fbpx
martedì, Novembre 30, 2021

Quello che la legge sull’affido condiviso non dice

L’aumento di separazioni e divorzi rende indispensabile una maggiore riflessione sull’ “esercizio della patria potestà”.

Gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT confermano la tendenza, già registrata negli ultimi anni, all’aumento di separazioni e divorzi. Infatti, se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni erano 158 le separazioni e 80 i divorzi, nel 2010 si è arrivati a 307 separazioni e 182 divorzi, con un incremento del 2,6% delle separazioni rispetto all’anno precedente. Dal rapporto "Separazioni e divorzi in Italia" si evince che la famiglia in Italia dura una media di 15 anni. La maggior parte dei procedimenti di separazione, ben l’85,5% è consensuale. Le separazioni giudiziali appaiono residuali, più frequenti nel nostro Sud e nei coniugi con bassi livelli di istruzione. Di tutte queste separazioni circa il 69% ha riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio e per quasi il 90% è stato previsto l’affido condiviso, modalità divenuta prevalente dopo l’introduzione della legge 54/2006.

La legge ha risposto all’esigenza, molto sentita e da più parti rivendicata con forza, di non ledere in particolare il rapporto padre-figli, visto che nella maggior parte dei casi i figli venivano affidati alla madre e al padre restavano un paio di week-end al mese per la frequentazione. La legge stabilisce che “il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi”. Si preoccupa di sottolineare che “la potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice”.

In sostanza ciò che viene disciplinato e regolamentato è il cosiddetto “esercizio della patria potestà”, cosa che nella maggior parte dei casi viene intesa come facoltà di “prendere decisioni”, come recita appunto la legge. Ma il problema è molto più complesso e riguarda anche il retaggio culturale della nostra società che è stata fino a ieri patriarcale, se non maschilista. Per secoli i padri hanno deciso e le madri hanno “curato”, cioè fatto da mangiare, lavato, assistito nelle attività quotidiane, accompagnato a scuola, dialogato, raccolto le confidenze, supportato nelle difficoltà i figli, almeno fino al raggiungimento dell’indipendenza economica ed emotiva. Storicamente gli uomini sono molto meno abituati ed esperti nel lavoro di cura. Questa “eredità” pesa negativamente nella situazione odierna in cui le separazioni sono sempre più frequenti. In altre parole per “genitorialità” troppo spesso si intende “diritto” del genitore di frequentare e decidere e troppo raramente si intende “dovere” del genitore di occuparsi del figlio, cioè di curarlo materialmente.

Naturalmente non bisogna fare di tutt’erba un fascio. Molti padri, a volte proprio a seguito di una separazione, svolgono i compiti connessi al lavoro di cura, e se non sanno fare imparano. Però non è questo che si verifica nella maggior parte dei casi. In altre parole nelle scuole, ai colloqui con gli insegnanti, nelle palestre e nelle piscine, dai pediatri, nei supermercati i padri sono ancora troppo pochi. Non si tratta solo di stabilire se il figlio debba fare nuoto o tennis, si tratta di accompagnarlo e aspettarlo, né si tratta di decidere se debba o no seguire una dieta equilibrata o mangiare merendine, si tratta di prepararglieli i cibi. Nelle separazioni i padri si sono sentiti spesso, legittimamente, privati del bene e della gioia enorme che rappresentano i figli, ma non sempre hanno riconosciuto che quel rapporto, nella coppia che vive insieme, è garantito anche dal lavoro troppo di frequente ignorato e misconosciuto delle madri. Condividere l’affido significa condividere quel lavoro, assumersene il carico e modificare il proprio stile di vita e i tempi del lavoro esterno per svolgere anche il lavoro di cura.
(Fonte foto: Rete Internet) 

Ultime notizie
Notizie correate