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Fiat di Pomigliano: firmato l’accordo sul riassetto

Il trasferimento della newco nella casa madre Fiat Group Automobiles è stato ratificato con un’intesa, ieri, nella fabbrica della Panda, davanti al top manager del Lingotto, Pietro de Biasi.

Dall’accordo raggiunto ieri tra Fiat e sindacati firmatari del contratto dell’auto emerge un dato significativo e cioè che dopo anni di inattività i 1400 cassintegrati a zero ore dello stabilimento di Pomigliano potranno finalmente rientrare al lavoro in regime di rotazione, sia pure per periodi molto brevi a causa di questa difficile fase di mercato.

Il piano di riassetto della fabbrica della Panda, benedetto ieri sera da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, sancisce la fine della newco Fabbrica Italia, la rimozione della procedura di licenziamento avviata a ottobre, il prolungamento della cassa integrazione fino a marzo 2014, l’avvio della formazione e il ritorno di tutti i 4515 addetti sotto l’unica insegna di Fiat Group Automobiles. Elemento aggiuntivo: la rotazione della manodopera in una delle tre aree che suddivideranno il lavoro nell’impianto, la cosiddetta area “C”, dove saranno concentrate affidabilità, logistica, ricambi, magazzini e servizi vari. Qui 1800 operai dovranno ruotare attorno a una disponibilità complessiva di circa 400 posti. I rientri potrebbero partire da aprile, ma per questo sarà creata una commissione di verifica che ne stabilirà il cronoprogramma.

“Sono soddisfatto – spiega Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – anche perché sarà il sindacato a governare il processo di reinserimento occupazionale, a partire da aprile”. All’incontro di ieri pomeriggio nella fabbrica di Pomigliano, durato tre ore, dalle 15 e 30 alle 18 e 30, c’era il massimo responsabile delle relazioni industriali del gruppo, Pietro de Biasi. “Assicureremo – commenta il Lingotto da Torino – ai dipendenti ancora in cassa maggiori possibilità di rotazione e annulleremo il fenomeno per cui si resta a casa per degli anni di fila. Faremo – aggiunge l’azienda – corsi di formazione per il reinserimento, che sarà comunque legato all’andamento del mercato”.

Rotazione per adesso impossibile nelle aree “A” e “B”. Nella prima, destinata alle produzioni Panda, sono stati individuati 2142 addetti. Nella seconda, quella delle attività di stampaggio, ci sono 402 dipendenti. Forse qualche possibilità di rotazione si aprirà anche nell’area “B”. “Il principio della rotazione – specifica la Fiat – ha un limite: nell’area Panda, dove tutti hanno fatto i corsi di formazione, mesi di pratica, la rotazione sarà più difficile. Nei ruoli generici sarà invece più facile”. Positivo il giudizio dei sindacati del si. “Ovviamente pensiamo di richiamare per primi al lavoro – anticipa Giovanni Sgambati – segretario regionale della Uilm – i cassintegrati che lavoravano sulla linea dell’Alfa Romeo 147, vettura fuori produzione da tempo”. “La Fiat tutela i lavoratori e lancia messaggi distensivi – aggiunge Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli – avevamo visto giusto firmando nel 2010 l’accordo Panda”.

“E’ la conclusione positiva – sostiene poi Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic – di un periodo conflittuale che ha offuscato tutte le cose buone finora fatte”. Il riferimento è alle proteste messe in atto in questi giorni dai 19 operai della Fiom, riassunti nella Fip il 28 novembre, fatti entrare in fabbrica il 10 dicembre ma poi respinti dalla Fiat fuori ai cancelli lunedi scorso, pur se rimasti a libro paga. “Una messa in scena: non è cambiato nulla – stigmatizza Andrea Amendola, segretario regionale della Fiom – hanno fatto tutto questo per aggirare le sentenze della magistratura, a noi favorevoli, con la complicità dei sindacati firmatari”. Amendola preannuncia un nuovo ricorso giudiziario.

“Contestiamo la divisione in aree – spiega il dirigente Fiom – i 19 operai, nostri iscritti, hanno fatto formazione per andare a lavorare nelle produzioni Panda. E invece li collocheranno nell’area “C” ”.

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