Oggi scade il termine per la presentazione dei progetti definitivi PIRAP del Parco del Vesuvio. Prima che vengano resi pubblici nella loro stesura esecutiva diamo un’occhiata anche al preliminare della cittadina ottavianese.
In linea teorica da non conoscitori dei luoghi in questione, i due progetti PIRAP del comune di Ottaviano sembrerebbero idonei alle direttive normative e allo specifico riferimento della misura 125, sottomisura 2a, per il primo tratto, e alla misura 216 b per il secondo. Dove la prima misura prevede il ripristino funzionale, l’adeguamento e la sistemazione della viabilità già esistente, per collegare le aziende agricole e forestali con la viabilità d’interesse comunale, provinciale o statale. Il secondo tratto invece rientra nella misura che prevede il ripristino e l’ampliamento dei muretti a secco, le terrazzature e i ciglionamenti già esistenti.
I due Progetti mirano dunque al raccordo del centro abitato di Ottaviano, prima con la gola della Carcova e poi, attraverso il sentiero n°2 (I Cognoli di Ottaviano), a raggiunge la Valle dell’Inferno, e di lì, il Vesuvio. In effetti il luogo meriterebbe, come tanti, la sua rivalutazione e sarebbe opportuno che una sentieristica, degna di questo nome, permettesse di frequentare queste zone dall’indubbio valore naturalistico, storico e paesaggistico e soprattutto, poterlo fare in piena sicurezza. Il primo progetto, che prevede il tratto Ottaviano/Porta del Parco-Carcova, è quello più antropizzato anche per la presenza in più punti di piccole abitazioni e non sempre adibite ad uso agreste. Sono infatti le vestigia di una reiterata speculazione edilizia e che oramai il decennale e contrastante sovrapporsi normativo ne ha impedito e ne impedisce ancora l’abbattimento o qualsiasi altro ridimensionamento.
I percorsi, nella loro complementarità dovrebbero, nella mente di chi li ha concepiti, consistere in un itinerario alternativo a quello già esistente a quota 500, quest’ultimo in buona parte carrozzabile e nonostante i divieti, frequentato da automobilisti, motociclisti e bracconieri, pur essendo incluso nell’attuale rete dei sentieri ufficiali dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. La logica del progetto è legata, non solo alla riabilitazione storica dei sentieri in questione, e favorire lo scambio culturale e colturale tra la natura vesuviana e la cittadina a valle, ma anche quella di permettere agli escursionisti un percorso alternativo, più sicuro e più tranquillo, per la frequentazione della zona, mettendo in sesto il cammino e offrendo loro un itinerario meno affollato di quello seguito dagli altri fruitori di quella zona del Parco, che in maniera legale o meno, gliene impediscono un completo e sereno utilizzo.
Detto questo abbiamo però delle perplessità di fondo dovute al fatto che una viabilità di tipo esclusivamente escursionistico entrerebbe in contrasto con quella legata allo sviluppo dell’economia pedemontana prevista dalle misure progettuali e accennata nella relazione illustrativa, del resto questa necessiterebbe, oltre che degli incompatibili mezzi di trasporto su gomma, anche di infrastrutture adatte al loro passaggio, che, tra l’altro, favorirebbero, in un adeguamento in tal senso, anche il transito di chi escursionista non è, e che infrange le varie norme del Parco. Va segnalato inoltre il profondo stato di abbandono del primo tratto inerente al Progetto, dove non sono assenti le aree da bonificare e da riassettare anche con le opere di ingegneria previste dalla progettazione. Inoltre le opere di irreggimentazione delle acque, ivi presenti, sono occluse, tombate o colme di rifiuti d’ogni genere, è quindi necessario un ulteriore impegno progettuale ed economico, e che lascia presupporre che l’ammontare complessivo delle spese per la realizzazione dei due progetti e preventivata intorno ai 650.000 € sia calcolato per difetto rispetto alla reale fattibilità.
Inoltre, il secondo tratto relativo al secondo progetto, segue parte di alcuni sentieri già esistenti e inclusi nella rete del Parco Nazionale. Sono questi in prevalenza i sentiero n°1 e n°2 ma vengono toccati anche il n°5 e il n°6, che sempre entro i confini di Ottaviano, portano sui Cognoli omonimi, nella Valle dell’Inferno e conducono di conseguenza verso il Gran Cono, una volta raggiunta la Strada Matrone. I tratti relativi ai suddetti sentieri hanno bisogno di minore manutenzione, perché curati in maniera più o meno regolare dagli operatori forestali della Provincia, ragion per cui non comprendiamo la ragione di quei 300.000 € richiesti per opere presumibilmente non necessarie, almeno nel tratto in questione.
Manteniamo ancora dei dubbi legati all’accennata rivalutazione delle colture locali, che, da una perlustrazione di quei luoghi, non solo non se n’è evidenziata la rilevanza, ma neanche l’esistenza delle statutarie cinque aziende agricole da servire. Riteniamo che i due progetti, al di là delle annotazioni sopra espresse, possano essere un utile spunto di rivalutazione di quel versante sommano inserito nel territorio di Ottaviano, ma una libera interpretazione della normativa progettuale ne mortifica la realizzazione.

