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Ieri la newco di Pomigliano ha ripreso le attività dopo venti giorni di paralisi delle produzioni Panda. Domani le assemblee dei lavoratori per fare il punto della situazione. I cassintegrati premono per rientrare: in prima fila i 720 operai della Ergom.

La sensazione è quella della tregua armata. Ieri il rientro dalla lunga sosta delle festività (due settimane di stop costituite da cassa integrazione e permessi sindacali) dei 2093 dipendenti della newco Fabbrica Italia Pomigliano è stato caratterizzato dal volantinaggio dei lavoratori dell’indotto Fiat ex Ergom di Poggioreale, 720 addetti in cassa integrazione da molto tempo e per i quali non si intravedono prospettive.

“Le scelte della Fiat ricadranno sui lavoratori dell’indotto ma anche sulla fabbrica di Pomigliano”, l’avviso scritto nel messaggio distribuito dagli iscritti della Ergom, appartenenti a tutte le organizzazioni di categoria, davanti al varco operai dell’impianto produttore della nuova Panda. Domani i sindacati firmatari dell’accordo di Pomigliano, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, terranno nella Fip le assemblee sul delicato momento che stanno attraversando il comparto Fiat campano e, più in generale, l’intero gruppo auto nazionale. L’indizione delle assemblee è stata voluta per soddisfare un’esplicita richiesta degli operai Ergom.

Il 3 gennaio scorso, durante una tumultuosa riunione unitaria (il segretario nazionale della Fim, Leonardo Burmo, aveva subito un tentativo di aggressione da parte di operai disperati) tenuta nella Fiom di Napoli, i lavoratori dell’indotto, oltre ad annunciare i picchetti a Pomigliano con l’obiettivo di bloccare le produzioni Panda, entro questa settimana, hanno anche chiesto ai segretari nazionali di Fim, Uilm e Fismic di discutere nelle assemblee di domani la necessità di proclamare un’ora di sciopero nella newco. L’astensione, se confermata, costituirebbe un caso clamoroso, la prima rottura tra Sergio Marchionne e i sindacati firmatari, che con l’amministratore delegato del Lingotto hanno firmato il patto con cui la ribelle Fiom è stata cacciata dalle fabbriche del gruppo automobilistico.

A ogni modo già ieri negli ambienti sindacali la prospettiva del primo sciopero nella catena di montaggio della newco veniva data come poco probabile. Un’ipotesi, questa, alimentata dal fatto che l’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi, ha anticipato al prossimo 21 gennaio l’incontro sull’indotto Fiat, previsto inizialmente per il 28 successivo. Fim, Uilm e Fismic sembrano orientate a non dare il via ai picchetti visto che il faccia a faccia è stato anticipato. Lo sforzo dei sindacati firmatari in questo momento è di ottenere la partecipazione dell’azienda all’incontro del 21. E’ molto complessa la vertenza della Fiat di Pomigliano. E’ una sorta di matassa. Una frammentazione di imprese e organici che parte nel 2009, quando 316 dei 5200 operai di Pomigliano vengono trasferiti nel nuovo impianto logistico di Nola, il Wcl.

Da allora sono tutti in cassa integrazione. Quindi, per effetto dell’accordo Panda, 500 operai finiscono, nel gennaio 2011, in mobilità verso la pensione. Nel frattempo nasce la newco di Pomigliano. Al momento sono 2093 gli addetti licenziati dalla vecchia società Fiat Giambattista Vico e riassunti nella new company creata da Marchionne. 920 dipendenti Fga sono al lavoro nel perimetro dell’impianto. Altri 1390 sono in cassa integrazione, che scadrà a luglio.