Previsto anche un faccia a faccia tra Marchionne e Landini, venerdì pomeriggio. Sarebbe la prima volta ufficiale tra i due. Ma non ci sono ancora conferme definitive.
Quel che è certo è che a due anni e mezzo dallo strappo di Torino, in occasione del negoziato sul nuovo contratto dell’auto, scaturito dall’accordo Panda di Pomigliano, la Fiat e la Fiom non si sono più incontrate.
Torneranno a dialogare venerdì pomeriggio, a Roma, nella sede capitolina del Lingotto. In mattinata Marchionne incontrerà i sindacati firmatari, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, per discutere questa fase alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha fatto praticamente riaprire alla Fiom le porte delle fabbriche Fiat, dalle quali i metalmeccanici della Cgil erano stati cacciati per effetto dell’applicazione dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, che concedeva ai soli sindacati firmatari di contratto la rappresentatività dei lavoratori. Articolo 19 che però è stato spazzato via dalla sentenza della Consulta. Decisione che ha fatto vanificare tutti gli sforzi fatti da Marchionne a cavallo tra il 2009 e il 2010, puntati alla ricerca di un nuovo strumento in grado di garantire gli investimenti attraverso la governabilità delle fabbriche.
Ecco perché in questi giorni l’amministratore delegato del Lingotto sta tornando sullo stesso argomento dicendo che “impossibile investire in Italia”. Marchionne vuole che il governo vari una legge sulla rappresentanza che garantisca proprio i nuovi strumenti giuridici e contrattuali messi seriamente in pericolo dalla decisione della Consulta. Per cui anche in questo caso non si sa proprio come possa andare a finire. Per il momento il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha aperto solo sul fatto che bisogna superare le liti giudiziarie tornando alla concertazione sindacale. Solo su questo, però. E c’è da scommettere che difficilmente i due contendenti possano giungere a un accordo da soli, cioè senza un intervento decisivo del governo e, forse, del Parlamento.

