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‘Ncoppa ‘e Gaude

Il primo maggio si è rinnovato l’appuntamento alle sorgenti delle Gavete in quel di Somma Vesuviana. Un successo organizzativo e un invito alle autorità per rendere più condivisibile la festa.

Descrivere cosa significa seguire una paranza a chi non l’ha mai fatto è cosa ardua. Spiegare loro che cosa sia condividere quella sorta di fratellanza che s’instaura tra i vari gruppi che vivono il Somma e il culto della Madonna di Castello, risulta impossibile o quasi, se non si vive in maniera diretta l’esperienza di una delle festività dedicate alla Mamma Schiavona. Quella Mamma Pacchiana, come in maniera non meno rispettosa viene affettuosamente chiamata e che unisce, in un culto viscerale, la popolazione di Somma Vesuviana e quella di molti dei paesi limitrofi alla Montagna.

Sono decenni che ormai salgo sul Monte Somma, ne frequento i canaloni e le creste e mi meraviglio, ad ogni cambio di stagione, per quanto sia eterogenea e ricca la natura vesuviana, comprendendone la bellezza e le potenzialità ma anche il delicato equilibrio che la sostiene. Forse è per questo che riesco ad emozionami anch’io durante le feste di devozione, che mobilitano per settimane, se non mesi, la cittadina vesuviana. Capisco ciò che provano i paranzari, perché vivo con la loro stessa intensità la festa, mi sento uno di loro, perché in quel giorno si è tutti uguali al cospetto di quell’immagine sacra, che volendo, simboleggia non solo un culto ma anche un luogo, un luogo sacro nel termine più ampio della parola, che a prescindere la specificità, che siano le Gavete o che sia ‘O Ciglio, che sia ‘O Gnundo o la Traversa, è il Vulcano stesso che rappresenta, che con la sua sempiterna e forte presenza li accoglie tutti, senza distinzione alcuna.

Quella delle Gavete è stata una delle ultime paranze a costituirsi ma ha subito raccolto attorno a sé consenso e affetto e lo ha dimostrato la partecipazione delle altre paranze, quelle storiche e quelle neonate, alle celebrazioni dell’altro ieri, con doni e saluti ma soprattutto con le loro perteche ad accompagnare e omaggiare quella della paranza delle Gavete, la prima perteca della sua storia e dedicata all’effige della Madonna dell’Arco in via Pomitella.

La cronaca della giornata è molto simile a quella delle altre ricorrenze, sveglia di buon mattino e salita al Monte. La quota delle Gavete non è certo quella montana del Ciglio, di Punta Nasone con i suoi oltre mille metri, ma con i suoi circa 400 metri d’altitudine, dà qualche problema a chi non è abituato a camminare. Problema risolto, soprattutto dai più anziani, con un’ascensione motorizzata fino al termine della carrozzabile. Alle sette si giunge alle antiche sorgenti, si fa atto di devozione alla Vergine presso la grotta e si scende a un livello più basso, dove è stata allestita una tavolata, cercando, nei limiti del possibile, di gestire il pratico, il ludico e il naturale. L’uso dei “gavetani” non è certo quello del magro del Sabato dei Fuochi, per cui, alle ore otto si iniziano le libagioni con un fagiolo alla messicana, singolare per orario e richiamo geografico. Qualche cantatore rischiara le corde vocali con qualche alice salata ma è soprattutto il vino a rendere più melliflue la voce e le idee; splendida la prima cantata della giornata da parte dell’eclettico ‘Fravulese! L’aria tiepida del mattino e il vinello ci conducono agilmente in un contesto spazio-temporale che diviene una zona franca dell’anima, dove tutti accomunati dalla festa vi entrano aggiungendosi alla chetichella e vi si divertono.

Alle dieci e mezza si celebra la messa, il momento è sacro, per cui si mette da parte il profano, almeno per un’oretta, lasciando spazio all’ufficialità della liturgia sacra e quella laica di qualche presenza pre-elettorale. Verso mezzogiorno si ritorna al sincretismo più assoluto quello delle fronne ‘e limone e delle tammurriate.

Carciofi alla brace, frittate di maccheroni, tuortani, penne allardiate, sasicce, carne alla brace e vino, tanto vino, intervallano il ballo al quale si cimentano un po’ tutti. La costante fondamentale che si verifica anche in quest’evento è quella del ricambio generazionale, anche qui sono infatti presenti tutte le fasce d’età garantendo continuità al rito.

La festa continua tra canti e balli fino all’imbrunire quando i pochi rimasti, davanti a un falò purificatore, rassettano le vettovaglie e fanno un po’ di pulizia, valutando con soddisfazione il lavoro fatto, senza l’appoggio, se non verbale, delle autorità sommesi; la perteca, l’atavico dono, è pronta, a breve sarà condotta festante lungo il tragitto fatto all’andata; a ritroso, si scenderà fino alla sua meta finale per il rinnovo dell’eterno patto tra l’umano e il divino, il maschile e il femminile, tra uomo e madre terra. La prima perteca della Paranza delle Gavete sarà donata, tra una folla festante ed ecumenica, al principio universale di Maria, l’unico concetto che forse mette d’accordo un po’ tutti.

Quest’anno c’è stata un’intesa tra le principali paranze e l’amministrazione sommese, per contenere l’eccesso di rifiuti sul Somma, durante le feste. Vedremo dopo le celebrazioni odierne del Tre della Croce, il culmine dei festeggiamenti, se l’accordo avrà retto. Sta di fatto che a prescindere le paranze esiste una moltitudine di devoti che, più o meno civilmente, ascende le pendici del Somma e che non potrà essere mai completamente controllata e irregimentata dalle sole paranze. Deve essere l’amministrazione locale e, possibilmente, nelle sue esigue forze, anche l’Ente Parco a farsi carico delle loro responsabilità e permettere, a chi frequenta i luoghi del Vulcano, che possa farlo nella maniera più sacra e più sana possibile e non percorrendo sentieri costellati di spazzatura ed eternit. E’ ora di dare un valore a quei simboli e quegli stemmi che decorano i manifesti delle nostre manifestazioni!

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