La scuola, grazie all”autonomia, è capace di offrire occasioni e strumenti per favorire l”integrazione culturale ed elevare la qualità degli apprendimenti. Di Annamaria Franzoni
Nel corso di questo articolo e per diverse settimane si intende dedicare un ampio spazio di riflessione alla tematica interculturale che nell’attuale società e quindi nella scuola costituisce sempre più evento ordinario ed è sempre meno gestibile nella logica dell’urgenza.
Rispetto alla tradizionale impostazione del problema il pianeta scuola può, attraverso le singole autonomie funzionali delle istituzioni scolastiche, offrire strumenti ed occasioni per integrare concretamente la diversità culturale nel sistema scuola e allo stesso tempo incrementare la qualità degli apprendimenti di tutti e di ciascuno.
La tematica interculturale è divenuta sempre più un evento ordinario che ha inevitabilmente spostato il baricentro dell’obiettivo educativo che la scuola fino a qualche decennio fa si era posto, affrontando in modo sempre più consapevole gli aspetti plurali di una società ipercomplessa e sempre più caratterizzata da un “localizzazione globale” (Bellofiore 2001) e da una “globalizzazione locale” (P. Le Galès 2006). La complessità, infatti, se da una parte indica un’ampliata ricchezza di opportunità e di sviluppo nelle più svariate direzioni, richiama anche all’idea di instabilità e difficoltà a dominare gli eventi: certamente, come suggerisce Morin, la complessità è una parola – problema, e non una parola – soluzione.
Pertanto il ruolo che una scuola avveduta deve assumere è quello di collocare, nel quadro e nel rispetto della normativa vigente, la garanzia dei diritti di cittadinanza di cui sono portatori nella scuola tutti i minori che le vengono affidati, avvalendosi dell’autonomia attribuita alla scuola proprio per garantire un pluralismo territoriale e culturale del sistema di istruzione e formazione.
In qualità di soggetto autonomo la scuola, lasciandosi alle spalle il suo ruolo di garante ed erogatore del servizio assume per effetto degli strumenti legislativi che glielo consentono e chiedono, quello di interfaccia del sistema scolastico a livello territoriale, nell’ottica, manifestamente sostenuta nel D.P.R. n. 275/1999, secondo cui l’autonomia scolastica funziona bene quando il rapporto con le autonomie locali e con gli stakeholders territoriali risultano in piena sintonia.
In particolare, al fine di una concreta integrazione il sistema scuola dovrà impegnarsi al massimo per incrementare la qualità degli apprendimenti di tutti e di ciascuno, richiedendo uno sforzo da parte dei diversi attori che in essa interagiscono o che comunque intorno ad essa gravitano in un’ottica di un’innovazione costante che produca miglioramento: il decentramento costituisce, quindi, lo strumento che, potenziando la motivazione e la partecipazione dei soggetti interessati al processo di inclusione, possa riorganizzare le forme di partecipazione e di esercizio democratico attraverso un’offerta formativa che, nel rispetto della tradizione locale, si apra al confronto con un mondo che eventi storici di ampia portata, fenomeni culturali e il rapido processo tecnologico hanno avvicinato.

