In questi giorni il web scatena una bufera mediatica sulla notizia “bomba” lanciata in parte dalla nostra testata. L’accusa è aver riportato a galla una “vecchia” notizia e creato “inutili allarmismi”.
Chi scrive ha pubblicato ieri la notizia della definitiva cancellazione della Storia dell’arte dalla scuola italiana. Questo è quanto traspare dalle parole di alcuni colleghi che stanno pubblicando vari articoli per smentire la vicenda, le cui fonti sarebbero inattendibili. In verità, chiunque avesse almeno provato a leggere attentamente una delle fonti, ossia il mio pezzo (LEGGI) , senza fermarsi solo al titolo, avrebbe avuto modo di costatare che, al suo interno, non solo è ribadito più volte che la Storia dell’arte non è del tutto scomparsa dagli istituti italiani, ma che la notizia della riduzione ed eliminazione delle materie artistiche è ormai cosa vecchia.
La vera “notizia”, casomai, era l’esito della seduta della Commissione della Camera dei deputati che aveva valutato la possibile reintroduzione delle suddette materie. Il mio unico errore, se c’è stato, è stato quello di non specificare che la seduta del fatidico “no” si era conclusa qualche mese fa. Ma cosa avrei dovuto specificare? L’articolo che ho scritto si limitava a palesare al pubblico l’attuale situazione della scuola italiana, rimasta comunque immutata dalla data della sentenza, e a criticare le recenti scelte politiche del Paese.
La Commissione aveva infatti bocciato il ripristino delle ore e delle materie eliminate. Allibito e agghiacciato, come i molti, moltissimi lettori che hanno commentato il mio articolo, ho semplicemente pensato di scrivere un pezzo su una notizia “vecchia”, ma pur sempre ancora attualissima e inconfutabile. L’intento era solamente quello di sentenziare il fallito tentativo di ripristino, nella scuola pubblica italiana, delle ore dedicate alle materie artistiche (non solo della Storia dell’arte, come si evince chiaramente nel mio precedente elaborato) che, grazie alla riforma gelminiana, sono state ridotte in molti istituti italiani e totalmente abolite in altri.
D’altronde la mia fonte primaria (IL GIORNALE DELL’ARTE) aveva pubblicato la notizia dell’esito della Commissione appena il mese scorso. Riprenderla è stata dunque una scelta obbligata, volendo soprattutto sottolineare l’ignoranza della classe dirigente del nostro Paese, pressochè insensibile di fronte a tale scempio culturale, anche a mesi di distanza. Si, molte sono state le autorità, le associazioni e i cittadini che si sono impegnate e si stanno impegnando nel riparare ai vecchi errori del ministro berlusconiano e di fatti ho sottolineato l’impegno dell’attuale ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, tutt’oggi in atto, per risolvere la questione.
Ma, nel mio ormai famoso articolo, non si è assolutamente parlato del “fallimento” di chi sta lottando, anche in queste ore, per reintrodurre nella scuola italiana le ore e le materie dedicate al settore artistico. Piuttosto, veniva riportato il decisivo “no” della Commissione che, dal 31 ottobre scorso, ha di fatto lasciato ancora immutata la situazione negli istituti scolastici. Almeno per ora, quello che è certo, la vera “notizia”, è che buona parte dei nostri ragazzi continua in questo preciso istante ad essere privato, in parte o del tutto, delle materie artistiche, indiscutibilmente mutilate, ripeto in parte o del tutto, dalla riforma del ministro Gelmini.
Impossibile, quindi, parlare, come alcuni vorrebbero, di “balla”. La notizia è corretta, ho solo giudicato inutile riportare, differentemente dalla mia fonte, la data esatta in cui era avvenuta la seduta della Commissione Cultura Scienza e Istruzione. Resta il fatto che, sia successo ieri o mesi fa, il fatidico “no” al ripristino della situazione pre-gelminiana c’è stato ed è stato un bene che la notizia sia tornata a galla. Lo Stato, difatti, continua ancora oggi a temporeggiare e il lavoro della medesima Commissione e del ministro Carrozza tarda a dare concreti frutti. Il boom mediatico, scaturito dall’articolo da me pubblicato, diciamo “postumo”, in sostanza, ha solo ulteriormente dimostrato quanto i cittadini italiani tengano all’arte e al suo studio e soprattutto quanto siano consapevoli del suo valore spirituale e materiale.
Non può esistere, infatti, nel Paese di Michelangelo e Leonardo, di Bernini e Caravaggio, che la mancanza di risorse freni i progetti della Commissione e del ministro Carrozza. Progetti che, per ora, è giusto sottolinearlo, restano solo buone intenzioni. Nessuno ha voluto creare “allarmismi”. La mia notizia è vera, un po’ “datata” ma vera, tant’è che l’eliminazione e la riduzione delle discipline artistiche, in parte degli istituti scolastici italiani, rimangono fino a questo momento un dato di fatto. Quel “è definitivo”, riportato nel titolo del mio articolo, dunque, non può essere smentito. Solo il tempo ci dirà cosa effettivamente ne sarà dello studio artistico nel nostro Paese.
(>Fonte foto: Rete internet)

