Si prosegue con l’analisi della seconda delle cinque chiavi per il futuro individuate da Gardner nel suo studio “Five Minds for the Future”: parliamo della mente sintetizzante.
In tempi di crisi come quelli che la scuola sta vivendo e sta subendo proprio in questi ultimissimi tempi, risulta difficile chiedere un faticoso processo di trasformazione per un avvio ad orizzonti e prospettive che consentano quel salto di cui si avverte la necessità per il raggiungimento di quei risultati che l’Europa richiede alla nostra azione formativa e di cui i nostri giovani necessitano per poter competere nel mercato del lavoro.
Tuttavia, sappiamo che se questo Pianeta scuola riesce a tenersi in vita è perché c’è una inesauribile linfa vitale che proviene dall’esercito dei pedagogisti, psico-pedagogisti e dei docenti e degli operatori collegati ad esso: esiste, infatti, una continua immissione nel variegato mondo della formazione e crescita che fa fronte al frenetico avvicendarsi di generazioni che mutano sempre più rapidamente, compiendo una lettura dei bisogni e individuando quale sia il filo conduttore che possa portare, indipendentemente dal percorso scolastico intrapreso, ogni alunno al diritto del pieno sviluppo del sé, nonostante strumenti e risorse non siano sempre adeguate. Allora è necessario mettersi in discussione e favorire tra i banchi di scuola lo sviluppo, nei nostri giovani, di quella che Gardner definisce “la mente sintetizzante”, procedendo alla creazione di un una comunità di adulti che ne sostenga la crescita, offrendo ai giovani una molteplicità di modelli positivi per preparazione, atteggiamenti, scelte di vita.
Proviamo ad analizzare i punti chiave su cui il Nostro si sofferma in riferimento alla mente sintetizzante: il primo punto dovrebbe essere quello di procedere ad una selezione della massa di informazioni isolandone i dati essenziali. Questi ultimi devono però trovare un terreno fertile nel sapere di base dell’allievo incorporandosi in esso e in quello che il singolo possiede come patrimonio personale. Il “nuovo sapere” così modifica l’assetto di partenza organizzando i dati neoassunti che possono solo così assumere un significato pregnante per il soggetto educando e per gli altri. Da ciò si desume il rinnovato approccio che Gardner offre rispetto alle sue precedenti teorie, in quanto non si tratta di intelligenze diverse, ma di capacità umane a cui tutti gli individui possono essere condotti se guidati da metodologie idonee.
È l’approccio, però, ad essere profondamente differente. Ciascuno, quindi, dotato fin dall’inizio del suo percorso di crescita e formazione di tali menti, che vengono alla luce in modi e tempi diversi da individuo ad individuo, ha diritto all’acquisizione di questa chiave, la mente sintetizzante, così come delle altre che nel precedente e successivi articoli stiamo analizzando. Sul piano disciplinare la scuola può intervenire superando una realtà educativa il cui l’obiettivo sia la memorizzazione di fatti, numeri, definizioni, a favore dell’acquisizione dei modi di pensare distintivi delle diverse materie chiave sviluppando curricoli adeguati.
Sul piano metodologico è necessario che si sviluppi un approccio che favorisca sempre più un taglio laboratoriale e multi-prospettico, che consenta di raggiungere un numero crescente di allievi e soprattutto che sia in grado di verificare quanto l’apprendimento sia effettivo, ricorrendo, laddove possibile ad attività che non siano caratterizzate da un’unica risposta, ma facciano appello ad altre realtà, all’inventiva, a soluzioni creative.





