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Fuochi inestinguibili

Mentre si discute se mandare le nostre armi all’estero, sul fronte della Terra dei Fuochi languono forze e provvedimenti. La logica è sempre quella del palliativo e ci si chiede fino a che punto si voglia risolvere il problema.

È il nostro uno strano Paese, un luogo dove tra una secchiata d’acqua e uno stracciarsi le vesti più per moda che per sentimento, ci si dimentica di quanto stiamo inguaiati. Non che sia sbagliato guardare ben oltre il proprio orticello ma ci chiediamo se davvero possiamo permetterci di pensare alle questioni internazionali quando in talune regioni del Paese esiste un vero e proprio fronte interno.

Un altro Paese, là dove, non solo la delinquenza organizzata regna indisturbata e con la quale lo Stato spesso scende a patti (vedi l’ultimo caso di sottrazione di cadavere al Cardarelli, restituito solo dopo una trattativa tra le forze dell’ordine e i parenti del camorrista) ma un altro tipo di delinquenza, non per forza legata alla camorra ma non distante dalla sua logica mafiosa e ben radicata nel territorio e che continua a seminare morte e distruzione tra Napoli e Caserta. Stiamo ovviamente parlando della Terra dei Fuochi che, a prescindere dalla sua origine, è una zona ben più ampia di quanto si vorrebbe dare a credere.

Purtroppo il nostro è un Paese modaiolo e se una cosa va in televisione esiste, viceversa no! Questo lo sanno bene i vari comitati che ormai da anni si battono contro i roghi tossici e le discariche che avvelenano quella che fu la Campania Felix. Finita l’onda mediatica che ha portato a blandi provvedimenti legislativi, gli attivisti si sono trovati a dover combattere come prima, se non peggio, contro l’avvelenamento del territorio, un governo sordo e un’opinione pubblica distratta e annoiata.

Accade così che con l’arrivo dell’estate riappaiono con maggior vigore i roghi tossici e non c’è legge che li fermi. Anzi, col notorio torpore estivo, quando sembra che tutto vada in vacanza, anche la legalità, si lascia ampio spazio a chi, camorrista o meno che sia, deve disfarsi dei rifiuti speciali. Le forze dell’ordine latitano, un po’ perché effettivamente scarseggiano per uomini e mezzi, un po’ perché sembra che, passato il chiasso dello scorso autunno, si voglia lasciare tutto così com’è (e come purtroppo era).

Renzi fa solo passerelle, come del resto tutti quelli che l’hanno preceduto e il ministro dell’ambiente, Galletti, promette nuove misure ma soprattutto nuovi soldati. Ci si chiede però se saranno un altro sparuto centinaio come accaduto col precedente decreto o qualcuno in più, vista anche la vastità del territorio in questione. Temiamo però che sia la solita azione dimostrativa, mascherata da atto di forza ma col solito risultato di spendere, inutilmente, quei soldi che potrebbero essere utilizzati in altro e più costruttivo modo.

Angelo Ferrillo del Comitato La Terra dei Fuochi sostiene che, oltre un’implementazione delle unità di esercito e polizia, andrebbero organizzate quelle famose guardie civiche “le sentinelle per la Terra dei Fuochi” di cui s’è fatto un gran parlare tempo fa ma che nessuno ha ancora voluto organizzare. Chi meglio di loro, motivati non solo dalla conoscenza del territorio ma anche dalla necessità di controllare e tutelare il proprio spazio vitale, potrebbe porre argine allo scempio delle nostre campagne? E se n’è accorto anche padre Maurizio Patriciello, l’altra anima dei comitati, deluso anche lui dai risultati sinora ottenuti. Ci dispiace che tale convergenza di vedute non trovi ancora un fronte compatto contro chi invece sta distruggendo la nostra terra e le nostre vite. Evidentemente, il problema non deve essere risolto.

Forse la logica è ancora quella di lucrare sull’immondizia. Quella di far finta di arginare il problema, portarlo al parossismo e infine dare spazio a nuovi inceneritori. Ma allo stesso tempo si chiude più di un occhio sull’abusivismo industriale, causa principale dei roghi e delle discariche illegali. Il perché poi la raccolta differenziata dei comuni produca ancora grandi percentuali di rifiuto indifferenziato, la cui frazione secca andrà in discarica o al cosiddetto termovalorizzatore, resta ancora un mistero. Anni di emergenza, di disagi e purtroppo di morte non hanno portato praticamente a nulla?

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