Riceviamo e pubblichiamo
Afragola. “Giu’ le mani dalle aree delle aziende della città” La famiglia Casillo si difende dalle accuse dell’AIAS
In relazione alle notizie diffuse negli ultimi giorni sulla vicenda riguardante alcune aree site nel territorio del Comune di Afragola, ritengo opportuno intervenire personalmente, con il mio nome e la mia storia, per evitare che si continuino ad alimentare ricostruzioni parziali o non aderenti alla realtà dei fatti.
Sono un imprenditore del territorio di Afragola ed ho sempre svolto la mia attività nel rispetto delle regole, delle procedure amministrative e delle valutazioni degli enti competenti. Da anni investo nella crescita non solo aziendale ma anche personale, mia, della mia famiglia e dei miei dipendenti.
Le aree urbanistiche oggetto della vicenda “A.I.A.S” risultano da anni inserite in un contesto già caratterizzato dalla presenza di attività e destinazioni di natura produttiva e industriale. Non si tratta, dunque, di aree improvvisamente sottratte ad altre finalità sociali, ma di contesti urbanisticamente già destinati a determinate attività. L’ area che ci interessa è individuata, come da Piano urbanistico, come adibita a parcheggio, prima ancora ovviamente che fossi io ad acquistarla. All’epoca dei fatti, non vi fu nessuna manifestazione di interesse da parte del rappresentante A.I.A.S. di Afragola, non avendone peraltro alcuna legittimazione, poichè l’area, già in precedenza, era destinta appunto a parcheggio e non ad altre attività.
Proprio per questo respingo oggi, con fermezza, ogni tentativo di rappresentare questa vicenda come una contrapposizione tra impresa e fragilità, tra lavoro e solidarietà, tra attività produttive e tutela dei bambini o delle persone più deboli.
Chi mi conosce sa bene che, oltre alla mia attività imprenditoriale, ho sempre cercato di sostenere in modo silenzioso e concreto diverse realtà associative impegnate nel sociale. Non l’ho mai fatto per visibilità, né per convenienza, ma per una scelta personale, familiare ed etica.
Negli anni ho sostenuto e seguito da vicino realtà e progetti come I Bambini delle Fate, A Cavallo, Noi ci siamo e tu?, Figli in Famiglia, e altre iniziative rivolte a bambini, ragazzi e famiglie che vivono condizioni di particolare fragilità.
E voglio precisare un aspetto per me fondamentale: il contributo più importante non è mai stato soltanto quello economico. Il sostegno più vero è stato, e continua a essere, il tempo dedicato personalmente, insieme alla mia famiglia, che mi accompagna e mi sostiene nelle attività sociali che porto avanti.
Per questa ragione considero profondamente ingiusto e moralmente doloroso il tentativo di dipingere la mia posizione come ostile o insensibile rispetto a queste realtà. Nulla è più lontano dalla mia storia personale.
Con riferimento all’istanza di accesso agli atti recentemente avanzata dalla A.I.A.S. al Comune di Afragola, è stata formulata opposizione nelle forme previste dall’ordinamento. Tale opposizione non nasce dalla volontà di sottrarsi a controlli o verifiche, né tantomeno dal desiderio di ostacolare attività sociali meritorie.
La ragione è diversa: si ritiene che la richiesta, per come formulata e per il contesto mediatico in cui si inserisce, rischi di essere utilizzata non tanto per la tutela di una specifica posizione giuridica concreta e attuale, quanto per alimentare una pressione pubblica su una vicenda che dovrebbe invece essere valutata nelle sedi competenti, sulla base degli atti e non delle suggestioni.
Va inoltre ricordato che l’area in questione versava da anni in condizioni di forte degrado, difronte al centro infatti vi era una vera e propria discarica, circostanza nota sul territorio. L’intervento effettuato ha contribuito a restituire ordine, pulizia e decoro a una zona che per troppo tempo era rimasta trascurata.
Ribadisco quindi il mio pieno rispetto per tutte le associazioni che ogni giorno si occupano di bambini, persone fragili e famiglie in difficoltà. È un mondo che conosco, che rispetto e che sostengo concretamente da anni.
Allo stesso tempo, però, chiedo che il confronto pubblico avvenga con equilibrio, senza trasformare una vicenda amministrativa e urbanistica in una campagna personale o in una contrapposizione artificiale tra chi fa impresa e chi opera nel sociale.
Ogni valutazione sulla correttezza dei procedimenti amministrativi resta naturalmente rimessa agli organi competenti e nelle sedi opportune.
Ciò che non posso accettare è che venga messa in discussione, attraverso semplificazioni mediatiche, la mia sensibilità personale verso temi che fanno parte della mia vita, della mia famiglia e del mio modo di intendere il rapporto con il territorio






