In un comunicato l’appello dei 152 addetti della partecipata Sis, la società pubblica messa in liquidazione da piazza Matteotti.
152 licenziamenti con un risultato che in termini sociali è stato di quelli devastanti. Da un lato sono stati tolti vitali posti di lavoro e dall’altro è stato pesantemente indebolito il servizio di sorveglianza diurna delle scuole superiori ubicate nella provincia di Napoli, scuole in cui gli addetti estromessi espletavano il loro servizio. Non è finita. Il taglio dei lavoratori del consorzio Sis, la partecipata della Provincia, ha tolto la possibilità a molti non vedenti di avere degli accompagnatori in grado di portarli da casa fino ai centri di riabilitazione. Nel frattempo, nel tentativo di salvare il salvabile, era stata offerta l’alternativa di un soccorso da parte di un’altra partecipata della Provincia, la Armena. Cosa che però ha suscitato parecchie perplessità da parte dei lavoratori finiti a Capodanno in mezzo alla strada. Lavoratori che non si sa neppure se riusciranno a percepire il momentaneo sollievo degli ammortizzatori sociali.
Ecco il loro comunicato, sorta di appello a tutte le istituzioni:Siamo quanto mai preoccupati per la vertenza SIS. Il Piano Industriale di AR.ME.NA è stato approvato ieri dalla Giunta e i sindacati hanno ricevuto la notizia fuori alla porta della Provincia. E’ giusto il caso di ricordare che AR.ME.NA ha ricevuto soldi dalla collettività, attraverso la giunta uscente Pentangelo, allo scopo di fornire servizi anche attraverso l’utilizzo delle risorse umane della S.I.S. S.p.A in liquidazione. Le maestranze di questa azienda sono costrette ad accogliere quanto la Giunta e l’Amministrazione di AR.ME.NA fanno, con un “atto di fiducia”. Da domani i lavoratori S.I.S. sono formalmente in mobilità, considerati gli atti ufficiali, ma impegni verbali parlano di una proroga della Cassa Integrazione in deroga che, verosimilmente, lascerà per altri 4 o 5 mesi 152 famiglie senza reddito. Si tratterebbe di tempi tecnici necessari per l’inserimento nel nuovo organico aziendale. Molti sindacalisti aziendali ostentano sicurezza e padronanza della materia, noi crediamo che si tratti di inconsapevolezza del pericolo o totale incoscienza. Bisogna, infatti, considerare che nulla è definito in merito alla firma dei contratti di servizio e, in particolare per la commessa dell’Edilizia scolastica, non è stato ancora perfezionato l’accordo.
Il Piano Industriale servirà, in questa fase, come semplice “pezza d’appoggio” per l’attribuzione della cassa integrazione, ma i suoi contenuti continuano ad essere enigmatici e occulti come le sentenze della Sibilla Cumana. Si considera, in definitiva che, per dei disperati che si arrangiano da luglio senza reddito, tutto ciò che cade dall’alto è “grasso che cola” e la saccenza di molti sindacalisti autorizza l’amministrazione a tenerci fuori da ogni discussione. Se questa ostentata sicurezza porta a questi risultati dovremo, per il futuro, tenere gli occhi ben aperti perchè il declino economico, morale e sociale di questi lavoratori era tutt’altro che inevitabile.
Come mai l’ingresso in AR.ME.NA è stato pianificato solo quando in S.I.S era ormai saltato completamente il salario accessorio, grazie a ricatti successivi basati sull’esigenza di risanare il Bilancio? Ormai la filosofia diffusa di ridurre i diritti diventa un esercizio di abilità per i dirigenti, e la Pubblica Amministrazione si presta, con specifici laboratori (le Società Partecipate), a sperimentare le più “brillanti” tecniche di soppressione dei diritti stessi. I nostri abili sindacalisti, portatori di un ottimismo senza confini, di cui si serve la controparte per allontanare le minacce alla gestione del potere, dovrebbero tornare con i piedi per terra, parlare della realtà dei fatti e con grande umiltà cercare l’unità dei lavoratori per la conquista dei diritti, prima che questi vengano completamente azzerati, come è successo ai lavoratori della S.I.S.
Secondo quanto verbalmente comunicato ieri, nel Piano Industriale dovrebbe essere chiaro il vincolo all’assunzione, ma sarà possibile verificarlo solo nei primi giorni di gennaio. Quale status avranno a quell’epoca i lavoratori della S.I.S.? Occorre avere fiducia, risponderebbero i nostri amici sindacalisti!

