Lo Slai Cobas spara a zero sulla “barbarie” delle politiche di Marchionne. La Fiom chiede soluzioni per il rientro di tutti i lavoratori. Auriemma (Uilm): “Una trattativa per migliorare la situazione occupazionale”.
Dopo il suicidio di Pino De Crescenzo, 43 anni, due figli, cassintegrato Fiat, gli ambienti sindacali e operai si stanno interrogando sull’accaduto e, in particolare, su come uscire da una situazione estremamente difficile. Un quadro sconfortante che comprende oltre 2500 lavoratori di Pomigliano e dell’ indotto in cassa a zero ore, nella sola area metropolitana di Napoli. Intanto i funerali di De Crescenzo, attivista del sindacato Slai Cobas, si svolgeranno stamane, alle 8 e 30, nella chiesa di San Benedetto, a Casoria, zona dove Pino è nato e cresciuto. La tensione è molto alta nel polo Fiat di Pomigliano. Ieri i responsabili dello Slai hanno diramato un messaggio piuttosto duro. “Peppe De Crescenzo – scrive lo Slai – era un operaio della Fiat di Pomigliano e militante del sindacato, deportato e confinato da 6 anni, con accordo sindacale, insieme ad altri 300 operai, nel reparto fantasma della inesistente logistica Fiat di Nola, mai entrata in funzione per evidenti incongruenze che si conoscevano sin dal primo momento”.
Il bilancio descritto dai responsabili dello Slai lascia di stucco. “Per la disperazione, proprio a Pomigliano, appena qualche giorno fa – raccontano gli autorganizzati – stava per suicidarsi lanciandosi dal tetto, insieme ai suoi tre figli, la moglie trentaduenne di un operaio della Fiat di Pomigliano, licenziato 7 anni fa arbitrariamente dall’azienda e ancora in attesa della causa, rimandata continuamente dai giudici di Nola”. Non è finita: “La notte dello scorso ottobre – si aggiunge nel comunicato Slai – un altro cassintegrato di Pomigliano ha tentato il suicidio gettandosi dal cavalcavia dell’autostrada Napoli-Bari, a Marigliano. Agosto 2011: un lavoratore, 44 anni, di Scampia, in cig a zero ore, ancora Fiat Pomigliano, tenta di farla finita tagliandosi le vene e infliggendosi profonde ferite al collo e all’addome, dopo aver ricevuto la lettera dall’azienda che gli comunicava la permanenza in cassa. Primo maggio del 2010: un altro addetto in cig del Wcl di Nola dopo essersi licenziato appena un mese prima per disperazione, si suicida lanciandosi dal balcone di casa, a Castellammare”.
Tira un brutta aria. Il leader locale dello Slai, Vittorio Granillo, parla di “barbarie contenuta nei piani di Marchionne, piani che stanno creando enormi problemi di tenuta democratica”. La Fiom di Napoli scrive poi che “questa tragica morte non può passare inosservata, così come avvenuto per altri tentativi di suicidio tra i lavoratori, che solo per pura fatalità non hanno avuto lo stesso drammatico epilogo”. “E’ necessario invece interrogarsi – fanno notare i metalmeccanici Cgil – su cosa stia succedendo tra i lavoratori cassintegrati che si sentono esclusi ed emarginati: favorire soluzioni che permettano il rientro immediato nel ciclo produttivo”.
“Provo un rammarico profondo per un gesto così convulso – chiude Crescenzo Auriemma, della segreteria regionale Uilm – intanto vediamo se nelle prossime settimane riusciremo ad aprire una trattativa con l’azienda finalizzata al miglioramento delle condizioni occupazionali”. Forse qualcosa si muove a Pomigliano, unico stabilimento “Gold Medal” del comparto italiano. Per domani infatti è previsto l’arrivo di investitori. Corre voce che saranno ricevuti dall’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne.
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