Con la solita scusa di venire incontro ai cittadini si foraggerà ancora una volta l’industria del cemento, dimenticando le altre ricchezze rinnovabili presenti sul nostro ricco territorio. Ma quale sarà il prezzo da pagare?
Una domanda su tutte vogliamo porre a chi ci amministra: Col prossimo capriccio della natura, che non dovrà per forza essere l’eruzione del Vesuvio, a chi si darà la colpa? Alla fatalità dell’evento imprevedibile e straordinario o al giornalista menagramo? O forse, magari, sorgerà nell’animo loro qualche scrupolo?
Siamo alle solite, quando si vuole far passare qualcosa in sordina la si fa approvare in estate, quando la maggior parte delle persone si dedica al suo giusto e sacrosanto riposo vacanziero, in modo da trovarlo come un dato di fatto al momento del ritorno, un po’ come accade per le nuove tasse. Quando lo si fa, si decide poi di renderlo ostico ai più, redigendolo nel miglior burocratese possibile, rinviando la norma ad altre norme e così via, in un oscuro gioco di scatole cinesi e tale da renderlo comprensibile solo a chi già sa di cosa si tratta.
L’ultimo “maxiemendamento” della giunta ragionale contiene molte cose, forse troppe e, come accennato, di difficile digestione. È infatti possibile che si sia voluto l’assembramento normativo proprio per creare ancora più caos e gestire al meglio una situazione tanto variegata da favorire e sfavorire contemporaneamente gli stessi gruppi d’interesse. Questo renderà più complesso ogni eventuale ricorso anche dal punto di vista etico e politico nella logica correntizia che contraddistingue i partiti italiani, vedi appunto la questione degli interventi finalizzati all’efficienza energetica degli immobili che contrasta con quella del prolungamento dei termini di condono edilizio. Ma una cosa è comunque evidente: per alcune delle tematiche messe nel calderone dell’emendamento sembra sicuro che l’amministrazione regionale abbia perso ancora una volta l’occasione per dimostrarsi matura e degna di non essere considerata soggetta agli umori dei soliti palazzinari che gestiscono le sorti del Paese.
Ma non accade solo questo, oltre a privilegiare ancora una volta la monocultura del cemento, ormai l’unica fonte economica riconosciuta e tutelata, si è fatto finta di dimenticare la delicatezza della questione legata alla cosiddetta zona rossa e alle sue gravi e annose problematiche. È evidente infatti che per l’area vesuviana non c’è piano d’evacuazione o d’emergenza che tenga e questo se non si vuol essere tacciati di dabbenaggine o di poca conoscenza di un territorio, che, al di là dei tanto bistrattati vincoli, cresce ancora a dismisura in popolazione, in numero di abitazioni e nelle volumetrie di queste, e il tutto in barba alla presenza di un Vulcano attivo e un Parco Nazionale.
È chiaro che l’unica soluzione, nel caso di un evento eruttivo, quello che mai nessuno avrà il coraggio di decretare per le ovvie ripercussioni umane e politiche, non potrà mai essere l’evacuazione, coatta o volontaria che sia, ma solo il graduale decongestionamento di quell’area potrebbe evitare catastrofi pressochè bibliche. E invece no! Cosa si inventa le Regione Campania? La possibilità di costruire ancora, di ampliare le volumetrie anche in zona rossa (come non lo si stesse già facendo abusivamente!) e con la scusa della messa in sicurezza delle abitazioni o del loro adeguamento energetico e per sanare le necessità abitative dei campani.
E chi li manterrà più in quel di Sant’Anastasia! Quelli che potranno finalmente inneggiare al giusto primato della loro crociata contro la zona rossa. Tanto la lava da loro non c’è mai arrivata! Finalmente potranno sanare il sanabile ma anche continuare a costruire legalmente o meno, tanto, l’azzeccagarbugli di turno permetterà loro di condonare anche l’incondonabile, facendo di necessità virtù quello che virtù non è mai stata e mai potrà esserlo perchè fuori da ogni logica razionale e dal buon senso.
Ma andiamo più nello specifico. La correzione del comma 1, dell’articolo 9, della Legge Regionale 10/04, procrastina al 31/12/2015 ciò che doveva essere sanato per la fine del 2006 salvando in extremis quegli abbattimenti che sembravano imminenti. In questo modo la Regione darà, là dove gli ultimi governi per decenza avevano desistito, ragione a chi non ha rispettato la legge, per cui spingerà a chi gli è andata bene o non l’ha ancora fatto ad infrangerla ulteriormente e avrà sancito la diseguaglianza sociale per i proprietari di quei pochi edifici abbattuti nel corso di anni ed anni di condoni e rinvii. Che dire? Il quadro perfetto di una cultura bizantina ma soprattutto ipocrita e poco avveduta; perchè il Vulcano c’è e il rischio idrogeologico pure!
Ma non finisce qui! C’è un’altra modifica che ci cruccia ed è quell’espressione in più che non ce la dice giusta. La sostituzione del comma 5 della L.R. 10/04, decretata nel “maxiemendamento”, testualmente dice: “Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano agli abusi edilizi sulle aree del territorio regionale sottoposte ai vincoli dell’art. 33 della Legge 47/85 [:] solo ed esclusivamente qualora i predetti vincoli comportino l’inedificabilità assoluta delle aree su cui insistono […]” Ecco! Cosa vorrà mai dire “inedificabilità assoluta”? Quale tranello si nasconderà dietro quella frase? Quale stratagemma, i tecnici comunali escogiteranno per negare quest’assoluta inedificabilità per non abbattere e soprattutto permettere di costruire ancora? È probabile che invece, pareri e vincoli di Ente Parco e sovrintendenze varie non saranno più necessari e si spianerà la strada a clientelismo e malaffare locale, il tutto per “dare risposte certe ai cittadini”!
E infine ci sono gli “adeguamenti indispensabili a garantire la stabilità degli edifici nel rispetto della normativa antisismica”. Nulla di più ipocrita! Visto che il Vesuvio sta là da migliaia di anni! Come si potrà poi adeguare una casa e renderla più sicura senza per questo aumentarne a dismisura le cubature? Cosa ben diversa e più condivisibile potrebbe essere la chiusura dei solai con i tetti a spiovente, provvedimento tale da ridurre sensibilmente il rischio di incidenti durante un’eruzione (ad esempio, le 26 vittime del “44 furono quasi tutte dovute al crollo dei tetti, per il peso del materiale piroclastico) ma soprattutto un solido disincentivo a futuri ampliamenti o altre superfetazioni. Ma per il resto?
Ai posteri l’arduo condono.

