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Si è svolto a Napoli l’Ubuntu Fest, “primo festival che rende onore ai migranti”

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Napoli, crocevia del Mediterraneo, può essere la culla di una cultura nuova che accoglie e rielabora i contributi dei popoli migranti.

Nella bella Piazza a Mare di Bagnoli (Napoli) si è svolto domenica sera l’Ubuntu fest. Festa particolarissima e di nuovo genere, dal nome estremamente significativo. “Ubuntu”, infatti, significa “io sono quel che sono in virtù di ciò che noi siamo”, è cioè la parola africana che meglio esprime l’essenza della solidarietà e della condivisione, il fatto che l’esistenza stessa dell’individuo dipende dall’intera comunità cui appartiene.

Si è trattato di un festival musicale, ma non solo. Nello spiazzo sul mare di Bagnoli sono state allestite bancarelle di artigianato burkinabè, ivoriano e pakistano, una mostra fotografica a cura di Rivoluzione siriana, e sono stati preparati cibi tipici delle varie regioni presenti: dalla bruschetta napoletana e la degustazione di vini curata da “Vineapolis” di Bagnoli, al cuscus e al tè africano. Napoli si trova al centro del Mediterraneo e per questo la sua storia è sempre stata una storia di contaminazione culturale. Tutto ciò che di grande questa città ha espresso nel corso dei secoli, l’arte, la musica, la gastronomia, la lingua, il teatro è frutto di questa contaminazione. E il ruolo di questa città continua ad essere inevitabilmente quello di centro dello scambio e della fusione culturale.

I migranti di oggi vengono forse da più lontano, ma la questione resta la stessa: riconoscere la ricchezza che essi portano e vedere nella diversità un’opportunità per tutti. Non è un caso che a presentare questo festival di musica interetnica e interculturale siano state due persone tra le più rappresentative, nella realtà napoletana, dell’interculturalità come nuovo e necessario modello di sviluppo della cultura artistica: Romilda Bocchetti e Judicael Ouanga. Romilda Bocchetti, che è stata tra le principali promotrici della manifestazione ed è anima dell’Orchestra Multietnica Mediterranea, è una cantante e pianista partenopea. Ha lavorato duramente al progetto di costituire un’orchestra mista, composta da napoletani e da migranti, nella profonda convinzione che tale fusione rappresenti la via maestra dello sviluppo culturale futuro e finalmente un paio di anno anni fa il progetto si è realizzato con l’OMM.

Composta da più di 15 elementi provenienti da Italia, Malta, Ghana, Colombia, Nigeria, Sri-Lanka, Spagna, Europa dell’Est, l’orchestra sperimenta la fusione inedita di due impronte musicali diversissime e apparentemente antitetiche: la musicalità classica rappresentata dal quartetto d’archi e quella africana delle percussioni. L’OMM suona pezzi tradizionali rivisitati, ma anche pezzi nuovi, scritti insieme dai componenti dell’orchestra. Judicael Ouanga, poco più che trentenne, è originario del Burkina Faso, vive in Italia da più di dieci anni e ha fatto di tutto. Ma soprattutto Judicael Ouango scrive. Ha fondato un’associazione, un caffè culturale e promuove attività artistiche e ha pubblicato “Dunia”.

E’ lui a spiegare cosa significa Ubuntu e a dare il via al festival. Sul palco Nella D’Angelo legge Edoardo (“’O mare”), poi danzano le allieve della Nilmini Academy srilankese (scuola di danza tradizionale srilankese a Napoli), poi Bifalo Kouyate, dal Mali, col suo gruppo di musicisti, una cantante di straordinario impatto, e tre bravissime danzatrici (una è la stessa cantante) ha incantato il pubblico. Si è poi esibito il gruppo di Lautari Din Risiori, seguito dall’Orchestra Multietnica Mediterranea e da Sandro Joyeux, straordinario artista itinerante italo-francese, che ben riassume nei suoi pezzi, in cui le sonorità occidentali e africane si mescolano, lo spirito di questa festa.

C’è da augurarsi che appuntamenti come questi diventino sempre più frequenti e partecipati, perché è questo il percorso da seguire per costruire la pace.

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