Il Comune ha appaltato la messa in sicurezza dell’ex edificio Troiano. La Ditta prescelta caratterizza i rifiuti, dandogli fuoco. FOTOGALLERY
Da una settimana diversi operai stanno bonificando uno scheletro di cemento armato in Via Passanti che da decenni era diventato una discarica a cielo aperto e anche un ricovero per senzatetto. Un’ operazione iniziata già con un controllo dell’Arma dei Carabinieri che, forse, ipotizzava un lavoro abusivo. Grazie all’intervento dei sindaco Catapano e del capo Ufficio Tecnico, ing. Rega, i lavori sono ripresi. Si è dovuto provvedere a rimuovere oltre trent’anni di incuria ed abbandono.
Questo edificio è figlio del sacco edilizio di San Giuseppe Vesuviano verificatosi verso fine degli anni ottanta, quando il comune fu al centro di un’ingarbugliata vicenda giudiziaria. Di conseguenza l’edificio rimase incompleto. All’inizio degli anni ’90, “disperati” arrivati dall’Europa orientale lo hanno eletto come ricovero di fortuna perchè molto vicino al centro, ma le vetuste lamiere che ne chiudevano il cantiere sono servite per nascondere anche un decennio di emergenza rifiuti. Sappiamo però che da alcuni anni lo stabile è stato assegnato dalla Procura della Repubblica di Nola, al termine del lungo iter giudiziario, al Comune di San Giuseppe Vesuviano. Corre voce che siano centinaia gli stabili abusivi assegnati al Comune ma, causa la scarsa trasparenza del municipio vesuviano, non esistono dati pubblici.
Questo edificio è stato oggetto di uno strano interessamento dall’amministrazione Catapano. Nel 2013 una lunga striscia è stata usata per allargare Via Vialonga e riportarla a doppio senso di circolazione. Oggi se ne è decisa la bonifica. Segno che la politica del territorio è molto attiva, nonostante molte altre strade cittadine siano adibite a discariche a cielo aperto. Qualcuno ha ipotizzato di portare i rifiuti degli scarichi abusivi in prossimità dei “nuovi potenti” in modo di accelerare le bonifiche.
Già da subito il metodo di lavoro degli operai è risultato strano. Nessun controllo sui materiali estratti veniva fatto, molto legno è stato bruciato in una caldaia improvvisata al centro del cantiere, strani cumuli venivano raccolti sull’adiacente strada ferrata FF.SS oggi cantiere per la futura pista ciclabile.
Chi è passato mercoledì sera da Via Vialonga non ha creduto ai propri occhi: tre grossi cumuli di rifiuti e rovi bruciavano allegramente. La cosa è arrivata immediatamente sui tavoli dell’assessore all’Ambiente Dott. Pietro Ferraro, dell’assessore al Territorio Ing. Luigi Miranda e del consulente Ufficio Ambiente Luigi Acquaviva. Il risultato è stato che giovedì i roghi sono cresciuti di volume.
Come si vede dalle foto una montagna di sacconi aspetta di essere smaltita insieme a migliaia di bottiglie di vino che nei decenni hanno allietato le serate di tanti disperati emigranti dell’Europa orientale. Dal vaso di Pandora di Via Passanti sono emersi anche due grossi tubi fognari abbandonati dagli uomini del Gen. Jucci Commissario alla Bonifica del Sarno, che esattamente come un esercito invasore ha lasciato dietro di sè i relitti del suo triste passaggio.
Da una amministrazione che fin dalla campagna elettorale si è proposta come il nuovo che avanza, che ha come unico punto di riferimento la legalità, che è stata sostenuta nei primi due anni di gestione da fior di magistrati, ci saremmo aspettati un poco di rispetto in più per le regole basilari del vivere civile.
Quelle regole che tanti magistrati che hanno fatto la passerella in Sala Consiliare, hanno applicato rigidamente ai poveri contadini vittime degli scarichi abusivi.
Quelle regole che impongono la caratterizzazione dei rifiuti sotto controllo ARPAC durante le bonifiche, quelle regole che prevedono l’intervento di costose imprese per lo smaltimento legale dei rifiuti, non certo l’incendio in loco dei materiali infiammabili. Quelle regole che sono costate lacrime e sangue ai cittadini che hanno subito gli sversamenti illegali e che hanno denunciato il fatto alle Autorità.
Quelle regole applicate in maniera insensata che hanno fatto diventare piromani criminali tanti onesti cittadini, che hanno dovuto dar fuoco ai rifiuti per non essere costretti a bonificare da uno Stato assente e strabico.
Queste bonifiche all’acqua di rosa non sono nuove a San Giuseppe Vesuviano, l’amministrazione Ambrosio, sciolta due volte per infiltrazione camorristica nel 2009 e 2011, fece un operazione molto simile in un fondo privato di Via Ungaretti dove a pulire furono i proprietari e a raccogliere le ceneri, gli operai del Comune.






