Rivendicano un accordo di “bacino” siglato cinque anni fa. Sono gli ex operai a termine finiti senza soldi e senza posto, nel 2010. Chiedono di andare a vivere a Melfi, dove sono state avviate le nuove produzioni del Sud.
Fa davvero una brutta impressione vedere padri di famiglia, molti dei quali ultraquarantenni, andare di sede sindacale in sede sindacale facendo il classico giro delle sette chiese con un solo, disperato obiettivo: ritrovare un lavoro perso cinque anni fa. Ieri mattina infatti hanno chiesto alle organizzazioni di categoria di rinnovare l’appello all’azienda e alla Regione gli 82 ex precari della Fiat, lasciati, per scadenza di contratto, senza soldi e senza posto tra il gennaio e il marzo del 2010.
Si tratta di ex operai con contratti a termine o di apprendistato che non sono mai più rientrati nello stabilimento automobilistico di Pomigliano. Ora però c’è la Fiat di Melfi che va alla grande per cui gli ex precari chiedono di andare a lavorare nella fabbrica lucana, dove Marchionne esige manodopera grazie al lancio delle nuove produzioni Jeep Renegade e 500 X. ” Siamo pronti a partire: c’è un accordo – fanno notare – chiediamo che venga rispettato “. Nel frattempo rivendicazioni e ottimismo volano sull’onda delle buone notizie. Tanto per fare qualche esempio proprio a Pomigliano c’è una fabbrica dell’indotto che ha riaperto grazie al potenziamento di Melfi, è la Tiberina. Qui sono rientrati al lavoro 91 operai e sono anche in arrivo 10 assunzioni, sia pure a contratto interinale.
“E’ la dimostrazione che sono gli investimenti e non il jobs act a creare lavoro”, polemizza Franco Tavella, segretario regionale della Cgil campana. Investimenti che ad ogni modo adesso fanno gola alla marea di disoccupati del Mezzogiorno, ex precari Fiat compresi. Il dramma dei giovani e meno giovani operai a tempo determinato dello stabilimento di Pomigliano era tornato di nuovo a tenere banco grazie a una lettera inviata nel novembre scorso alla Regione Campania dai sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm e Fismic. Le segreterie territoriali avevano chiesto alle istituzioni di ” rilevare i fabbisogni professionali delle aziende che operano nel nostro territorio allo scopo di orientare la prossima opportunità formativa regionale per migliorare le competenze e renderle allineate alle richieste del mercato del lavoro”.
La lettera era stata mandata il 13 novembre. Ma non c’è stata risposta. Sono 82 gli ex lavoratori con contratto di apprendistato o a termine ad aver dovuto lasciare la Fiat di Pomigliano ormai nel lontano 2010. Periodo in cui il municipio era stato occupato più volte. Per questi trentenni e quarantenni era stato sottoscritto un accordo di bacino con la Fiat finalizzato al loro reinserimento. Nel frattempo il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, ha fatto assumere sei di loro come ausiliari del traffico. L’assessore regionale alla formazione e lavoro, Severino Nappi, era pure riuscito a inserire questa manodopera in un programma di ammortizzatori sociali che prevedeva la cassa in deroga e, successivamente, la mobilità in deroga. Ma il salario della mobilità è finito. Gli ex precari non lo percepiscono più, dal primo gennaio. ” Intanto Melfi va a tutto vapore – raccontano ancora gli ex precari – e noi siamo già stati formati in base al Wcm, il nuovo sistema adottato dalla Fiat, per cui grazie all’accordo di bacino potremmo essere ricollocati subito là. Ma ci hanno risposto che siamo troppo vecchi”.






