Ha tenuto lontano dai suoi stabilimenti per tre anni di fila i metalmeccanici della Cgil. Ma adesso il Lingotto decide di dar seguito alla sentenza della Corte Costituzionale. Landini (foto): “Il rientro dopo l’assemblea del 14 settembre”.
I delegati della Fiom potranno fare rientro nelle fabbriche della Fiat, tre anni dopo la loro estromissione dal gruppo automobilistico. Il Lingotto lo ha comunicato ieri alla segreteria nazionale dei metalmeccanici Cgil.
“Abbiamo accettato la nomina dei rappresentanti sindacali aziendali a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 23 luglio scorso”, spiega l’azienda nel suo messaggio. In base all’accordo di Pomigliano, del 22 giugno del 2010, e al successivo contratto specifico dell’auto, del 29 dicembre dello stesso anno, soltanto i sindacati firmatari dei patti con la Fiat possono rappresentare i lavoratori nel gruppo guidato da Sergio Marchionne, così come stabilito dall’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. Ma un mese fa l’articolo 19 è stato di fatto abrogato dalla Consulta, che ha dichiarato l’incostituzionalità del principio su cui si basava la norma della legge 300 del 1970. Il Lingotto ha quindi deciso di eseguire la sentenza.
Il gruppo puntualizza però che la decisione della Corte Costituzionale “fissa un principio di carattere generale e cioè che la titolarità dei diritti di cui all’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori è dei sindacati che abbiano partecipato alle trattative per la sottoscrizione dei contratti applicati in azienda, la cui riferibilità alla Fiom è però, nella concreta situazione Fiat, più che dubbia”. La Fiat ribadisce inoltre la necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale perché “la certezza del diritto in una materia così delicata come quella della rappresentanza sindacale e dell’esigibilità dei contratti è una condicio sine qua non per la continuità stessa dell’impegno industriale in Italia”. Marchionne preme quindi per una legge che ricalchi quanto finora pattuito con i sindacati firmatari, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, pena il disimpegno dall’Italia.
Dal canto suo il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, anticipa che “il prossimo 14 settembre si terrà l’assemblea nazionale dei delegati per decidere la data di rientro in Fiat e le questioni più complessive”. “Mi auguro – auspica Landini – che si tratti di concretizzare tutto quello che è stato disposto dalla Corte. Per quanto riguarda invece la legge sulla rappresentanza – aggiunge il dirigente Fiom – credo che di leggi ad aziendam e ad personam ne siano state fatte anche troppe per cui ci vorrà una legge per tutti, in grado di garantire al cittadino la libertà di scegliersi il sindacato che vuole per essere rappresentato, nel rispetto della Costituzione”.
Intanto dal fronte dei sindacati firmatari Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, afferma che “la Fiat compie un atto dovuto eseguendo una sentenza della magistratura” e che “non è accettabile che l’azienda subordini la legge sulla rappresentanza all’impegno sugli investimenti perché la Fiat rispettando gli investimenti rispetta gli accordi stipulati”. Caustico è invece Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, che definisce questa situazione “agghiacciante in assenza di regole che diano certezza agli investimenti, ora in pericolo”.
E che la vicenda del confronto tra Fiat e Fiom non sia stata affatto chiusa dalla notizia del rientro dei delegati Fiom lo anticipa lo stesso Landini: “La faccenda non è chiusa, anzi, inizia adesso”.

