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domenica, Maggio 22, 2022

Napoli. Camorra, Il cardinale Sepe lancia un appello al pentimento

Il cardinale Sepe punta il dito contro gli assassini di Lino Romano e contro chi non ha esitato a sparare in un cortile di una scuola a Scampia. Spazio anche al dramma del lavoro e della povertà.

”Pentitevi, ravvedetevi, pensate ai vostri figlie e alle vostre mogli quando state per compiere un delitto privando della vita un vostro simile. Dopo il giudizio di condanna di questa società arriverà per voi il giudizio di Dio". Sono state queste le dure parole dell’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe rivolte alla folla intervenuta in piazza del Gesù per la festa dell’Immacolata. Tra l’altro Sepe si è intrattenuto a parlare del dramma della camorra che negli ultimi giorni ha mietuto diverse vittime.

L’arcivescovo di Napoli ha puntato il dito contro gli assassini di Lino Romano un ragazzo per bene ucciso dai sicari per errore e contro la faida che si sta scatenando a Scampia. " E’ Inconcepibile che un innocente venga ucciso per un sms o messaggino non arrivato in tempo. E’ inaccettabile il linguaggio di chi spavaldamente e crudelmente dice che quando comincia a sparare non riesce a fermarsi. E’ inammissibile che per uccidere il nemico e concorrente si vada fin dentro una scuola dove ci sono piccoli innocenti. E’ gente questa senza cuore che vive solo di efferatezza e di malvagità. Come Chiesa e come comunità umana non smetteremo mai di lottare contro questi seminatori di morte che sono senza dignità e senza storia”.

Sepe coglie l’occasione per una riflessione sull’attuale crisi economica che sta mettendo in ginocchio Napoli e provincia. “E’ devastante il quadro della nostra economia per il lavoro che manca. Muoiono le imprese, non ci sono prospettive di occupazione di una gioventù che vede svanire anche la speranza perché sempre più disorientata e intorno alla quale suonano, senza ritegno, le macabre sirene della malavita organizzata. Il dramma del lavoro che si abbatte sui nostri giovani – ha sottolineato Sepe – riguarda anche padri e madri che fanno parte sempre meno di un ciclo produttivo, impoverito ad ogni livello. E la povertà in questo modo, cresce paurosamente e attraversa le nostre strade; svuota il commercio, un tempo anima di Napoli, assottiglia perfino la piccola economia del vicolo. Era difficile, anche per i ceti medi, fino a qualche tempo fa, arrivare con lo stipendio fino alla terza settimana: ora il tempo si è accorciato fino a metà strada".

Di fronte a questo dramma, però, non bisogna girarsi dall’altra parte” perché- continua Sepe – amare Napoli ed essere pronti a proteggerla e a fare scudo contro chi la denigra non significa chiudere gli occhi davanti a una realtà ancora troppo amara e talvolta penosa. Guardare il male è un modo per non voltare le spalle e dover scegliere tra ignavia o connivenza. L’inventario dei mali di questa città , lo sappiamo bene, ha per capofila quell’agglomerato di viltà e di pochezza umana che si fa sponda della violenza più infame per portare a casa la preda degli sciacalli: quella che infierisce sulle disgrazie e sui più deboli per trarre un proprio miserabile profitto .

“Non abbiamo bisogno di andare a cercare motivi giusti e ragioni adeguate per amare una città come questa – ha concluso il cardinale – semmai, vogliamo confermare che vogliamo spendere ancora le nostre migliori energie per costruire un cammino di speranza non aleatorio, ma segnato da pietre miliari, certe ed affidabili".
(Fonte Foto: Rete Internet)

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