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Fiat, la Chiesa di Nola: i cassintegrati devono rientrare in fabbrica

I sacerdoti si sono recati in visita a casa di Frosolone, l’operaio del Wcl di Nola in sciopero della fame e della sete da sei giorni. Don Aniello Tortora: “Basta: la gente non ce la fa più”. Don Peppino Gambardella: “Antonio è dimagrito di dieci chili”.

Mentre l’operaio cassintegrato della Fiat di Nola, Antonio Frosolone, 49enne cardiopatico, giunge stamane al sesto giorno consecutivo di sciopero della fame e della sete e di sospensione delle cure farmacologiche, la Chiesa scende in campo attraverso un messaggio all’azienda guidata da Sergio Marchionne.

“Che tutti gli operai rientrino al più presto in fabbrica”, l’appello di don Aniello Tortora, responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola e parroco della chiesa del Rosario, a Pomigliano. In questi ultimi giorni i sacerdoti della città delle fabbriche si sono recati in visita a casa di Antonio, al quale hanno manifestato la loro solidarietà e il loro sostegno spirituale, etico, morale. Nella speranza, ovviamente, che l’operaio comprenda a fondo che continuare a non a mangiare e a bere e a rifiutare le medicine costituisce un serio pericolo per la sua vita, sacra come quella di tutti gli esseri umani.

"Ha perso dieci chili in cinque giorni – racconta don Peppino Gambardella, il prete “operaio”, parroco della chiesa madre di San Felice in Pincis, sue molte battaglie sul fronte del lavoro e dei diritti inviolabili – e poi mi ha molto impressionato il fatto che mi abbia letto un passo della bibbia che parla dell’uomo oppresso dalla prepotenza, quella stessa prepotenza che oggi costringe tanti lavoratori, precari, cassintegrati, disoccupati, a una non vita, a una schiavitù disumana. Antonio in questo momento sta facendo un percorso molto complesso che nasce dalla sofferenza. Gli siamo tutti vicini: io sto pregando ogni giorno per lui. Non dormo quando penso a lui".

Per un po’ di tempo, da quando aveva iniziato lo sciopero della fame e della sete, Antonio Frosolone non aveva dato notizie di sé. Ma alla fine sono giunti a casa sua i parroci e alcuni amici e colleghi, anche le figlie e la moglie, dalla quale è separato, e il fratello, che l’operaio non vedeva da anni. Quindi ieri il 49enne ha scritto un comunicato via Facebook. "Oggi è il quinto giorno del mio percorso – le parole di Antonio – ringrazio i miei fratelli in Cristo don Aniello e don Peppino, sono stati l’acqua per la mia anima, i mie colleghi per l’affetto che mi stanno dimostrando, il mio angelo custode Tommaso. Ieri sera ho bevuto un po’ d’acqua. Mi sento un pochino debole stamattina. Ho riacquistato mio fratello Alfredo, ieri siamo stati insieme, erano anni che non succedeva".

"Sì al lavoro e alla solidarietà – commenta intanto don Aniello Tortora, che rappresenta il vescovo Beniamino De Palma nelle questioni sociali – la Chiesa – continua don Aniello – come sempre anche in questo momento di difficoltà per il carissimo amico Antonio è vicina alla sua situazione particolare e lancia un appello accorato alla politica e al mondo delle imprese perché la persona umana nella dignità sia sempre più al centro delle loro preoccupazioni e attenzioni: basta con le chiacchiere e l’assistenzialismo, la gente non ce la fa più. Solo il lavoro vero può restituire autentica umanità a questa vita. E rivolgo un appello anche ad Antonio: insieme ce la faremo e ce la farai!".

Antonio Frosolone non lavora da sei anni di fila, da quando è stato trasferito dalla Fiat di Pomigliano al reparto logistico di Nola, il cosiddetto Wcl, un impianto nuovo ma mai decollato, dove oltre 300 lavoratori provenienti dalla fabbrica automobilistica versano da sei anni in una cassa integrazione che sembra senza sbocchi. Di recente i sindacati firmatari dell’accordo Panda hanno firmato un accordo con la Fiat per la creazione nel Wcl, entro ottobre, di 60 postazioni di lavoro attorno a cui dovranno ruotare i lavoratori in cig.
(Fonte foto: Facebook)

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