I giovani dirigenti del partito danno la scossa nell’assemblea cittadina. Hanno chiesto ai consiglieri comunali di non ricandidarsi. Primarie di coalizione e non di partito. Fuori i vecchi capibastone.
Elezioni comunali: il Pd di Pomigliano e la rottamazione, il Pd in cerca di alleati e di cambiamento. Obiettivo ovvio: rimuovere le destre che quasi quattro anni e mezzo fa, nell’aprile del 2010, espugnarono la roccaforte della sinistra, dopo tre lustri consecutivi di dominio Pds-Ds-Pd.
Come? “Rinnovando il partito della città delle fabbriche attraverso facce nuove, un programma scaturito dalla volontà dei cittadini e primarie di coalizione, non di partito. Primarie che dovranno rappresentare la selezione democratica del candidato a sindaco eletto nell’ambito di un’alleanza tra forze politiche “effettive”, vale a dire che non siano espressione di questo o quel vecchio capobastone di turno”. E’ quanto emerso dalla prima assemblea cittadina del Partito Democratico in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.
Assemblea tenuta giovedì sera nel salone della Casa del Popolo, gremito come non si vedeva da tempo. Dunque, primarie di coalizione. “Una coalizione che però non è da ricercare a tutti i costi – avverte, tono gentile ma deciso, il giovane segretario cittadino, Michele Tufano – se non troveremo validi alleati, che abbiano cioè una solida consistenza politica, io dico che possiamo anche correre da soli”. La mozione di un altro giovane dirigente, Antonio Tondi, ha poi dato un’impronta profonda ai lavori. Eccone uno dei contenuti di spicco: “ nessun attuale consigliere comunale del Pd potrà entrare nella prossima lista di candidati democratici all’assemblea cittadina”.
“Alle elezioni del 2010 – la posizione di Tondi – l’errore è consistito nel non dare segnali di discontinuità. Intanto – la stoccata del giovane dirigente locale – questa fase del gruppo consiliare, all’opposizione, è risultata fallimentare: propongo di non ricandidare nessuno dei consiglieri uscenti”. La polemica strisciante è serpeggiata quando Nicola Foglia, storico militante in forte dissenso con l’attuale segreteria, ha esclamato che “bisogna chiedere scusa alla città”. Gli ha risposto Giulia Bladier, vicepresidente regionale del partito: “Noi eravamo alle scuole medie quando voi governavate: non siamo noi che dobbiamo chiedere scusa”.
Autocritiche impietose e analisi altrettanto spietate dell’avversario. “Il centrodestra è in disfacimento – la riflessione di Tufano – sullo sfondo c’è la crisi delle fabbriche, del lavoro, della cultura, del tessuto sociale”. Michele Caiazzo, bassoliniano della prima ora, sindaco per dieci anni di seguito, dal 1995 al 2005, e consigliere regionale dal 2005 al 2010, ha ascoltato attentamente senza mai intervenire. L’ex sindaco dal 2005 al 2010, Antonio Della Ratta, non c’era. C’era però l’ex vicesindaco a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, l’avvocato Roberto Oratino, da tempo battitore libero e voce critica, senza tessera:
“Bisogna uscire dalla mediocrità: qual è l’idea di città? Come rispondere concretamente ai problemi?”. La prossima settimana il secondo appuntamento in casa Pd: riunione del direttivo per l’approvazione del documento programmatico.

