In questo intervento, il prof. Mario Romano, già sindaco di Sant’Anastasia, mette in risalto le illegalità che commettono coloro che percorrono la 268 bis, ma anche l’impunità di cui godono grazie all’assenza di ogni forma di controllo.
Caro direttore vorrei approfittare della vostra cortesia per esprimere la mia opinione sulle questioni poste dalla pericolosità della 268. Forse la mia sembrerà una voce fuori coro, ma credo che faccia bene a tutti riflettere con calma e non sull’onda degli avvenimenti. Mi dispiace ma non credo che si debba chiudere la 268 bis. Va ricordato che questa strada è nata male, perché venne realizzata ad una sola corsia per marcia e con la motivazione di creare una via di fuga per il piano relativo al rischio Vesuvio. La strada doveva, invece, essere già concepita a due corsie per decongestionare la viabilità dei comuni vesuviani che pesava tutta sulla vecchia 268 (per intenderci quella che passa per i centri urbani, oggi intasata anch’essa nonostante la 268 bis).
Dopo decenni sono iniziati i lavori di raddoppio, annunciati da anni e non ancora completati. Ovviamente con tutte le difficoltà di reperire i fondi, tenere sotto controllo i costi (che per opere pubbliche chissà perché lievitano continuamente) e superare difficoltà tecniche dovute alle tante case, spesso abusive, intanto realizzate a ridosso della SS 268 bis. Ma veniamo al perché, secondo il mio parere non bisogna chiudere la strada. Il motivo di fondo è che dovremmo tutti batterci per affermare la legalità. Dovremmo, quindi, chiedere agli utenti di imparare a rispettare i limiti del codice stradale, ed alle autorità preposte di vigilare e reprimere i comportamenti illeciti e pericolosi per se e per gli altri. Io uso tutte le mattine la 268 e vi assicuro, che i pazzi che sorpassano in curva, che mi strombazzano perché rispetto i limiti di velocità (70km/h forse anche troppo elevato in alcuni tratti), che fanno inversione all’altezza di Madonna dell’Arco etc., sono a decine.
Allora, non aspettiamo sempre la soluzione dall’alto, impariamo, ed imponiamo a tutti, il rispetto delle regole e sicuramente gli incidenti diminuiranno. Anche in questo ultimo e drammatico caso sembra che la ragione di un tale disastro sia imputabile all’alta velocità di uno dei due veicoli, certamente lo è nella maggioranza dei casi che si sono verificati in passato. Certo che le autorità, che ad ogni dramma si stracciano le vesti, hanno la loro grande parte di responsabilità perché non controllano il territorio come si dovrebbe. Ad esempio perché non mettere stabilmente, ciascun sindaco nei tratti di sua competenza, pattuglie che reprimano i comportamenti illeciti e pericolosi per se e per gli altri? Si potrebbe di concerto con Carabinieri e Polizia Stradale, assicurare un servizio durevole e continuativo.
Oppure, si potrebbe pensare di installare telecamere su tutto il tratto con sistemi di autovelox: si ridurrebbero sicuramente gli incidenti. Il solo sapere dell’esistenza di tale possibilità di controllo, sono convinto, indurrebbe gli automobilisti ad un comportamento più sobrio ed attento come è avvenuto sulla tangenziale di Napoli. Non mi convince che ognuno faccia quello che vuole e poi la colpa è sempre degli altri. D’altro canto nei pochi giorni di chiusura della 268bis a causa dei lavori tra Somma e Ottaviano, il traffico è stato riversato sulla vecchia statale, anche essa ad una sola corsia e senza spartitraffico, con il risultato di avere i molti utenti indisciplinati, sempre senza il disturbo del benché minimo controllo, che questa volta correvano nei centri abitati (per mia personale esperienza ignorando del tutto il segnale di stop al confine tra Somma e Sant’Anastasia, il limite di 50km/h, sorpassando a velocità sostenuta le inevitabili code che si creavano, etc.
Allora che facciamo chiudiamo tutte le strade del territorio al traffico? Vi assicuro che non è la chiusura in se che mi spaventa. Quando ho avuto responsabilità amministrative, non ho esitato a chiedere all’ANAS di chiudere il sovrappasso per l’inversione di marcia all’altezza di Madonna dell’Arco, che era diventata una sorta di pista per automobilisti e motociclisti indisciplinati: ma quella era una situazione molto limitata e facilmente gestibile. Mi rendo conto che la soluzione generale invece non è né facile né a portata di mano, ma non è certo invocando la chiusura di strutture mal progettate e peggio ancora utilizzate che troveremo la soluzione del problema. Sicuramente sarebbe più utile una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutti gli utenti, e soprattutto quelli più giovani, che continuano a guidare oltre i limiti di velocità, senza cintura e spesso utilizzando anche il cellulare.
Culturalmente non sono convinto della funzione educativa delle sole sanzioni, ma certamente il clima di impunità che si vive percorrendo la 268 bis, come molte delle altre strade statali e provinciali della nostra zona, non aiuta la crescita della responsabilità di ciascuno di noi.
Mario Romano

