via Venezia sono tutte da provare. La parola ora passa alla magistratura.





