In Italia si riflette sulle classi differenziali

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Capita di frequente, ormai, che classi scolastiche si trovino ad ospitare più soggetti disabili che, calpestando ogni seria logica inclusiva, vengono seguiti da un solo insegnante di sostegno

Il modello è classico, e se n’è parlato così tanto grazie ad un articolo apparso su di un noto quotidiano nazionale: si individua un piccolo comune, un istituto scolastico, una classe della scuola primaria e se ne sconvolge lentamente la composizione

È successo a Brusciano, un paese in provincia di Napoli, dove all’interno di un’aula si sono ritrovati iscritti quattro alunni con disabilità medio-grave su un totale di ventidue. In questo specifico caso, la classe non è stata sdoppiata, nè si è pensato di smistare i bambini in sezioni diverse. Un episodio, quello della scuola di Brusciano, che purtroppo non è unico e raro. Le segnalazioni con allievi con disabilità certificata, all’interno della stessa classe, sono divenute sempre più frequenti.

La difficoltà di non riuscire a smistare gli alunni con handicap in sezioni separate, evitando così di mettere insieme esigenze troppo diverse tra loro, si dice che sia funzionale all’organizzazione oraria dei docenti di sostegno. Ed è proprio in merito a tale giustificazione che sorge un dubbio: può mai essere realmente funzionale ad un progetto inclusivo la presenza di un solo insegnante che si occupi in contemporanea dell’integrazione di alunni che necessitano di particolari attenzioni?

Insomma, si potrà mai lavorare in modo costruttivo senza formare microgruppi differenziali che mandano all’aria ogni principio di inclusione? Sarebbero quindi queste le reali condizioni che dovrebbero sviluppare nei nostri giovani il principio dell’inclusione?

L’onorevole Davide Faraone, responsabile nazionale del welfare e scuola del Pd, sulla scia del caso Brusciano, è così intervenuto: non è accettabile che si formino classi differenziali per i disabili nella scuola italiana: Non tollereremo la formazione di classi speciali non ufficializzate, ma di fatto. La scuola italiana è la scuola dell’inclusione, non della deportazione.

È importante che l’Italia non torni indietro nel tempo, che non ripeta gli errori del passato. Scuole speciali e classi differenziali rappresentano un periodo vergognoso della nostra scuola, superato soltanto grazie ad un progresso culturale e sociale che ha reso il nostro Paese un esempio, di certo ancora da migliorare, per il mondo intero.
(Fonte foto: Rete internet)

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