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Fiat, dal primo faccia a faccia di Pomigliano nessuna novità sull’operazione Melfi

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Spunta soltanto uno spiraglio per il Wcl di Nola, per il quale l’azienda non vuole prevedere la stessa cassa integrazione confermata per l’impianto-chiave del Paese, produttore della Panda.

Fumata nera dal primo incontro tenuto ieri nella Fiat di Pomigliano tra i sindacati firmatari del contratto dell’auto e l’azienda. L’occasione per chiedere chiarimenti e dettagli sui rinforzi da inviare a Melfi doveva essere la firma della settimana di cassa integrazione programmata dal 26 gennaio al 2 febbraio. Firma che è sopraggiunta ma senza nessuna novità sul fronte occupazionale e produttivo. I dirigenti dello stabilimento napoletano non hanno fornito nessuna notizia aggiuntiva a ciò che è già stato annunciato dal gruppo automobilistico in settimana e cioè che saranno 350 i trasfertisti provenienti da Pomigliano e da Cassino da spedire temporaneamente nella fabbrica lucana delle nuove produzioni.

Trasfertisti che nell’impianto potentino monteranno le vetture Jeep Renegade e 500 X mentre contestualmente l’amministratore delegato Sergio Marchionne dovrebbe dare il via all’assunzione di un migliaio di operai da contrattualizzare con le nuove regole governative che prevedono la libertà delle aziende di licenziare in qualsiasi momento, senza possibilità di reintegro per il lavoratore estromesso. Dunque, gran parte dell’operazione che riguarderà Melfi è legata all’esito definitivo dell’iter parlamentare del Jobs Act, nel quale la sinistra del Pd, il Movimento Cinque Stelle e Sel stanno tentando di introdurre elementi che in qualche modo attutiscano il neoliberismo estremo contenuto nel provvedimento voluto dal capo del governo, Matteo Renzi.

Un neoliberismo in salsa americana che dovrà essere applicato in una nazione che di americano praticamente non ha nulla: un Paese in cui se perdi il posto di lavoro sei praticamente finito, in quanto lavoratore e in quanto essere umano, e dove la meritocrazia vale meno di una cicca di sigaretta. Per non parlare della mobilità interna, assolutamente imparagonabile a quella degli Usa, nazione delle opportunità alternative raggiungibili a costi logistici e di trasporto pubblico nettamente inferiori a quelli dell’Italia, nonostante lo stivale sia un Paese estremamente più piccolo dell’America. Ma torniamo alla questione legata al settore auto di Pomigliano e della Campania.

Nell’incontro di ieri l’azienda ha fatto capire ai sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, che non vorrebbe dare il via alla cassa integrazione anche nel reparto logistico di Nola, l’impianto creato nel 2009, con il trasferimento da Pomigliano di 316 addetti, ma mai decollato. Qui sono una sessantina i lavoratori impiegati in lavorazioni molto limitate e dedicate alla movimentazione delle merci. Azienda e sindacati firmatari auspicavano che entro la fine del 2014 sarebbero tutti rientrati al lavoro, sia pure attraverso un utilizzo mensile di pochi giorni. Ciò non è avvenuto. ” L’azienda – spiega intanto Felice Mercogliano, della segreteria nazionale del sindacato Fismic – ci ha detto che per quanto riguarda i trasferisti a Melfi che, a mio giudizio, saranno presi dai contratti di solidarietà, attende indicazioni più precise dall’impianto lucano e che per il momento non è intenzionata a dare il via alla cassa integrazione anche a Nola, il che – conclude il sindacalista – potrebbe far presupporre novità positive per il reparto logistico”.

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