In occasione del trentennale e in memoria delle vittime della strage di Natale del 1984, il comune di Volla, organizza all’interno della sala consiliare la presentazione del nuovo libro di Giuliana Covella.
Le valigie piene di regali, incastrate sopra la testa, i panini e il profumo del caffè caldo che arriva dai thermos. Il treno è partito dal binario 11 della stazione centrale di Napoli. Sono da poco passate le 19.00 di sera e il viaggio per Milano è ancora lungo. L’attesa è per il Natale che sta per arrivare, e con lui i parenti che non si vedono da tanto tempo, forse da un anno. Il rapido 904 corre nella Grande Galleria dell’Appennino, in località Vernio. E’ il 23 dicembre del 1984 e, tra le tante valigie con regali ce ne sono due, appoggiate da qualcuno tra i bagagli della carrozza 9, alla stazione di Firenze. Non sono come le altre. Portano dentro la morte. Sono le 19.08, il rapido 904 è all’ottavo chilometro della galleria quando un boato d’inferno lo schianta. E’ un attentato, non un deragliamento. Lo si capisce immediatamente.
Nessun errore umano è la causa della morte di 17 persone (15 sul colpo e 2 per le ferite riportate), e 267 feriti. I sopravvissuti e i familiari delle vittime non dimenticano quella tragedia. Sono passati 30 anni da quella strage, per molti denominata “La strage di Natale”. Per qualcuno è un vivo ricordo, per altri un’attesa di giustizia, per altri ancora è una cosa dimenticata. Da questo fatto di cronaca Giuliana Covella prende spunto per il titolo del suo quarto libro, “Rapido 904, la strage dimenticata”, un libro che puntando a tracciare il quadro di un accordo Mafia, Stato e Servizi Segreti deviati, da cui non esce immune la camorra, narra che oggi, a distanza di trent’anni, i mandanti e i misteri restano irrisolti. Giuliana è nata a Napoli, laureata in Storia del Teatro moderno e contemporaneo presso la Federico II. E’ consulente per la Legalità presso la III municipalità del Comune di Napoli, Consulente Antiracket per SoS Impresa, Confesercenti Campania. Giornalista per il settimanale Gente e per i periodici del Corriere della Sera, Comunicare il Sociale, Io Donna, e il Mattino. Autrice di altri libri, “Otto centrimetri di morte” del 2010, “L’uomo nero ha gli occhi azzurri” del 2012 e “Fiore…come me” edito da Spazio Creativo nel 2013.
Giovedì 15 gennaio alle 17,00 nella sala consiliare del Comune di Volla, l’autrice ha presentato questo suo nuovo libro. Alla cerimonia sono intervenuti Simona Mauriello, Assessore alla Cultura del Comune di Volla, Maria Leone, Direttivo dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage rapido 904, Milena D’Aniello Presidio Libera Volla, e l’avvocato Pasquale Di Marzo. Ognuno con il suo intervento ha suscitato emozione, ma la massima commozione si è palpata quando l’attore teatrale e regista Costantino Punzo, ha letto alcune testimonianze di superstiti presenti in sala.
Tutti impotenti davanti alla strage di Natale, considerata il punto di passaggio dagli Anni di Piombo e dalla Strategia della tensione, alle stragi di mafia. Sarebbe stata una prima risposta ai mandati di cattura relativi al Maxiprocesso a Cosa Nostra emessi nel settembre 1984 dai giudici Falcone e Borsellino. Il tipo di esplosivo utilizzato era lo stesso impiegato per la strage di Via d’Amelio, in cui nel 1992 persero la vita lo stesso Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
L’avvocato Di Marzo nel suo intervento ha spiegato che sono stati condannati con sentenza divenuta definitiva l’ex capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova, Pippo Calò, e i suoi collaboratori Guido Cercola (suicida in carcere nel 2005), Franco Di Agostino e Friedrich Schaundin. Ma, il risvolto più significativo è che recentemente alcuni pentiti hanno accusato Totò Riina di essere il mandante dell’attentato. Dal processo si attende che venga aggiunta giustizia. Per ricordare l’anniversario sono state organizzate diverse commemorazioni, tra cui quella di San Benedetto Val di Sambro, sul piazzale della stazione, e di Napoli, dove al binario 11 è presente una targa in memoria delle vittime.
Pomeriggio di solidarietà, rispetto e fratellanza verso i presenti che quell’incubo lo hanno davvero vissuto, soprattutto da parte di numerosi giovani che sono intervenuti. L’obbiettivo è quello di trasmettere alle giovani generazioni il ricordo di un crimine così crudele e di tutti quelli che, con uguale violenza, hanno colpito il nostro Paese per destabilizzarne le istituzioni.






